ABBRACCIARE (1) v.

0.1 abbraçare, abbracce, abbraccerà , abbraccerae, abbracceralla, abbracceranno, abbraccerò, abbracci, abbraccia, abbracciagli, abbracciai, abbraccial, abbracciala, abbracciale, abbracciallo, abbraccialo, abbràccialo, abbracciame, abbracciammo, abbracciamo, abbracciamola, abbraccianci, abbracciando, abbracciandogli, abbracciandol, abbracciandola, abbracciandoli, abbracciandolo, abbracciandomi, abbracciandosi, abbracciandoti, abbracciandovi, abbraccianno, abbracciano, abbracciansi, abbracciante, abbracciao, abbracciar, abbracciâr, abbracciarà , abbracciare, abbracciargli, abbracciari, abbracciarla, abbracciarle, abbracciarlo, abbracciarmi, abbracciarne, abbracciaro, abbracciâro, abbracciarono, abbracciarsi, abbracciarte, abbracciasse, abbracciassero, abbracciasti, abbracciata, abbracciatala, abbracciate, abbracciatele, abbracciatemi, abbracciatevi, abbracciati, abbracciatisi, abbracciato, abbracciatolo, abbracciava, abbracciavagli, abbracciavala, abbracciavano, abbraccierà , abbraccino, abbraccio, abbracciò, abbraccioe, abbracciòe, abbracciogli, abbracciòl, abbracciolla, abbracciolle, abbracciollo, abbracciòllo, abbracciome, abbracciommi, abbraccioti, abbraciasse, abbraczaro, abbrazandu, abbrazau, abbrazza, abraça, abraçà , abraçà', abraçadi, abraçado, abraçalo, abraçà-lo, abraça-me, abraçammo, abraçando, abraçandogi, abraçandola, abraçandollo, abraçandolo, abraçando-lo, abraçar, abraçare, abraçarli, abraçarlo, abraçà-se, abraçati, abraçava, abracça, abraççada, abraççadi, abraççandolo, abracce, abraccerà , abraccerò, abracci, abraccia, abracciagli, abracciai, abracciallo, abracciamo, abracciamoci, abraccian, abracciando, abracciandogli, abracciandola, abracciandolo, abracciandomi, abracciandosi, abracciano, abracciansi, abracciante, abracciao, abracciar, abracciarà , abracciaratti, abracciare, abracciareci, abracciareno, abracciari, abracciarla, abracciarli, abracciarlo, abracciarmi, abracciaro, abracciarono, abracciarsi, abracciarvi, abracciasse, abracciaste, abracciasti, abracciata, abracciate, abracciatela, abracciatevi, abracciati, abracciatj, abracciato, abracciava, abracciavano, abracciavarlo, abraccio, abracciò, abraccioe, abracciòe, abracciolla, abracciollo, abracciosi, abracciti, abraççoe, abraccolla, abraççollo, abraccorono, abraçemo, abraci, abracia, abraciando, abraciandomi, abraciar, abraciare, abraciaro, abraciarono, abraciata, abraciato, abraciava, abracinsi, abraciò, abraço, abraçò, abraçol, abraçòlo, abracza, abraczarusi, abraczatu, abraczu, abranciando, abrasa, abraz, abraza, abrazà , abrazadhi, abrazadi, abrazado, abrazà-la, abrazà-lo, abrazami, abrazando, abrazandolo, abrazandose, abrazandu, abrazandula, abrazandulu, abrazanduni, abrazao, abrazar, abrazaran, abrazare, abrazarese, abrazari, abrazaria, abrazarlu, abrazaro, abrazarò, abrazarose, abrazarve, abrazati, abrazatu, abrazau, abrazaumi, abrazava, abrazavanulo, abrazila, abrazirà , abrazzando, abrazzar, abrazzata, abrazzato, abrazzi, abrazzu, 'braça, 'braçando, 'braçare, 'braçatu.

0.2 Da braccio.

0.3 Proverbia que dicuntur, XIII pi.di. (ven.): 1.1. || In nomi di persona il verbo è attestato a partire dal genitivo Abracciavacke in un doc. fior. del 1193: v. GDT, p. 6.

0.4 In testi tosc. e toscanizzati: Giacomo da Lentini, c. 1230/50 (tosc.); Fiori di filosafi, 1271/75 (fior.); Bono Giamboni, Vizi e Virtudi, a. 1292 (fior.); Conti di antichi cavalieri, XIII u.q. (aret.); Poes. an. pis., XIII ex. (3); Conti morali (ed. Zambrini), XIII ex. (sen.); Lett. pist., 1320-22; Simintendi, a. 1333 (prat.).

In testi sett.: Proverbia que dicuntur, XIII pi.di. (ven.); Patecchio, Frotula, XIII pi.di. (crem.); Disticha Catonis venez. (ed. Mascherpa), XIII t.q.; Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.); Matteo dei Libri, XIII sm. (bologn.); Poes. an. mant., XIII/XIV; Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311; Enselmino da Montebelluna, XIV pm. (trevis.); Dondi dall'Orologio, Rime, XIV (padov.).

