AFFATICARE v.

0.1 adfatigare, adfatigate, afadhigai, afadhigasse, afadiga, afadigado, afadigai, afadigandose, afadigano, afadigansi, afadigarß, afadigare, afadigarse, afadigarve, afadigaseno, afadigasse, afadigaste, afadigata, afadýgate, afadigato, afadigharmi, afadigheranno, afadigh˛, afadigo, afaiga, afaýga, afaigao, afaigar, afaigare, afaigarse, afaigasem, afatica, afaticano, afaticare, afaticarebbe, afaticar˛, afaticarsi, afaticasse, afaticasseno, afaticata, afaticate, afaticati, afatýcati, afaticato, afaticavano, afaticha, afaticharono, afatichasi, afatichati, afatichato, afaticherebbe, afaticherebbono, afaticheresti, afatichi, afatichino, afaticho, afatico, afatic˛e, afatiga, afatigai, afatigano, afatigare, afatigata, afatigato, afatigatu, afatigharsi, afatighato, afatig˛, afatthica, afattichare, affadhigao, affadiga, affadigada, affadigado, affadigando, affadigarci, affadigare, affadigaro, affadigarsi, affadigati, affadigato, affategateve, affatica, affaticai, affaticaimi, affaticando, affaticandosi, affaticano, affaticante, affaticar, affaticare, affaticarissi, affaticarlo, affaticarmi, affaticarne, affaticaro, affaticarono, affaticaronsi, affaticarsi, affaticarti, affaticarvi, affaticasi, affaticasse, affaticassero, affaticasson, affaticassono, affaticassoro, affaticasti, affaticata, affaticate, affaticati, affatÝcati, affaticato, affaticava, affaticavano, affaticavansi, affaticavi, affaticavono, affaticha, affatichare, affatichato, affaticherÓ , affaticherß, affatichera'ti, affaticherae, affaticherai, affaticheranno, affaticherannosi, affaticherassi, affaticherebbero, affaticheremo, affaticher˛, affatichi, affatichiamo, affatichiamone, affatichiate, affatichino, affatichisi, affatico, affatic˛, affaticoe, affaticossi, affatiga, affatigandoti, affatigare, affatigarissi, affatigate, affatigati, affatigato, affatighi, affatticano, affatticarmi, affattigare.

0.2 Da fatica.

0.3 Audite, poverelle, 1225 (umbr.): 4.

0.4 In testi tosc.: Brunetto Latini, Rettorica, c. 1260-61 (fior.); Restoro d'Arezzo, 1282 (aret.); Questioni filosofiche, p. 1298 (tosc. sud-or.); Bestiario toscano, XIII ex. (pis.); Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.); Folgˇre, Semana, c. 1309 (sang.); Stat. sen., 1309-10 (Gangalandi); Lett. pist., 1320-22; Simintendi, a. 1333 (prat.); Pietro dei Faitinelli, XIV pm. (lucch.); Lett. volt., 1348-53.

In testi sett.: Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.); Giacomino da Verona, Babilonia, XIII sm. (ver.); Matteo dei Libri, XIII sm. (bologn.); Doc. bologn., 1287-1330, [1309]; Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311; Arte Am. Ovid. (D), XIV pm. (ven.).

In testi mediani e merid.: Audite, poverelle, 1225 (umbr.); Simone Fidati, Ordine, c. 1333 (perug.).

In testi sic.: Mascalcia G. Ruffo volg., a. 1368 (sic.).

