AFFONDO (2) avv.

0.1 affondo, affundu, a ffondo, a fondi, a fondo.

0.2 Da fondo.

0.3 Brunetto Latini, Tesoretto, a. 1274 (fior.): 1.2.1.

0.4 In testi tosc.: Brunetto Latini, Tesoretto, a. 1274 (fior.); Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.); Folgˇre, Semana, c. 1309 (sang.); Simintendi, a. 1333 (prat.); Guido da Pisa, Fatti di Enea, XIV pm. (pis.).

In testi sett.: Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311; Jacopo della Lana, Par., 1324-28 (bologn.); Zibaldone da Canal, 1310/30 (venez.).

In testi sic.: Mascalcia G. Ruffo volg., a. 1368 (sic.).

0.5 Locuz. e fras. a fondo di 1.3; andare a fondo 2; cadere a fondo 1.2; discendere a fondo 1.2; esporre a fondo 1.6; ficcare il viso a fondo 1; infino a fondo 3; mettere a fondo 1.3; porre a fondo 1.4; premere a fondo 1.5; rovinare a fondo 1.2; tirare a fondo 1.4.

0.6 N Data l'impossibilitÓ di distinguere, nella maggior parte dei mss. e di conseguenza nelle edizioni, la scrizione unita da quella staccata, gli esempi citt. sono scelti unicamente in base al valore semantico.

0.7 1 Gi¨, in profonditÓ; all'interno di qsa. 1.1 Agg. 1.2 Fig. Locuz. verb. Cadere, discendere, rovinare a fondo: cadere in disgrazia; andare all'inferno, dannarsi. 1.3 Fig. Locuz. verb. Mettere a fondo: far cadere, atterrare. Estens. Abbattere, eliminare; mettere da parte, a tacere. 1.4 Fig. Locuz. verb. Porre, tirare a fondo: far cadere in miseria; condurre alla dannazione. 1.5 Fig. Fras. Premere a fondo: fortemente, intensamente. 1.6 Fig. Fras. Esporre a fondo: in maniera approfondita, dettagliatamente. 1.7 Fig. Locuz. prep. A fondo di. 2 Gi¨, in profonditÓ (dell'acqua). Locuz. verb. Andare a fondo; [estens.:] annegare (detto di una persona); colare a picco (detto di una nave). 3 Locuz. avv. Infino a fondo: del tutto, completamente, fino alle fondamenta.

0.8 Rossella Mosti 06.06.2000.

1 Gi¨, in profonditÓ; all'interno di qsa.

[1] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 1, cap. 1, pag. 50.16: Certo nel campo di Lucio Petilio scrivano del comune, sotto Gianicolo certi lavoratori cavando terra molto a fondo, trovarono due arche di pietra, nell'una delle quali, dicea la scrittura, ch'era il corpo di Numa Pompilio...

[2] Mascalcia G. Ruffo volg., a. 1368 (sic.), Di lu pulmuni, cap. 22, pag. 590.40: Z˛ esti ki kistu pulmuni oi lesiuni lu coyru tuttu intornu beni affundu divi taglari, e gitarnilu, e poi in kista lesiuni fa ki nenti di marcigna poza stari in la firita ni in kistu pulmuni...

[3] Mascalcia G. Ruffo volg., a. 1368 (sic.), Di lu mali, cap. 46, pag. 602.42: z˛ Ŕ midichinari cun ferru pongenti beni caldu da ll'una parti e da l'altra affundu, guardandu sempri li pedi lesi da ll'acqua e di la spuza ni non sia fatigatu in nixunu modu.

- Fras. Ficcare il viso a fondo: penetrare con lo sguardo.

[4] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. c. 4.11, vol. 1, pag. 58: ero Ŕ che 'n su la proda mi trovai / de la valle d'abisso dolorosa / che 'ntrono accoglie d'infiniti guai. / Oscura e profonda era e nebulosa / tanto che, per ficcar lo viso a fondo, / io non vi discernea alcuna cosa.

1.1 Agg.

[1] Deca prima di Tito Livio, XIV pm. (fior.), L. 1, cap. 41, pag. 73.10: Signori, non vi smagate, diss'ella, il re fu stordito del subitano colpo: la ferita non Ŕ affondo: egli Ŕ tornato in sŔ.