In testi mediani e merid.: Elegia giudeo-it., XIII in. (it. mediano); Proverbia pseudoiacop., XIII (abruzz.); Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.); Neri Moscoli, Rime, XIV pm. (castell.); Perugia e Corciano, c. 1350 (perug.); Anonimo Rom., Cronica, XIV; Destr. de Troya, XIV (napol.).

In testi sic.: Angelo di Capua, 1316/37 (mess.); Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.); Simone da Lentini, 1358 (sirac.).

0.6 A Doc. fior., 1211: Ugolino di Kosa del'Abraccia del Gatto; Meo Abbracc., Lett. in prosa, a. 1294 (pist.>pis.): Meo Abracciavacca. || Per gli antroponimi formati con abbracciare v. GDT, p. 6.

N I valori traslati vicini ad 'assumere' (cfr. 2 e 3), derivano in gran parte dalla polisemia del lat. amplectere, com- (cfr. 1 [17] e 1 [21]).

0.7 1 [Detto di persone:] stringere tra le braccia. 1.1 [Rif. all'atto sessuale]. 1.2 [In espressioni proverbiali o derivate da proverbi]. 1.3 Pron. [Con valore reciproco]. 1.4 [Rif. alla lotta greco-romana o al combattimento a mani nude]. 1.5 [Relig.] Abbracciare l'altare (in segno di devozione). 2 Fig. [Di piante o animali:] avvinghiare. 2.1 Afferrare, stringere, tener fermo (in senso astratto). 2.2 [Rif. all'amore che «avvolge e stringe» una persona]. 3 Circondare, comprendere, estendersi sopra. 3.1 Fig. Avvolgere, trattenere in sé. 3.2 Fig. Comprendere nella mente; intendere. 4 Accettare, accogliere, adottare, assumere o darsi a una causa, una fede, un nome, una carica, una pratica. 5 Favorire, proteggere, trattare con benevolenza. 6 [Rif. a un modo di disporre le pietre da utilizzare per lavori di muratura o lastricatura]. 7 Amalgamare.

0.8 Pär Larson 09.04.1999.

1 [Detto di persone:] stringere tra le braccia. || Spesso in iunctura con baciare.

[1] Proverbia que dicuntur, XIII pi.di. (ven.), 370, pag. 539: Amor è 'mbastardito, qe li omini afola: / enfintant con' li done, sì te 'braça et acola; / ma s'ela pò savere qe no às que te tola, / lo to amor no presia valén una cevola.

[2] Giacomo da Lentini, c. 1230/50 (tosc.), 16.19, pag. 206: Tu stesso mi riprendi / se mi vei favellare; / ca tu m'ài 'namorata, / a lo cor m'ài lanciata, / sì ca difor non pare; / rimembriti a la fiata / quand'io t'ebi abrazzata / a li dolzi baciarti».

[3] Fiori di filosafi, 1271/75 (fior.), pag. 209.15: E questi sì posò la gota sua in sul petto de la madre e abracciandola sì come sua madre, per buono amore, dolcemente si dormìo tra le poppe de la madre infino a la mattina.

[4] Bono Giamboni, Vizi e Virtudi, a. 1292 (fior.), cap. 15, pag. 32.22: la Filosofia nol sofferse, ma pigliolla per la mano e rizzolla; e quando fue ritta in piede l'abbracciò, e cominciaro per gran letizia a lagrimare.

[5] Guittone, Rime (ed. Egidi), a. 1294 (tosc.), Son. 230.2, pag. 262: Lo nom'al vero fatt'ha parentado; / le vacche par che t'abbian abracciato, / o ver che t'han le stregh'amaliato... || Interpretazione scherzosa del nome del collega rimatore Meo Abbracciavacca (v. sopra, 0.6 A).

[6] Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.), 65.229, pag. 273: Alma, or te renova, abbraccia questo sposo; / sì se dà delettoso, gridiamo: 'Amore, Amore!'. / Amor, or ne mantene d'amore ennibriati, / teco stare abbracciati, en amor trasformato...

[7] Conti di antichi cavalieri, XIII u.q. (aret.), 11, pag. 118.18: La donzella, che l'amore de Folco obliar non potea en alcun modo, per Girardo, suo messo, a Fulcon feo sapere lo voler suo, e co' l'amava, e tanto fe' ch'essa a Fulco parlò celatamente, e basciando e abraciando ensieme s'acordaro...

[8] Poes. an. pis., XIII ex. (3), 262, pag. 1355: Lo 'mperador s'accosta / verso di lei, per volel[l]a abbracciare, / et con gran pianto fare / laudavan tutti [la] Virgho Maria.

[9] Poes. an. mant., XIII/XIV, Perdona b... a l'incolpata, 17, pag. 229: per Deo, no ve recresca se v'ò fato falança; / be m'en creço moriri, s'avet'altr'intendança; / certo non m'à increço morire, / se no v'abraço a tut el m[e'] volire».