0.5 Locuz. e fras. affaticare i denti 1.9; affaticare il cuoio coll'asta 1.8; affaticare un dente coll'altro 1.9.

0.7 1 Sottoporre a dispendio di energie, a fatica (fisica o mentale); anche pron. 1.1 Estens. Esercitare alla fatica, tenere in esercizio. 1.2 Pron. [Gen.:] lavorare. 1.3 Portare o andare verso l'esaurimento delle energie, della resistenza. 1.4 Infastidire, recare molestia; spazientire. 1.5 [Di mali corporali e morali:] tormentare, travagliare (anche pron.). 1.6 Fig. 1.7 Fras. 2 Ottenere con fatica, conquistare. 2.1 Fig. 3 Fig. Consumare. 3.1 [Rif. al tempo:] trascorrere. 4 Curarsi, impensierirsi; prodigarsi per qno, applicarsi, dedicarsi con impegno (a un'attivitÓ, un'impresa); affannarsi, sforzarsi di raggiungere un obiettivo; ingegnarsi, studiare di fare qualcosa. 4.1 [Rif. a studi filosofici, matematici, letterari, ecc.]. 4.2 [In senso sessuale].

0.8 Rossella Mosti 03.09.1998.

1 Sottoporre a dispendio di energie, a fatica (fisica o mentale); anche pron.

[1] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 4, cap. 13, pag. 321.18: stolta e sconvenevole cosa Ŕ all'uomo litterato obligamento d'affaticare li bracia e di [lasciare] le virt¨, per˛ che la letteratura de' megliorare ciascheduno...

[2] Questioni filosofiche, p. 1298 (tosc. sud-or.), L. IV, pt. 3, cap. 3, pag. 91.15: cosý chi Óne himido el cerebro Óne buono ingengno ma in memoria s'afatiga, ma ki l'Óne secco Óne bona memoria e malo ingengno.

[3] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), De scriptura nigra, 670, pag. 123: Oi De, quent soz vivande. / Se pur du di eo stesse ke negota mangiasse, / Eo mancarev de fame, e s'eo m'afadhigasse / De stae per la calura e grand sÚ m'agrezasse, / Oi De, com mal stareve se 'l bever me mancasse.

[4] Garzo, S. Chiara, XIII sm. (fior.>pis.), 116, pag. 21: In quel giorno sý va errando, / el suo corpo affaticando...

[5] Matteo dei Libri, XIII sm. (bologn.), 48, pag. 137.6: ma non l'avrebi tanto amato, k'eo no avesse afatigato lo meo corpo in quella fatiga k'eo aio potuto et a qual soferire eo gei, per vostro voler e conforto...

[6] Bestiario toscano, XIII ex. (pis.), cap. 55, pag. 72.28: Questo Ŕ ditto per che nullo homo non creda che Dio lo exaudisca faciendo alcuna cosa, se elli non se afatiga se medesmo e lavori; ma se elli s'afatiga e lavora, allora Dio exaudirae le suoi pregere...

[7] Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.), L. Luc. 7, cap. 19, pag. 223.25: tutta notte menavano le braccia come se fussero a la fronte de' loro nimici, e Cesare medesimo fu di quelli; e non meno s'affadigaro in quelli sonni, che lo dý aviŔno combattuto.

[8] Giovanni da Vignano, XIII/XIV (bologn.>ven.), cap. 63, pag. 305.32: Sý como quelo che longo tempo Ŕ afadigato, continuando in š˛ die e note desidrando, e vorave reponso da la longa e continua fadiga la quale Óe sustignuta, porave dire che eo do' amare tranquilitÓ e reposo e pace.

[9] Poes. an. cort./tosc.occ., XIII/XIV, 145, pag. 413: Apresso me te veggio, amor dolce, / e per mesura d'uno corto spatio; / ma el tempo me s'alonga e non folce, / lo mio core de piangere non Ŕ satio: / e non me vale afatigare la boce / perch'io te chiami, grande mio solatio.

[10] San Brendano pis., XIII/XIV, pag. 73.33: Et cominciando i frati a navicare fortemente, approssimonosi ala dicta izola. Disse loro sancto Blandano: źO frati, non afaticate i corpi vossi oltra modo; assai avete affanno.

[11] Lett. pist., 1320-22, 15, pag. 61.30: L'uomo s'afaticha per riposarssi, e ispende per guadangniare, e chaccia per pilgliare.