[2] Paolo dell'Abbaco, Trattato, a. 1374 (fior.), 26, pag. 34.32: Dej in prima rechare il pozzo a braccia quadre e per˛ multjpricha 2 1/2 via 2 1/2 fa 6 1/4 e Ój ch'egl' Ŕ nel fondo 6 braccia e 1/4 di braccia quadre; e ora dicho ch'Ŕ alto, o vuoj a fondo, 25 braccia e per˛ multjpricha 6 e 1/4 contro all'altezza ch'Ŕ 25, fae 156 e 1/4 e Ój che 'l pozzo Ŕ in tutto 156 braccia quadre e 1/4 di braccio.

1.2 Fig. Locuz. verb. Cadere, discendere, rovinare a fondo: cadere in disgrazia; andare all'inferno, dannarsi.

[1] Brunetto Latini, Tesoretto, a. 1274 (fior.), 1993, pag. 245: e chi briga mattezza / non fie di tale altezza / che non ruvini a fondo: / non ha grazia nel mondo.

[2] Nicol˛ de' Rossi, Rime, XIV pi.di. (tosc.-ven.), Son. 252.11, pag. 163: ch'eo vešo nel mondo / alcuno, che Fortuna tiene en cima, / per opre scunše rŘynare a fondo; / e qual mendicando la vita prima, / far mala morte per un gran peccato.

[3] Libri astron. Alfonso X, c. 1341 (fior.), Libro delle stelle fisse, L. 1, pag. 21.14: E avegna che questi filosofi non fosser xpistiani, nÚ intendessero nÚ favellassero de' facti del paradiso e d'inferno come noi intendiamo e favelliamo, tuttavia il loro buono intendimento e veritiera ragione li fece intender che lo spirito ragionevole quando escie del humo, che colui che Ŕ savio e netto saglie ad alti, e quegli che Ŕ senza intendimento ed Ŕ sozzo discende a fondo. E questo si intende per lo paradiso e per lo inferno.

[4] Guido da Pisa, Fatti di Enea, XIV pm. (pis.), cap. 47, pag. 85.3: se tu nulla speranza hai oggimai nelle nostre arme, se cosý in tutto siamo venuti meno, e se per una volta ch'abbiamo perduto, caduti siamo a fondo, e la nostra fortuna non pu˛ tornare di sopra, domandiamo pace e facciamo croce alli nimici...

1.3 Fig. Locuz. verb. Mettere a fondo: far cadere, atterrare. Estens. Abbattere, eliminare; mettere da parte, a tacere.

[1] Folgˇre, Semana, c. 1309 (sang.), 17.8, pag. 376: udir sonar trombetti e tamburelli, / armar pedon, cavalier e donzelli, / e campane a martello dicer źdˇn do╗; / e lui primŔro e li altri secondo, / armati de loriche e di cappelli, / veder nemici e percoter ad elli, / dando gran colpi e mettendoli a fondo...

[2] Nicol˛ de' Rossi, Rime, XIV pi.di. (tosc.-ven.), Son. 435.7, pag. 261: Ma nuy vedemo qual [[omo]] Ŕ plu šoli[v]o, / cuy vengano tutti deletti a tondo, / che morte di botto lo mete a fondo, / di šascun bon terreno casso e privo.

[3] Nicol˛ de' Rossi, Rime, XIV pi.di. (tosc.-ven.), Son. 195.11, pag. 130: ch'el no Ŕ ný fu ný serÓ šamay / femena enamorata, šo te dicho, / sý stretamente d'alcun vero amicho, / che per un altro, ancor men bono asay, / si gi sovien senša pensier e guay, / per lo novello non lassi l'anticho. / Cusý farrÓ py¨ tosto del segondo, / e piglerÓ lo teršo e 'l quarto e 'l quinto, / vergogna et honor metendo a fondo; / per˛ culuy che del so amor Ŕ vinto, / pyanšendo, se p˛ dir miser e tristo / quando si porcaš˛ di tal aquisto.