[10] Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311, 16.421, pag. 196: A la fin, fo sepelio. / E lo sepolcro abrazando, / baxandolo con cor smario, / lo me' fijo benixando...

[11] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 17.93, vol. 1, pag. 288: I' m'assettai in su quelle spallacce; / sì volli dir, ma la voce non venne / com'io credetti: «Fa che tu m'abbracce». / Ma esso, ch'altra volta mi sovvenne / ad altro forse, tosto ch'i' montai / con le braccia m'avvinse e mi sostenne...

[12] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 75, pag. 188.8: L'uomo bascia in un modo l'amica sua, e in un altro i figliuoli, e nondimeno abbracciandogli, e basciandogli onestamente, sì dimostra egli assai l'amore, ch'egli ha in loro.

[13] Jacopo della Lana, Purg., 1324-28 (bologn.), c. 21, 121-136, pag. 442, col. 2.10: Chiaro apare come Stazio, voluntaroso d'onorare Virg. con tanta afezione, andò verso lui per abraçarlo, che se desmentegò ch'erano ombre e no i era corpi che se podesseno abraçare.

[14] Simintendi, a. 1333 (prat.), L. 1, vol. 1, pag. 33.2: Febo ama costei, e ponendo la mano diritta nel pedale, ancora sente tremare il petto sotto la nuova corteccia. E abbracciante i rami, sì come membra, con le sue braccia, dae basci al legno; ma pur lo legno rifugge i basci.

[15] Cavalca, Esp. simbolo, a. 1342 (pis.), L. 1, cap. 42, vol. 2, pag. 55.21: Ch'ella [[scil. l'anima]] tocchi, ed abbracci, mostra la sposa nella Cantica, quando dice, che prese, e tenne lo Diletto. Ha dunque l'anima suoi sentimenti molto migliori, e maggiori che il corpo; ma come detto è, perdeli, quando si sottomette alla carne.

[16] Niccolò da Poggibonsi, p. 1345 (tosc.), cap. 127, vol. 1, pag. 271.13: Dentro si è la colonna che abracciò santa Maria per la paura, quando l'angelo l'annunziò; la detta colonna si è grossa, quanto l'uomo puote abracciare...

[17] Gl Senisio, Declarus, 1348 (sic.), 57v, pag. 19.13: Complector eris... plectere, abraczari.

[18] Perugia e Corciano, c. 1350 (perug.), cap. 21, pag. 118.11: E molto pianto fa quillo giorno Forandano: con esso avea suo lione a mano, a la catena: dicendo e abracciava quillo lione: - Ora non ci è el bello donçello Vivante. - E dicie l'autore como quillo lione bene lo 'ntendea...

[19] Deca prima di Tito Livio, XIV pm. (fior.), L. 1 cap. 48, pag. 85.8: Allora si levò Tarquinio, però ch'egli era bisogno; e perciò ch'egli era troppo più giovane e troppo più forte che Tullio, abbracciollo nel mezzo, e levollo in alto, gittollo giù per gli scaglioni. || Cfr. Liv. I, 28: «Tarquinius [[...]] medium arripuit Seruium».

[20] Enselmino da Montebelluna, XIV pm. (trevis.), 1188, pag. 76: Vedete el mio fiol ch'el chapo inchlina / per salutarve, e poi per darve paze / la bocha chlude, o trista mi topina! / Vedete anchora le mane e le braze / chotanto averte pur per abrazarve...

[21] Gl Gramm. lat.-aret., XIV m., pag. 40, col. 1.21: Criminor, ris, per incolpare e per essere incolpato. Amplector, ris, per abraciare e per essere abraciato.

[22] A. Pucci, Libro, 1362 (fior.), cap. 8, pag. 76.4: E quando alcuno vuole entrare in religione, co· lloro fanno venire pulcelle bellissime offerte al munistero e fannole tocare e abracciare, essendo, come detto è, ignudo l'uno e l'altro, e se 'l membro gli si rizza no· llo riceverebero mai dicendo ch'egli non è onesto...

[23] Diretano bando, XIV (tosc.), cap. 25, pag. 19.17: vi dico ch'io fui preso a questi tre sensi, ciò è udire, vedere e odorare. Se i' fossi preso alli altri due sensi, al baciare gustando, al toccare abracciando, allora saria diricto adormentato.

[24] Tristano Veneto, XIV, cap. 597, pag. 549.17: quando ello have dito queste parole, ello disse un'altra fiada ad Isota: «Hai dolce amiga, or me abraça, che io mora dentro le vostre brace...

[25] Anonimo Rom., Cronica, XIV, cap. 14, pag. 126.18: Accostao sio cavallo quetamente e abracciao Adoardo prence de Gales.

[26] Destr. de Troya, XIV (napol.), L. 3, pag. 66.32: Iasone [[...]] pervenne a la playa de la isula de Colcosa, là ov'era Hercules co li suoy compagnuni chi l'aspectavano desiderosamente e, poy che descese in terra, sì l'abrazaro e de la soa retornata e victoria forte se allegraro, che yà non credevano de may lo vedereno plu.

1.1 [Rif. all'atto sessuale].