[12] Cecco d'Ascoli, Acerba, a. 1327 (tosc./ascol.), L. 4, cap. 10.22, pag. 385: E tu a me: źPerchŔ, dov'Ŕ bellezza, / Rare f´ate virtute dimora?╗ / Ascolta, ch'io ti dico la certezza. / Formando belle membra, s'affatica / Lo spirito che opera ad ogni ora: / Virt¨ risolve, quanta Ŕ pi¨ la briga.

[13] Vita di S. Petronio, 1287-1330 (bologn.), cap. 7, pag. 44.23: inperš˛ ch'io no ve porave mai meritare del servixio e de le fadighe, le quae vui avý durade per mie, perchÚ vui avý facto tanto bene a la citade mia siandove partido de la citade vostra, e sidi vegnudo ad afadigarve╗.

[14] Bosone da Gubbio, Avv. Cic., a. 1333 (eugub.>fior.), L. 1, cap. 1, pag. 102.15: Ma gli marinai affaticandosi, e valentemente, i loro legni campano dalla fortuna...

[15] Simintendi, a. 1333 (tosc.), L. 8, vol. 2, pag. 160.7: Quivi era una sola oca, guardia della piccola villa; la quale li signori di lei s'apparecchiavano d'uccidare, per darla alli iddei loro osti. Quella, veloce per le penne, affadiga coloro tardi per la vecchiezza...

[16] Mascalcia G. Ruffo volg., a. 1368 (sic.), Di li giardi e di li garretti, pag. 594.42: Avegna ki una infirmitati, la quali si chama giarda, naturalimenti aveni a li garretti di li gambi di lu cavallu, e kistu mali aveni a li cavalli juvini, primuti di smisurati carriki, ki sunu asprixati e crudilimenti cavalcati, e kistu aveni a loru pir la loru dibilitati e tinniriza; et aveni a li cavalli troppu grassi quandu Ŕ loru bisognu di fatigarissi, undi, pir lu troppu affatigarissi, e pir la troppu grassiza, e pir lu scaldamentu ki pigla, a li fiati li homuri si dissolvinu legiamenti e poi discurrinu a li gambi...

- [Prov.].

[17] Garzo, Proverbi, XIII sm. (fior.), 79, pag. 298: Cercando s'affatica / cui povertÓ notrica.

- Assol.

[18] Simone Fidati, Ordine, c. 1333 (perug.), pt. II, cap. 4, pag. 664.30: Veramente si vuole orare e ricordarsi, spezialmente di Dio, sette volte il dÝ, secondo quella sentenzia del profeta che dice: źSignore, io t'ho lodato sette volte il dÝ╗; ovvero tre volte il dÝ, secondo l'altra sentenzia, ovvero una volta il dÝ e una la notte dicendo l'ore sue, ovvero paternostri, o salmi, o altro ufficio o pochi o molti secondo la possibilitade della persona, o quanto sia bisogno d'affaticare e lavorare corporalmente ad esercitare la mente...

- Sost.

[19] San Brendano tosc., XIV (ven.>tosc.), pag. 61.19: e fatto ci˛, ancora disse San Brandano: źAndate e state in orazione infino a sera. E poi ognuno vada a dormire alle sue celle, egli Ŕ buono andarsi a riposare, perci˛ che voi siete molto affaticati pe llo molto affaticare e navicare che voi avete fatto╗.

1.1 Estens. Esercitare alla fatica, tenere in esercizio.

[1] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 2, cap. 11, pag. 70.12: La qual memoria tu de' aiutare con pensamento d'ingegnio. Unde disse Tullio: che per volere adfatigare la memoria isforzomi di ricordare la sera ci˛ che i' ˛ audito anzi e fatto di die.