[4] A. Pucci, Novello serm., p. 1333 (fior.), 106, pag. 22: E giunse tanto diluviosamente / ch'el mise a terra il muro di presente / che sostener soleva primamente / tutto 'l pondo. / E 'l mur de' frati fu poi il sicondo, / che in pi˙ parte l'acqua il mise a fondo, / [ed il vivaio] tutto quanto a tondo / [cadde] [dise]rto.

1.4 Fig. Locuz. verb. Porre, tirare a fondo: far cadere in miseria; condurre alla dannazione.

[1] Monte Andrea (ed. Minetti), XIII sm. (fior.), canz. 8.126, pag. 92: Or vedete com'e', l'omo, governa! / Come di viz[i]o e di vert¨ fa cerna! / Com'ornamento Ŕ di ci˛ c'Onor v˛le! / Co' a tute cose dÓ colore e t˛le, / secondo che richiede e vuol lo mondo! / Che lÓ o' vertute di richezza Ŕ posta, / e' poi vedete come 'l contrar gosta, / e ´n che stato źVentura╗ lo 'nforma! / Ch'Ŕ, in ciascun causo, secondo l'˛r; ma, / dico, Tesauro il pone alto ed a fondo.

[2] Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311, 114.54, pag. 480: Che l'ennimigo ne persege, / chi a li soi la gora seiga, / e ognomo chi lo segue / menna enter mortar breiga. / E Ó monti soi faxeor / grandi e pizem per lo mondo, / de guerra mantegneor, / per tirarli poi a fondo.

[3] Lapo Gianni, XIII ex./1328 (fior.), 13.30, pag. 595: nd'io ti vo' blasmare, / chÚ, quando un om prende diletto e posa / di sua novella sposa in questo mondo, / breve tempo lo fai viver giocondo, / chÚ tu lo tiri a fondo, / poi no ne mostri ragion ma usaggio, / donde riman doglioso vedovaggio. / O Morte, partimento d'amistate, / o senza p´etate, / di ben matrigna ed albergo di male, / giÓ non ti cale a cui spegni la vita.

1.5 Fig. Fras. Premere a fondo: fortemente, intensamente.

[1] Francesco di Vannozzo, Rime, XIV sm. (tosc.-ven.), [1379] 79.376: Tutti i valenti- portano gli affanni, / e 'l suo fratel Giovanni / volevi ancor mandarli: / che bisogn'Ó ch'io parli? / Ognun dovria cazarli- fuor del mondo! / Vogliono 'l quadro e 'l tondo, / premendo a fondo- tutti lor vicini, / chi con mel, chi con spini, / az˛ ch'a' suoi latini / l'un per l'altro s'inchini- e basso cagia.

1.6 Fig. Fras. Esporre a fondo: in maniera approfondita, dettagliatamente.

[1] Dante, Convivio, 1304-7, I, cap. 2, pag. 8.2: L'una Ŕ che parlare alcuno di se medesimo pare non licito; l'altra Ŕ che parlare in esponendo troppo afondo pare non ragionevole: e lo illicito e 'l non ragionevole lo coltello del mio giudicio purga in questa forma.

1.7 Fig. Locuz. prep. A fondo di.

[1] Boccaccio, Amorosa Visione, c. 1342, c. 31.59, pag. 140: Ognora nella faccia persa e bruna / mi si mostra crucciata e sempre a fondo / della sua rota mi trae dalla cuna, / gravandomi di sý noioso pondo / che levar non mi posso a risalire, / onde giammai non posso esser giocondo╗.

2 Gi¨, in profonditÓ (dell'acqua). Locuz. verb. Andare a fondo; [estens.:] annegare (detto di una persona); colare a picco (detto di una nave).

[1] Questioni filosofiche, p. 1298 (tosc. sud-or.), L. IV, pt. 3, cap. 29, pag. 121.2: In lo xxviiij.o cap(itol)o s'adimanda per qual natura l'omo vivo vae a fondo e 'l morto nota con ci˛ sia cosa ke deveria essere el contrario kÚ per carenša de li spiriti naturali k'Óe sempre a traere in alto pi¨ Ŕne grave el morto ke 'l vivo, (et) cosý deveria andare pi¨ vaccio a fondo.