[1] Valerio Massimo, Libro II, volg. B, a. 1326 (fior.), par. 66, pag. 40.17: uno nobile uomo, vogliendo fare cittadino un suo servo, sì 'l fece libero, ma tostamente gli tolse il beneficio e rifecelo servo, però ch'elli volle abracciare la moglie carnalmente...

[2] Ceffi, Epistole eroiche, 1320/30 (fior.), ep. Isifile, pag. 54.32: Or come puoi tu così viziata donna abbracciare? Come se' sicuro di stare con lei nel letto? Come puoi tu dormire sanza paura nella tacita notte?

1.2 [In espressioni proverbiali o derivate da proverbi].

[1] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 2, cap. 28, pag. 100.3: guardati che tu non agiunchi insieme più cose che tu non puoi fare; perciò che 'l proverbio dicie: chi troppo abbraccia poco stringia.

[2] Sommetta, 1284-87 (fior.), pag. 198.23: Mi fa confortare e tegnomi a l'altro dicto de le gente che dice: chi rado vede, istretto abraccia; et tutte le cose che sono più desiderate, tenute sono più graçiose.

[3] Proverbia pseudoiacop., XIII (abruzz.), 160, pag. 34: Non te sforçare a· pprendere plu ke· nnon poy 'n tue bracça, / Ka nulla porta a· ccasa[sa] ky gran montania abracça.

[4] Legg. S. Caterina, XIV in. (tosc.), str. 16.6, pag. 490: «Non vi rispuosi cosa che vvi piaccia; / non mi par la vostra gran prodecza / di parlar con meco e far minaccia; / la vostra scienza è stoltecza, / tutto perde chi troppo abraccia...

[5] Fr. da Barberino, Doc. Am., 1314 (tosc.), pt. 2, docum. 5.642, vol. 2, pag. 210: Ne le tue ovre chiama a te misura, / tien' dentro al fren volere / di quel che senti d'aver lo potere, / né più che força tegna / mai t'adivegna voler abracciare, / se non vuo' tutto per ciò poi lassare.

[6] Petrarca, Canzoniere, a. 1374, 134.4, pag. 186: Pace non trovo, et non ò da far guerra; / e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; / et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra; / et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.

1.3 Pron. [Con valore reciproco].

[1] Elegia giudeo-it., XIII in. (it. mediano), 88, pag. 41: «Soro e frati, ovi simo venuti?». / E l'uno e l'altro se abbraczaro, / e con grandi planto lamentaro, / fi' ke moriro e pasmaro.

[2] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), De die iudicii, 336, pag. 208: Tug s'an conzonz insema in la regal mason / E tug se abrazaran per grand dilectïon.

[3] Conti morali (ed. Zambrini), XIII ex. (sen.), 10, pag. 71.15: E al dipartire si basciarono e abraciarono, e acomandàrsi molto a Dio, come coloro, che mai puoi non fuoro insieme...

[4] Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.), L. Luc. 4, cap. 3, pag. 135.17: trovava lo suo amico e 'l suo parente, e piangendo s'abbracciavano, ricordandosi di loro giovenezza, e divenivano pietosi di non bagnare loro spade ne loro sangue.

[5] Lett. pist., 1320-22, 19, pag. 72.1: Ben è vero che noi ci ne mectiamo a cercare tuctavia, e per Francesco noe ci ne fie neuno sìe buono che noe s'abia; pare pure lo milliore di parentare in Pistoia per abracciareci più.

[6] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 51, pag. 111.32: Sopra tutte le cose, allunga da te i diletti, e abbigli per vili, perocchè vengono a noi a modo di micidiali traditori, e abbraccianci per istrangolarci.

[7] Chiose Selmiane, 1321/37 (sen.), cap. 25, pag. 121.21: Ovidio racconta d'uno ch'ebbe nome Chamo, el quale fu unto d'uno unguento, per la quale untura divenne serpente, credendosi abbracciare con una donçella: e essa donçella fu quella che l'unse per ischernirlo, poi si partì e lassò lui così serpente.

[8] Niccolò da Poggibonsi, p. 1345 (tosc.), cap. 206, vol. 2, pag. 124.2: Quando fummo giunti al monistero, sì trovamo monaci greci, e assai n'uscirono fuori del munistero a vederci; e quando fummo per me' loro, tutti ci abracciamo con grande carità...

[9] Simone da Lentini, 1358 (sirac.), cap. 11, pag. 50.22: Li Normandi, videndu lu Duca, per lu grandi gauyu incominczaru a plangiri, et lu Duca et lu Conti, videndusi, abraczarusi insembuli et, per grandi amuri, plangeru, kì la fortuna aversa era rivoltata in prospera.

[10] Lett. fior., 1375 (7), pag. 34.5: i quattro reali vennono inanzi e raccozoronsi insieme nel mezo della sala con tanta contenenza, levandosi i capucci di capo et abracciandosi e baciandosi in bocca, et inginocchiandosi...