[2] Bono Giamboni, Vegezio, a. 1292 (fior.), L. 3, cap. 2, pag. 80.25: E per˛ i pedoni cotidianamente, quando Ŕ neve o piove, sotto i tetti, e gli altri dý nel campo si vogliono provare, ed affaticare... || Cfr. Veg. Mil. 3, 2: źItaque pedites [[...]] exerceri in campo voluerunt╗.

1.2 Pron. [Gen.:] lavorare.

[1] Bibbia (09), XIV-XV (tosc.), Lc 12, vol. 9, pag. 376.16: [27] Considerate gli gigli come crescono; non s'affaticano, nŔ filano...

1.3 Portare o andare verso l'esaurimento delle energie, della resistenza.

[1] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 2, cap. 13, pag. 100.16: E in quello medesimo tempo, per tutto l'anno, fuoro in Italia tanti e sý grandissimi tremoti, che delle molte e spesse ruine e delle cittadi, e ville, e castelli, si affaticava Roma di tanti messaggi.

[2] Bart. da San Concordio, 1302/08 (pis.>fior.), dist. 16, cap. 2, par. 10, pag. 279.11: Bene erra se alcuno spera che colui gli risponda, lo quale egli per indugio affaticoe e per aspettamento tormentoe. || Traduzione alquanto libera, se non antitetica, dell'originale lat. źerrat si quis sperat responsurum sibi, quem dilatione laxavit, expectatione torsit╗.

1.3.1 [Milit.] Stremare, sfinire il nemico (con assedi, temporeggiamenti).

[1] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 5, cap. 23, pag. 338.5: Metello affaticato di molte battaglie, and˛ qua e lÓ la battaglia cansando, e il nemico per dimoranza affaticando, infino a tanto che con Pompeio si congiungesse.

[2] Bono Giamboni, Vegezio, a. 1292 (fior.), L. 4, cap. 7, pag. 153.3: Ma ora Ŕ da sapere che d'assiedere sono due generazioni; l'una quando gli avversarj in ordinati luoghi pongono guardie, per le quali o contradicono acqua agli assediati, o credendogli vincere per fame, vivanda andare non vi lasciano: e per questo consiglio stando oziosi, pi¨ che per battaglia affaticano il nemico. ||Cfr. Veg. Mil. 4, 7: źHoc enim consilio ipse otiosus ac tutus fatigat inimicum╗.

1.3.2 [Agr.] Indebolire, soffocare; anche pron.

[1] Simintendi, a. 1333 (prat.), L. 5, vol. 2, pag. 4.25: alcuna volta Ŕ troppo gran piova: le stelle e' venti nocciano: gli affamati uccelli ricolgano i semi sparti; e 'l lolio, e' triboli, e la gramigna che non si puote vincere, affaticano le biade che debbano dare il grano.

[2] Palladio volg., XIV pm. (tosc.), L. 3, cap. 16, pag. 100.24: ImperocchŔ, secondo Columella, quando le viti son tutte sotterrate, s'affaticano delle molte barbe di tutto 'l lor corpo.

1.3.3 [Dir.] Vessare, tartassare il popolo con tributi.

[1] Doc. bologn., 1287-1330, [1309] 11, pag. 72.22: E che 'l dito comuno meglorarÓ tanto soa conditione et avrÓ tanto de rÚndea che, senša sforšare alchuno so fedelle citaino, containo o seguaxe, de colta, dacio, prestanša o gabella inpore o pagare nÚ afaigare in persone se no in quello e quanto far volese...

1.4 Infastidire, recare molestia; spazientire.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Par., c. 14.58, vol. 3, pag. 229: cosý questo folgˇr che giÓ ne cerchia / fia vinto in apparenza da la carne / che tutto dý la terra ricoperchia; / nÚ potrÓ tanta luce affaticarne: / chÚ li organi del corpo saran forti / a tutto ci˛ che potrÓ dilettarne╗.