[2] Monte Andrea (ed. Contini), XIII sm. (fior.), tenz. 1, canz. 1.80, pag. 453: MŰo lamento, movi, e sai cui parla; / ai noiosi riprenditori a torto / di' che nave talor, poi giunta a porto, / di gran tempesta pŔre e va a fondo...

[3] Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.), Luc. L. 3, cap. 16, pag. 128.32: Uno nobile uomo ebbe in quella battallia: Proceo ebbe nome, e fu da la parte de' Marsiliesi, lo quale sapeva tanto del mare, che stava a fondo e governava li fondi de le navi di sotto, e soccorreva a molti bisogni.

[4] Intelligenza, XIV in. (tosc.), 44.4, pag. 155: e truovasi per molta guisa nova: / in alto mare a fondo Ŕ 'l su' dimino; / convien che nave sia che la rimova, / quando di sovr' a lei fa suo cammino...

[5] Jacopo della Lana, Par., 1324-28 (bologn.), c. 3, 121-130, pag. 83, col. 2.4: CussÝ parlomi. Qui conchiude l'Autore e come apar nel testo che sÝ cantando Ave Maria sparino tutto a modo, come in l'aqua fondia se perde a vista una preda o vero altra cosa grave che vada a fondo.

[6] Zibaldone da Canal, 1310/30 (venez.), pag. 97.27: e tu vos saver quando una femena sÚ graveda de fio o de fia, tuo' de la soa late e tuo' un bašil d'aqua e fa' mollšere la late intro l'aqua, s'ella va a fondi ella sý Ŕ femena e s'ella va de sovra ello Ŕ maschollo.

[7] Simintendi, a. 1333 (prat.), L. 2, vol. 1, pag. 65.16: pesci fuggono a fondo; e' piegati delfini no ardiscono di levarsi sopra l'acque contra gli usati venti.

[8] Cavalca, Dialogo S. Greg., a. 1342 (pis.), L. 3, cap. 36, pag. 204.28: e cosý giunti al porto tutti n'uscirono fuori sani e salvi, ed all'ultimo Massimiano. Il qual poi che fu a terra, subito la detta nave and˛ a fondo, come se per l'uscita di coloro le fosse giunto carico...

[9] Metaura volg., XIV m. (fior.), L. 2, cap. 28 ch., pag. 287.5: E perch'ella Ŕ cosý aguta, se vi si gitta alcuno panno sozzo, avaccio diventa mondo. E perch'ella Ŕ cosý grossa e cosý spessa, se vi si getta o uomo o bestia e leghisi loro quelle parti del corpo co le quali solliono notare, con tutto ci˛ nuota in quel Mare Morto e non vae a fondo, imperci˛ che il corpo dell'animale Ŕ pi¨ lieve che non Ŕ quell'acqua.

[10] Tristano Veneto, XIV, cap. 5, pag. 60.29: Et lo levrier, lo qual ciÓ mai non lo volsse abandonar, anci andeva tuta la via bagiando apresso lui, quando ello vete lo chorpo del so signor eser gitadho in mar, ello saltÓ apresso lui et andeva una ora a fondi infin tanto qu'ello nudhando trasse lo corpo desovra, et sý se messe sovra lui per sustignir lo chorpo.

3 Locuz. avv. Infino a fondo: del tutto, completamente, fino alle fondamenta.

[1] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 6, cap. 1, pag. 350.25: E poscia Fimbria adirato a quelli d'Ilion, da' quali, per cagione della parte di Silla, chiusogli le porte, parea che non l'avessero voluto ricevere, la detta cittÓ d'Ilion, cioŔ quella onde Roma anticamente era nata, infino a fondo per tagliamento e incendio la distrusse: ma Silla tostamente la rifece.

[2] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 7, cap. 39, pag. 508.1: e continuamente da poca gente messi in caccia, l'oste de' nemici a Teodosio vincitore diede luogo, ed Eugenio preso e morto vi fue, e Arbogaste colla sua medesima mano s'uccise. E cosý quiritta per lo sangue di questi due la battaglia cittadina mortific˛, sanza quelle dieci migliaia de' Goti, i quali mandati innanzi da Teodosio, si dice che Arbogaste infino a fondo distrusse, i quali fue guadagno a perdere, ed essere vinti fue vittoria.

[u.r. 20.02.2006]