1.3.1 Pron. [Rif. all'atto sessuale].

[1] Destr. de Troya (ms. Parigi), XIV (napol.), L. 32, pag. 274.15: may non desiderano [[le femene]] de abrazarese con alcuno che sia miglyore de lo suo marito o amacari suo paro; inperzò che quasi sempre se inclinano a li plu vili...

1.3.2 Pron. Allearsi.

[1] Giovanni Villani (ed. Porta), a. 1348 (fior.), L. IX, cap. 71, vol. 2, pag. 135.8: E allora si credette bene che i grandi rompessono gli ordini della giustizia del popolo, e avrebbollo fatto, se non che per le loro sette erano partiti e in discordia insieme, e ciascuna parte s'abracciò col popolo per non perdere istato.

1.4 [Rif. alla lotta greco-romana o al combattimento a mani nude] || Cfr. abbracciare 2, 3.

[1] Boccaccio, Filocolo, 1336-38, L. 2, cap. 45, pag. 197.17: E guardera'ti bene che per tutto questo niente di campo ti lasci torre, però che con vergogna sarebbe danno. Né ti lasciare abbracciare, se forte non ti senti sopra le gambe...

[2] Deca prima di Tito Livio, XIV pm. (fior.), L. 7, cap. 33, pag. 197.26: Quando li giovani uomini si provavano intra loro per sollazzo correndo, o saltando, o abbracciando, o facendo altra prova, egli si giocava con loro cortesemente...

[3] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 6, cap. 11.60, pag. 458: Costui, per quello che si scrive e pone, / lungo una selva andando larga e bella, / senz'arme uccise, abbracciando, un leone.

1.5 [Relig.] Abbracciare l'altare (in segno di devozione). || Solo in volgarizzamenti di autori latini, dove traduce tenere.

[1] Lancia, Eneide volg., 1316 (fior.), L. 4, pag. 234.13: L'onipotente esaudisce costui, il quale adorava con cotali prieghi e tenea abracciati li altari. || Cfr. Verg., Aen., IV, 219-20: «Talibus orantem dictis arasque tenentem / audiit Omnipotens...».

[2] Simintendi, a. 1333 (prat.), L. 5, vol. 1, pag. 200.18: Cromis taglia con la spada lo capo a costui che abbracciava l'altare con le tremanti palme; lo quale incontanente cadde dinanzi all'altare...

[3] Angelo di Capua, 1316/37 (mess.), L. 4, pag. 69.18: Poy adunca ki lu re Iarba fichi sua prigera, sicundu è dictu, lu omnipotenti Iuppiter lu exaudiu, però ki lu adurau cum tali humili prigeri et abbrazau lu so autaru.

[4] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 9, cap. 3, pag. 632.23: Annibale [[...]] essendo d'etade di IX anni, abbracciando li altari giurò, che il più tosto ch'elli potesse e fosse sofficiente d'etade, sì sarebbe acerbissimo nemico del popolo romano...

2 Fig. [Di piante o animali:] avvinghiare.

[1] Lancia, Eneide volg., 1316 (fior.), L. 5, pag. 245.4: uno grandissimo serpente dipinto di diversi colori sette volte intorneò l'altare. [[...]]. Ed abracciato piacevolmente il monimento e ancora raccerchia con lungo giro l'altare... || Cfr. Verg., Aen., V, 86: «amplexus placide tumulum».

[2] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 86, pag. 244.41: E vidi di quelle [[scil. vigne]], che furon piantate, non solamente di Febbrajo, ma all'uscita di Marzo, e appresorsi, e mantennorsi, e abbracciaro gli olmi, e fecero frutto.

[3] Ciampolo di Meo Ugurgieri, a. 1340 (sen.), L. 2, pag. 44.17: In prima l'uno e l'altro serpente legano abbracciando piccoli corpi di due figliuoli di Laocon, e con morso rodono squarciando le misere membra...

[5] Gl Maramauro, Exp. Inf., 1369-73 (napol.>pad.-ven.), cap. 5 parr. 1-6, pag. 159.15: Stava Minòs oribilmente, e ringlia: examina le colpe ne l'intrata; iudica e manda secondo ch'avinghia. 'Nanti che io vegna a la divisione del capitulo, io te voglio exponere quisti vocabuli de questi versi. E primo ringlia si è a dir quando un cane murmura e mostra li denti; av[i]nghia, cioè 'abracia'. Sì che «ringliare» sta per 'murmurare con ira' e «avingiare» sta per 'comprendere' o per 'abrazare'.

2.1 Afferrare, stringere, tener fermo (in senso astratto).

[1] Patecchio, Frotula, XIII pi.di. (crem.), 9, pag. 585: Sì m'è noia, no sai que me faça, / q'eu no trovo compagno qe ·m plaça: / tanta noia me destrenz e abraça, / o' qe ·m sia, enoia me menaça.

[2] Matteo dei Libri, XIII sm. (bologn.), 29, pag. 90.11: La proferta non lassemo cader in terra, ma sì piglemo et abraçemo e strençemola volentera.