[2] Simintendi, a. 1333 (prat.), L. 1, vol. 1, pag. 34.3: Li uomeni lo chiamano luogo dilettevole: per lo quale Peneo, uscente di sotto al monte Pindo, si volge con ischiumose acque, e ruinante con grave corso induce nuvili menanti gran fummi, e induce omore nell'alte selve, e col suono affatica i luoghi che non sono vicini.

[3] Sam Gregorio in vorgÓ , XIV sm. (lig.), Prologo, pag. 71.4: Un iorno seando tropo afaigao e depreiso in questium e da monti aliquanti secolari, a li quai spese fiae ne covem responde' e condescende' eciamdÚ in quello che tegnui no semo, reduseme a un logo secreto per meglo poei-me doleir...

[4] Bibbia (08), XIV-XV (tosc.), Ml 2, vol. 8, pag. 375.14: [17] Voi faceste affaticare ne' vostri sermoni lo Signore, e dicesti: in che lo facciamo affaticare nelli nostri sermoni lo Signore? Per˛ che voi dite: chiunque fa male, Ŕ buono nel conspetto di Dio, e cotali li piacciono...

1.5 [Di mali corporali e morali:] tormentare, travagliare (anche pron.).

[1] Simintendi, a. 1333 (tosc.), L. 7, vol. 2, pag. 98.19: Prima parea che le budella fossero arse, e affaticate di fiamme: lo rossore era dimostramento...

[2] Cino da Pistoia (ed. Marti), a. 1336 (tosc.), 179.12, pag. 908: Cosý Ŕ tuttavia bell'e crudele, / d'amor selvaggia e di pietÓ nemica; / ma pi¨ m'incresce che conven ch'i' 'l dica / per forza del dolor che m'affatica, / non perch'io contra lei porti alcun fele: / chÚ, vie pi¨ che me, l'amo e son fedele.

[3] Ciampolo di Meo Ugurgieri, a. 1340 (sen.), L. 1, pag. 29.8: Come il tuo fratello Enea sia affadigato nel pelago intorno a tutte le rivere, e per l'odio della iniqua Juno, ogni cosa Ŕ manifesta ad te; e spesse volte ti dolesti del nostro dolore.

[4] Cavalca, Dialogo S. Greg., a. 1342 (pis.), L. 3, cap. 38, pag. 214.12: Dispregiare dobbiamo lo mondo eziandio s'ei ci desse prosperitade; ma poi che con tanti flagelli ci preme e di tanta avversitÓ ci affatica e tanti dolori ogni giorno ci dÓ, parmi che non gridi altro, se non che non sia amato.

[5] Apollonio di Tiro, XIV m. (tosc.-venez.), incipit, pag. 31.24: Allora Tharsia sentando chomenšoe a planšere et a dire: O Dio pare omnipotente, per che lagghis tu mi innocente sottostare a tanti mali et a tante miserie, che deschý a dal chomenšamento che mi fo dada la baila, io sono affadigada in tante miserie.

[6] Mino Diet., Sonn. Inferno, XIV m. (aret.), 15.3, pag. 26.17: L'ypocriti incappati tristi et stanchi / con cappe et cappucciuol di fuor dipinti / sono in inferno affatigati et vinti, / tanto ch'appena movono i lor fianchi...

1.6 Fig. Scuotere, battere, agitare.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. c. 26.87, vol. 1, pag. 445: Lo maggior corno de la fiamma antica / cominci˛ a crollarsi mormorando, / pur come quella cui vento affatica...

1.7 Venir meno, scemare.

[1] Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311, 46.71, pag. 270: Semper 'li portam grande ardor / d'odio, d'ira e de rancor; / chi unca per l'un l'atro liga, / mar en lor no s'afaiga.

1.8 Fras. Affaticare il cuoio coll'asta: domare.

[1] Lancia, Eneide volg., 1316 (fior.), L. 9, pag. 505.6: ogni etÓ si pruova con ferro; noi affatichiamo i cuoj de' giovenchi con l'asta; nŔ la tarda vecchieza noi indebolisce le forze e non muta il vigore dell'animo...

