AGOGNARE v.

0.1 agogna, agognando, agognano, agognanti, agognar, agognare, agognaro, agognava, agogni, agogniare, agogno, agongna, agugne, angonia.

0.2 Lat. agoniare (LEI s.v. agoniare).

0.3 Giordano da Pisa, Quar. fior., 1306 (pis.>fior.): 1.

0.4 In testi tosc.: Dante, Commedia, a. 1321; Chiose Selmiane, 1321/37 (sen.).

In testi sett.: Jacopo della Lana, Inf., 1324-28 (bologn.).

In testi mediani e merid.: Poes. an. perug., c. 1350.

0.7 1 Desiderare ardentemente per sé, bramare; desiderare per altri, augurare. 1.1 Assol. Essere tormentati dal desiderio di qsa; soffrire, struggersi.

0.8 Elena Artale 15.04.1999.

1 Desiderare ardentemente per sé, bramare; desiderare per altri, augurare.

[1] Giordano da Pisa, Quar. fior., 1306 (pis.>fior.), 50, pag. 260.5: Sancte Marie Novelle. De le maggiori stultìe che in tutto questo mondo sia si è quella de le genti del mondo, che vanno cercando e agognando le ricchezze del mondo, le quali non si possono avere, e è impossibile cosa ad averle, e poscia che ssi avessero, sono vili e inutili.

[2] Dante, Commedia, a. 1321, Inf., c. 26.9, vol. 1, pag. 436: Ma se presso al mattin del ver si sogna, / tu sentirai, di qua da picciol tempo, / di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna. / E se già fosse, non saria per tempo. / Così foss'ei, da che pur esser dee! / ché più mi graverà, com' più m'attempo.

[3] Cecco d'Ascoli, Acerba, a. 1327 (tosc./ascol.), L. 3, cap. 11.64, pag. 285: O quanto è cieca la gente superba! / Crede che perdonar vergogna sia / E questa opinïone in lor si serba. / O empio, che lo mal pur ti diletta, / Vedi la morte ch'appresso t'agogna / E quanta pena nasce a far vendetta! / È più virtute quando l'uom perdona / Potendo vendicar la sua vergogna, / Che vendicando offender la persona.

[4] Pieraccio Tedaldi, XIV pm. (fior.), 12.13, pag. 728: Ed io n'ho spesso vie maggior bisogno, / più che non ha il tignoso del cappello, / e giorno e notte gli disio e sogno: / e nessun vuole stare al mio ostello; / e poco viemmi a dire se io gli agogno, / ché ciaschedun da me si fa ribello.

[5] Poes. an. perug., c. 1350, 36, pag. 16: Contra vertude questa giente s'ungna, / non ramentando la divina leggie / ciaschun vol che se scriva ciò che agongna. / Descopre gli ochie tu lector che leggie / se vei nel prato niun fiorecto fresco / che non sia pasturato da la greggie.

[6] Giannozzo Sacchetti (ed. Gismondi), a. 1379 (fior.), Il biasimar, che tanto altero fai.45, pag. 76: Quanti grossi monton da stare in valle / si cuopron d'oro e van per aver fede. / E questo sol procede / per cupidigia, che da lor non parte, / con avarizia da misera calle / sempre agognando d'oro farsi rede. / Miser a chi lor crede, / e chi si fida di lor prave carte. / Deh, odi bel seguir Venere o Marte!

[7] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 110, pag. 244.22: E' fu non è ancora molt'anni, uno mio vicino, il quale era tanto perduto di gotte che quasi mai di gran tempo non era possuto uscire del letto; e per questa sua malattia non avea perduto la gola, né alcun dente ancora, ma sempre agognava come potesse menare le mascelle. Avea fatto suo refettoro costui in una camera terrena appresso alla via, donde s'entrava nella sua casa, e ivi molti suoi calonaci s'andavano a stare con lui, vicitandolo molto spesso, però che mai altro che mangiare e bere non si facea nel detto luogo.

[8] Bibbia (05), XIV-XV (tosc.), Prov. 23, vol. 5, pag. 714.13: 1. E però dice Salomone: quando tu devi mangiare con uno ricco uomo, guarda bene ciò che ti metterà inanzi e tutta la maniera. 2. E se tu intendi cosa fuori di ragione, delìberatene più tosto che tu puoi. 3. Non agognare de' cibi di colui che ha guadagnato di falsitade. 4. Non pensare già che tu possi diventare ricco per lavorare, nè per tuo lavorare, se Iddio non t'aiuta...

- Sost.

[9] Jacopo della Lana, Inf., 1324-28 (bologn.), c. 6, 28-33, pag. 183, col. 1.2: Cotai si fecer. Mostra che quel demonio doppo allo agognare, zoè transgossare de quel cibo che per Virg. li fo gitado, facea tal rimor ch'intronava sí quelle anime che voravenno esser state sorde.

1.1 Assol. Essere tormentati dal desiderio di qsa; soffrire, struggersi.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. c. 6.28, vol. 1, pag. 98: E 'l duca mio distese le sue spanne, / prese la terra, e con piene le pugna / la gittò dentro a le bramose canne. / Qual è quel cane ch'abbaiando agogna, / e si racqueta poi che 'l pasto morde, / ché solo a divorarlo intende e pugna, / cotai si fecer quelle facce lorde / de lo demonio Cerbero, che 'ntrona / l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.

[2] Nicolò de' Rossi, Rime, XIV pi.di. (tosc.-ven.), Son. 330.2, pag. 208: Godi, citade mia, di bona vogla, / ché 'l tuo gran stato ormay plu non angonia / ch'el t'è çunto 'l secorso di Amaçonia, / e Pyrro èe morto, che asaliva Trogla.

[3] Chiose Selmiane, 1321/37 (sen.), cap. 26, pag. 123.18: si è che ll'uomo in sul dì sì à ismaltito el cibo e 'l vino che 'l dì dinançi aveva preso, e non à niuno fummo che gli vada a la testa, che 'l faccia agogniare o isvariare: e ancho dicie, che quando ell'uomo è presso al fare alchuna cosa o operatione, giudicha meglio a cche fine dìa venire, che essendo a llongha.

[4] Petrarca, Trionfi, 1351(?)-74, T. Cupidinis II.81, pag. 199: Ecco quei che le carte empion di sogni: / Lancilotto, Tristano, e gli altri erranti, / Ove conven che 'l vulgo errante agogni. / Vedi Ginevra, Isolda, e l'altre amanti, / E la coppia d'Arimino, che 'nseme / Vanno facendo dolorosi pianti.

[u.r. 01.12.2017]