[3] Bono Giamboni, Vizi e Virtudi, a. 1292 (fior.), cap. 10, pag. 23.25: Ma la gloria del mondo è sì vana e fallace, che non si può avere a posta dell'uomo; anzi molte volte, quando ha molto pugnato e credela abracciaree pigliare e tenere, si parte e fugge da lui, e lascia e abandona l'uomo molto dolente.

[4] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 4, pag. 6.28: Ma tu dei pensare continuamente di potere vigorosamente abbandonare la vita, la quale alcuno abbraccia al modo di coloro, che ne sono menati per forza dall'acqua corrente, che s'appigliano a' pruni, e all'altre cose pungenti.

[5] Neri Moscoli, Rime, XIV pm. (castell.), 64.12, pag. 609.12: Io sento morte che m'abbrazza e morde, / se pietà non te prende, e crudeltate / non se lontana da la tua beltate.

2.2 [Rif. all'amore che «avvolge e stringe» una persona]. || A un'interpretazione, in sé plausibile, 'infiammare, accendere di desiderio' (cfr. abbragiare v., 2) degli ess. [1] e [2] si oppongono innegabili ragioni fonetiche.

[1] Guido delle Colonne, XIII pm. (tosc.), 5.14, pag. 107: Amor m'ha allumato / di fiamma che m'abraccia, / ch'eo fora consumato / se voi, donna sovrana, / non fustici mezzana... || Cfr. Contini, nota ad. v.: «proprio da abbracciare, non con bracia».

[2] Poes. an. lomb., XIII, 4, pag. 503: Poi qe neve ni glaza / non me pot far guizardo, / e qe dolzamentr'ardo / en l'amor qe m'abraza, / ben è rason q'eo faza / un sirventés lonbardo... || Cfr. Contini, nota ad. v.: «abraza: «abbraccia», non «abbracia»).»

[3] Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.), 90.137, pag. 372: De tal mesura la mente m'allaccia / l'amor che sì m'abbraccia, tolleme lo parlare, / volere ed operare, perdo tutto sentore.

[4] Laude cortonesi, XIII sm. (tosc.), 33.5, vol. 1, pag. 224: Freddi peccatori, el grande fuoco / nello inferno v'è aparechiato, / se questo breve tempo, k'è sì poco, / d'amor lo vostro cor non è scaldato: / però ciascun si studi in onni luogo / d'amor di Cristo essar abraciato / e confortato del suave odore.

[5] Nicolò de' Rossi, Rime, XIV pi.di. (tosc.-ven.), son. 32.6, pag. 40: lo mio core s'aferma plu en fede / e la pena che prova no la crede; / cusì forte lo to amor l'abraça.

[6] Laudario Magliabech., XIV sm. (fior.), 20 bis.30, pag. 95: Venut'è l'amore et mettemi in caccia / et prende 'l mio core et stringe et abraccia, / ed àmi rachiuso in fra le sue bracia / et colli suoi gran colpi mi va fracassando.

3 Circondare, comprendere, estendersi sopra.

[1] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 6, cap. 20, pag. 416.20: E però Cesare appo Segesima puose l'oste, con tre schiere poco meno tutta Cantabria abbracciata.

[2] Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.), 79.5, pag. 325: La Bontate enfinita vole enfinito amore, / mente, senno e core, lo tempo e l'esser dato: / amor longo, fidele, en etterno durante, [[...]] ampio en caritate, onne cosa abbracciante...

[3] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 12.53, vol. 1, pag. 197: Io vidi un'ampia fossa in arco torta, / come quella che tutto 'l piano abbraccia, / secondo ch'avea detto la mia scorta...

[4] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 65, pag. 143.19: Quest'essemplo di tutte le cose hae Iddio dentro a se. E nel suo pensiero si ha abbracciato, e compreso il numero, e la misura di tutte le cose, che sono a fare.

[5] Ceffi, Epistole eroiche, 1320/30 (fior.), ep. Aconzio, pag. 197.30: sappi ch'io sono tale, che consigliato mi sono con la Dea, e sono dell'isola chiamata Cea, la quale è abbracciata dintorno intorno dal mar Egeo...

[6] Alberto della Piagentina, 1322/32 (fior.), L. 5, cap. 6, pag. 203.8: Imperciò che non tutto insieme lo spazio della vita - avvegna che infinita - comprende, o ver abbraccia; che le cose future ancora e le passate già non ha.

[7] Simintendi, a. 1333 (tosc.), L. 8, vol. 2, pag. 162.20: tu, o Proteo, abitatore del mare che abraccia tutta la terra...

[8] Ottimo, Par., a. 1334 (fior.), c. 28, pag. 613.14: Dio, il quale comprende tutte le cose, e per tutte le cose si stende; e il quale non si contrae, o vero ristrigne come centro, ma come circonferenza che tutto abbraccia.

[9] Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.), L. 4, cap. 7, vol. 1, pag. 189.15: Ca lu rigi di grandissimu cori, lu quali avia comprisu et abrazatu tuctu lu mundu oy per victorij oy per spiranza, cussì in poki paroli partiussi con lu soy cumpannuni.