1.9 Fras. Affaticare i denti, un dente coll'altro: masticare.

[1] Simintendi, a. 1333 (tosc.), L. 8, vol. 2, pag. 168.4: Lo dolce sonno miticava ancora colle piacevoli penne Erisitonio: quelli domanda li mangiari nella immagine del sonno; e muove la vana bocca, e affatica l'uno dente coll'altro...

[2] Ottimo, Purg., a. 1334 (fior.), c. 23, pag. 435.1: Lo dolce sonno ancora mitigava colle piacevoli penne Eresitone; quelli domanda mangiare nel sonno, e mena la vana bocca, ed afaticai denti...

2 Ottenere con fatica, conquistare.

[1] Giordano da Pisa, Quar. fior., 1306 (pis.>fior.), 30, pag. 155.18: Dico prima di quelli ch'adimandano il regno di cielo sanza meritarlo o guadagnarlo e affaticarlo; adimandano la corona sanza combattere: questa Ŕ somma stoltýa.

[2] Chiose falso Boccaccio, Par., 1375 (fior.), c. 32, pag. 704.12: Qui rimuove Dante una dubitazione a san Bernardo diciendo: źChostoro perchÚ sono in questo luogho no ll'avendo affatichato nÚ meritato?╗.

2.1 Fig.

[1] Apollonio di Tiro, XIV m. (tosc.-venez.), incipit, pag. 24.7: Ma conšosia chosa che Tharsia continuamente vengnando dal bordello disesse allo roffian: Questi sono li deneri li quali la veršinitade ha affadigado segondo chome ella ha possudo.

3 Fig. Consumare.

[1] Arrighetto (ed. Battaglia), XIV (tosc.), L. 1, pag. 216.6: A ben lavare colui il quale con sozze macchie la infamia dinigr˛e, molta acqua s'affatica.

3.1 [Rif. al tempo:] trascorrere.

[1] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 6, cap. 20, pag. 416.20: E indarno affaticato uno grande tempo, [[...]] alla fine [[Cesare]] comand˛ che andasse l'oste e le navi celatamente per mare dal seno d'Aquitania.

4 Curarsi, impensierirsi; prodigarsi per qno, applicarsi, dedicarsi con impegno (a un'attivitÓ, un'impresa); affannarsi, sforzarsi di raggiungere un obiettivo; ingegnarsi, studiare di fare qsa.

[1] Audite, poverelle, 1225 (umbr.), 11, pag. 6: Io ve prego per grand'amore / k'aiate discrecione de le lemosene / ke ve dÓ el Segnor. / Quelle [[poverelle]] ke sunt adgravate de infirmitate / et l'altre ke per lor su˛ adfatigate, / tute quante lo sostengate en pace...

[2] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 4, cap. 18, pag. 337.13: Onde disse Oratio: lo invidioso arde per la 'nvidia dentro e di fuori, e io, di cui Ŕ avuto invidia, non m'afatico d'essere invidioso.

[3] Restoro d'Arezzo, 1282 (aret.), L. II, dist. 6, pt. 3, cap. 2, pag. 154.1: E de questi animali mestici trovamo lo maschio e la femina, e non pono engenerare asieme l'uno coll'altro emperci˛ ch'elli hano la generazione lÓ unde elli vegnono, e non Ŕ mestieri che la virtude s'afatichi en altra generazione...

[4] Giacomino da Verona, Babilonia, XIII sm. (ver.), 252, pag. 648: M'a tal 'de sun vegn¨ k'eo no so ke me faša, /k'el no me par Naalo nÚ 'Pifania nÚ Pasca; / mo la mala ventura, quellor ke se 'n percaša, / endarno s'afaýga, k'eo sol l'˛ tut'afata╗.