[10] Ciampolo di Meo Ugurgieri, a. 1340 (sen.), L. 5, pag. 152.14: una faretra delle donne di Pantasilea, e piena di saette di Tracia, la quale intorno abbraccia uno cerchio col lato d'oro...

[11] Guido da Pisa, Fatti di Enea, XIV pm. (pis.), cap. 8, pag. 13.17: del cuoio fece corregge tanto sottili quanto più potè, e congiunto il filo colle coregge, lo distese a tondo per terra, e quanto questo filo circondò e abbracciò, tanto prese la grandezza della città ch'ella volea fare...

[12] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 3, cap. 3.60, pag. 191: Giù di vèr Trento l'Adige si spande, / che vien per la città bello a vedere / e Campo marzio abbraccia e le sue lande.

[13] Canzoniere del sec. XIV, a. 1369 (tosc.occ.), 25 [Antonio da Ferrara].36, pag. 55: «Io son colui che veggio ogni secreto, / io son colui che l'universo abraccio, / io son colui che scaccio / ogni perversità fuor del mio regno.

3.1 Fig. Avvolgere, trattenere in sé.

[1] Simintendi, a. 1333 (tosc.), L. 8, vol. 2, pag. 156.13: E mentre ch'io parlo, la nuova terra abracciò le notanti membra; e la grave isola crescè nelle mutate membra.

[2] Petrarca, Canzoniere, a. 1374, 300.2, pag. 374: Quanta invidia io ti porto, avara terra, / ch'abbracci quella cui veder m'è tolto, / et mi contendi l'aria del bel volto, / dove pace trovai d'ogni mia guerra!

3.2 Fig. Comprendere nella mente; intendere.

[1] Trattato di virtù morali, XIII/XIV (tosc.), cap. 8, pag. 34.17: Lo curioso vuole tutto sapere, sia al suo prode, o non sia: e di tanto, com'elli crede più apparare e sapere, e meno appara e sae. Chè non puote tutto ciò, ch'elli abbraccia, menare a memoria, e sì perde l'uno per l'altro.

[2] Fr. da Barberino, Doc. Am., 1314 (tosc.), pt. 1, docum. 6.121, vol. 1, pag. 98: E quando parli abbraccia / brievi e gran cose - l'ordine servato / ch'io t'ò disovra dato - / e lassa dir in meço a tue novelle.

[3] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 33, pag. 75.21: E però diam noi a' fanciulli le brievi sentenzie per imprendere, le quali i Greci chiamano chirias, perocchè l'animo loro le può meglio abbracciare, il quale non può ancor'intendere a maggiore utilità...

4 Accettare, accogliere, adottare, assumere o darsi a una causa, una fede, un nome, una carica, una pratica.

[1] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 3, cap. 3, pag. 188.8: Domenedio che fece 'l mondo è segniore del cielo e de la terra [[...]]. Abbraccia addunque l'amor suo con tutto 'l tuo desiderio, acciò che tu possi essere suo amico.

[2] Disticha Catonis venez. (ed. Mascherpa), XIII t.q., L. 4, dist. 30, pag. 30.35: La deletança Sì è desevrada tençon Cum la luxuria et cum lo vino: Abraça Quela causa la qual è laudaa Enlo to coraço, E fuçiras le tençone.

[3] Fiore di rett., red. beta, a. 1292 (fior.), cap. 79, pag. 93.19: il consigliatore, nel consiglio che pone, dà per consiglio cosa per la quale abbomina il desiderio e dispregia la volontà d'avere troppe ricchezze o d'abbracciar troppi onori...

[4] Guittone, Lettere in prosa, a. 1294 (tosc.), 13, pag. 162.11: alcuna soave e soavissima cierta regula è data in segnio d'onestà, in remissione d'onni peccato e in presso d'etternal vita. Non cierto da dottare è vita tale, ma da cherere ed abracciare stretta.

[5] Cronica deli imperadori, 1301 (venez.), pag. 211.30: imperzò Iustinian seghondo, da po' che lu ave recevù l'imperio, abiando abrazado la fede ortodoxa, elo invidà Constantin papa a Constantinopoli...

[6] Giovanni da Vignano, XIII/XIV (bologn.>ven.), cap. 35, pag. 274.31: la vostra proferta no voiammo refiudare, ançe quela devotamente recevemo e caramente abraçammo...

[7] Giordano da Pisa, Quar. fior., 1306 (pis.>fior.), 21, pag. 109.28: prendi di Dio quanto puoi, spargiti in lui quanto più puoi, ché quanto più vi ti spargi, meglio se' e più prezioso, però che la cosa ch'è fine non è determinata, è infinita, e però quanto più n'abracci, meglio è.

[8] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 77, pag. 200.26: Tu abbandoni malvolentieri la ghiottornia, che tu hai con tutto il cuore abbracciata.

[9] Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.), L. 8, cap. 16, vol. 2, pag. 186.32: Di li quali l'unu hunuri di la antiqua origini di lu optimu homu usurpau abrazandu lu supranomu Corvinu... || Cfr. Val. Max., VIII, 15, 5: «Corvini amplexa cognomen usurpat».

[10] Deca prima di Tito Livio, XIV pm. (fior.), L. 9, cap. 34, pag. 341.4: Se l'uomo fa uno re de' sacrificii, potrà egli abbracciare il nome di re, e dire ch'egli è fatto re in Roma per buona ragione? || Cfr. Liv. IX, 34, 12: «amplexus rei nomen..».

[11] Teologia Mistica, 1356/67 (sen.), cap. 3, part. 3, pag. 77, col. 1.40: L'ultimo esercizio, e quello lo quale si cognosce nella anagogica sapienza da essere abbracciato con tutte le viscere de' suoi amadori, è l'ordine.

[12] Andrea Cappellano volg., a. 1372 (fior.), L. 1, pag. 125.1: Avarizia fuggi come pestilenzia nociva e abbraccia lo suo contrario.

[13] S. Caterina, Epist., 1367-77 (sen.), [1375] lett. 39, pag. 159.23: Siamo siamo fedeli, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso, spregiando el vitio e abbracciando le virtù, facendo e adoperando ogni gran fatto per lui.

[14] Dondi dall'Orologio, Rime, XIV (padov.), 31.13, pag. 74: Non ami ben terren, ní vulgar fama; / vertute abrazzi, il vicio da sé limi, / et spieri in Quel che su dal ciel ne chiama.

[15] Contemptu mundi (II), XIV sm. (tosc.), L. 2, cap. 22, pag. 69.40: e sacerdoti, e quali di notte abbracciano la luxuria, da mattina onorano la Vergine Maria.

- [Con doppio senso].

[16] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 190, pag. 476.13: Gian Sega in quello subito si coricò, usufruttando la fanciulla e abbracciando la legge giudaica, quanto li piacque...

5 Favorire, proteggere, trattare con benevolenza.

[1] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), Vulgare de elymosinis, 984, pag. 274: D'un rex mo voi cuintar ke grand amor haveva / I povri besoniusi, e molt li provedheva; / Andand on cavalcando, quii povri k'el vedheva / El i abrazava molto, ni 'd lor dexdegn haveva.

[2] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), Vulgare de elymosinis, 1046, pag. 276: zamai no dexdenio li povri relïusi. [[...]], Perzò i abraz e i amo e 'g voi servir grandmente.

[3] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 8, cap. 7, pag. 557.21: l'arte di simigliare altrui non laudoe e mise in pregio Roscio, ma Roscio mise in pregio quella arte. E non solamente abbracciòe il favore del popolo, ma eziandio la familiaritade de' principi.

[4] A. Pucci, Libro, 1362 (fior.), cap. 13, pag. 105.11: e mostrasi prima onesto e poi è disonesto, mostrasi benigno e poi è maligno, e per avere gl'ufici e signorie in prima che gl'abbia niega, confessa, biasima e loda a piacere delle genti, lievasi per chi passa e abraccia e lusinga e a tutti fa riverenza.

[5] Giovanni Colombini, a. 1367 (sen.), 19, pag. 77.16: non è da dormire ma da valentemente destarsi con un grande fervore e con un grande cuore, abbracciando col desiderio tutte le criature, e coll'uopare quanto si può, parlando senza timore sempre a ogni gente di Cristo, e delle sue santissime virtù.

6 [Rif. a un modo di disporre le pietre da utilizzare per lavori di muratura o lastricatura].

[1] Quad. F. de' Cavalcanti, 1290-1324 (fior.), (1301), pag. 25.12: MCCCJ die XVIIJ di maggio. Conperai da Ghese che lavora la vingna nostra trebiana dal Ghaluzzo, due braccia di pietre poste (e) abbracciate a piè del palagio...

[2] Pegolotti, Pratica, XIV pm. (fior.), pag. 367.37: poi ch'è freddo il cammino si mettono queste pietre cotte in una piazza amassate e abbracciate come s'amassano e abbracciano le pietre a Firenze quando si vendono...

[3] Doc. fior., 1353-58, (1357), pag. 97.4: Trovate modo d'avere 4 braccia di pietre di chava e 4 braccia di pietre di fiume, et abracinsi in chiesa per metà da ognie lato.

[4] Doc. fior., 1353-58, (1357), pag. 109.23: disfare tutte le mura del campanile vecchio, fino alla risegha della faccia della chiesa; e portare tutte le pietre di filo a' fondamenti sotto le volte, e l'altre abracciare ivi apresso al decto campanile...

7 Amalgamare.

[1] x Cecco d'Ascoli, Sonetti, a. 1327 (tosc.), Chi solvere non sa, 5, pag. 153: Chi solvere non sa nè assottigliare, / corpo non tocchi nè argento vivo, / per chè non può lo fixo e 'l volativo / tenere a chi non sa de' dua un fare. / Fatelo adunque stretto abbracciare / con acqua viva et sal dissolutivo, / ter bene coque pian sì che sie privo / della terra mama la qual lo fa celare.

[u.r. 14.04.2009]