[5] Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.), L. Luc. 4, cap. 6, pag. 139.14: E per ci˛ disse Lucano: per niente s'affadiga l'uomo in fare vasi d'oro e canaletti d'argento per bere, quando cosý poca acqua bevendo col pugno, ne scamp˛ cotanti.

[6] Legg. S. Margherita, XIII ex. (piac.>ver.), 622, pag. 35: Dis quel: 'Segnor, no val n´ent, / trop' ell'Ó asai de fer talent. / No val nŔ šoa quant'eo ge digo, / Ben vešo ch'endarn m'afadigo / Ch'ela se voia convertir...

[7] Folgˇre, Semana, c. 1309 (sang.), 24.6, pag. 383: E lascia ogni costume che far soglia, / e nuovamente t'affatichi e sudi; / se questo fai, tu sarai de' miei drudi, / pur che ben far non t'incresca nÚ doglia.

[8] Stat. sen., 1309-10 (Gangalandi), dist. 1, cap. 3, vol. 1, pag. 30.5: Ad extirpare del mezo del popolo cristiano le discordie de la eretica pravitÓ, le quali pi¨ abbondevolmente che non solevano, sono cresciute, sopra seminando quelle con pi¨ licentia a questi dý, l'uomo inimico, tanto pi¨ studiosamente per sollicitudine commessa a noi con grande sudore affadigarci proponemo, quanto pi¨ mortalmente con negligentia lassaremmo che quella si vagasse et acrescesse in morte del cattolico seme.

[9] Giovanni da Vignano, XIII/XIV (bologn.>ven.), Intr, cap. 5, pag. 235.1: E [[l'arengatore]] no di' esere temoroso de vedere et de usare cum baroni e con la bona šente, anše dÚ sempre afadigarse d'usare cum gi maiori e meiori.

[10] Bosone da Gubbio, Avv. Cic., a. 1333 (eugub.>fior.), L. 1, cap. 1, pag. 104.17: E avendo udito e saputo quello che i cinque Baroni domandavano, domanda loro di sapere qual fosse la cagione del loro avvenimento, e che volevano addomandare al santo Romito? ConciofossecosachŔ, leggiermente si credeva porgere a loro consiglio della bisogna, il perchŔ eglino s'affaticavano.

[11] Simintendi, a. 1333 (tosc.), L. 15, vol. 3, pag. 223.20: Va, e quopri gli amazzati tori: l'opera Ŕ conosciuta per uso: delle putenti interiora nascono l'api che colgono i fiori; le quali a modo de' loro padri abitano per le ville, e danno favore al lavorio di fare il mele; e afadigansi perchŔ hanno speranza d'avere lo mele.

[12] Cavalca, Dialogo S. Greg., a. 1342 (pis.), L. 1, cap. 12, pag. 56.20: E andando, li messi ch'erano in prima venuti per lui gli si furono fatti incontra e dissero: Or perchŔ sei tanto tardato? non ti affaticare pi¨ di andare, chŔ egli Ŕ morto.

[13] Pietro dei Faitinelli, XIV pm. (lucch.), 1.29, pag. 420: La caritÓ del prossimo e di Dio / molt'Ŕ che dispario, / senza la quale indarno s'affatica / chi vuol salire nello eterno regno.

[14] Arte Am. Ovid. (D), XIV pm. (ven.), L. I, pag. 480.11: Afadýgate al comenšamento trovar šo che tu voi amar, tu lo qual vien mo' primo cavalier in le nove arme, la prossima fadiga Ŕ pregar la piasevele fante...

[15] Lett. volt., 1348-53, pag. 193.24: Siamo certi che la questione [e] differe(n)tia la quale truovi essere costý fra noi e ' Casolesi, come ci scrivi, ti grava e dispiace, e i(n) quella to(r)re via volerti afaticare, come ci scrivi che Ói affectione, se' assai da lodare e da co(m)me(n)dare...

[16] Cost. Egid., 1357 (umbro-romagn.), L. II, cap. 12, pag. 560.16: E lo executore chi firÓ mandato per cosý facte cose, faccia efficacemente l'executione, diligentemente e solicitamente a sua possa et cum tutto ingiegno continuo afadigandose, cum captione de pigni...

[17] Canzoniere del sec. XIV, a. 1369 (tosc.occ.), 1.80, pag. 8: Or te ne va', sconsolata cansone, / e in quella parte ove trovi allegressa / non prenderai contessa, / perchÚ tu sai che ella Ŕ mia nimicha; / ma di gir<e> t'afaticha / ove abbia gente piena di tormento / et allor fa' che dichi il tuo talento.

[18] Sam Gregorio in vorgÓ , XIV sm. (lig.), L. 3, cap. 9, pag. 169.26: Per la qua cosa recevando li omi de la contrÔ gran danno, studiavanse per monti incegni de muÓ' lo corso de lo leto de lo dito flume in atra parte, chÚ no li poese far danno. Ma, avegna che monte se g'afaigasem, no lo poÚm mover da lo so corse.

[19] Diatessaron veneto, XIV (tosc.-ven.), cap. 109, pag. 98.31: Yesu disse a lloro: (24) źAffategateve d'entrare per la porta streta, che molti dimandano d'entrarne e non poteno.

4.1 [Rif. a studi filosofici, matematici, letterari, ecc.].

[1] Brunetto Latini, Rettorica, c. 1260-61 (fior.), pag. 69.14: Donque ben Ŕ fuori della mente e vano di senno quelli che dice che 'l parliere possa o debbia trattare di queste questioni, nelle quali tutto tempo si consumano et affaticano i filosofi.

[2] Giordano da Pisa, Quar. fior., 1306 (pis.>fior.), 66, pag. 328.6: L'una si Ŕ di sapere recare il quadro a tondo per regola: questo mai non si seppe, e Ŕccisi affaticato il mondo dal principio insino ad ora, e ancora non si sa, e pur Ŕ questa arte, ma non si sa. Altressý di trovare per regola il diamitro dal cerchio...

[3] Ottimo, Par., a. 1334 (fior.), c. 2, pag. 35.12: In questa parte l'Autore, dovendo cominciare il processo di questa terza Cantica, amonisce li rozzi e nuovi scolari, che non si mettano ad afaticare in questa parte della Commedia, per˛ che sanza frutto potrebbonsi disviare dalli studi d'essa.

[4] Cavalca, Dialogo S. Greg., a. 1342 (pis.), L. 3, cap. 38, pag. 215.1: Ma se sono alcuni a cui questa opera possa essere utile, volentieri mi ci affaticher˛, posponendo la volontÓ mia alla utilitÓ de' miei prossimi; ed in quanto Dio mi concederÓ, mostrer˛ che l'anima vive dopo la carne, in questo quarto volume che seguita.

4.2 [In senso sessuale].

[1] Chiaro Davanzati, XIII sm. (fior.), Canz. 19.67, pag. 73: c'amor ninferno [Ŕ] d'ogne pena forte / e dolor d'ogni morte; / chi pi¨ lui cred'e pi¨ vi s'afatica, / lo suo danno notrica...

[2] Dante, Commedia, a. 1321, Par. c. 11.9, vol. 3, pag. 174: Chi dietro a iura e chi ad amforismi / sen giva, e chi seguendo sacerdozio, / e chi regnar per forza o per sofismi, / e chi rubare e chi civil negozio, / chi nel diletto de la carne involto / s'affaticava e chi si dava a l'ozio...

[3] Cino da Pistoia (ed. Marti), a. 1336 (tosc.), 29.3, pag. 486: OimŔ lasso, or sonv'io tanto a noia, / che mi sdegnate sý come inimico, / sol perch'i' v'amo ed in ci˛ m'affatico...

[u.r. 05.12.2012]