AGUZZARE v.

0.1 aghuça, aghuçça, aghuzare, aghuzò, aguça, aguçadi, aguçali, aguçando, aguçare, aguçava, aguçça, agulza, aguza, aguzan, aguzando, aguzano, aguzar, aguzare, aguzaru, aguzate, aguzati, aguzato, aguzau, aguzza, aguzzando, aguzzano, aguzzansi, aguzzar, 'aguzzar, aguzzare, aguzzaronla, aguzzassono, aguzzata, aguzzate, aguzzati, aguzzato, aguzzavan, aguzzavano, aguzzerae, aguzzeranno, aguzzerò, aguzzi, aguzzino, aguzzisi, aguzzò, aguzzòe, aguzzorono, auzzando, auzzati.

0.2 Lat. *acutiare (LEI s.v. *acutiare).

0.3 Brunetto Latini, Pro Ligario, a. 1294 (fior.): 3.1.

0.4 In testi tosc.: Brunetto Latini, Pro Ligario, a. 1294 (fior.); Fatti dei Romani, 1313 (fior.); Pietro dei Faitinelli, XIV pm. (lucch.); Rim. Am. Ovid. (A), XIV pm. (pis.).

In testi sett.: Belcalzer (ed. Ghinassi), 1299/1309 (mant.); Jacopo della Lana, Par, 1324-28 (bologn.); Bonafé, Tesoro, 1360 (emil.); Gid. da Sommacamp., Tratt., XIV sm. (ver.).

In testi mediani e merid.: Neri Moscoli, Rime, XIV pm. (castell.); Poes. an. perug., c. 1350.

In testi sic.: Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.).

0.5 Locuz. e fras. aguzzare il senno 3.2; aguzzare il vedere 3.3; aguzzare l'appetito 3.4; aguzzare l'ingegno 3.2; aguzzare l'intelletto 3.2; aguzzare l'occhio 3.3; aguzzare la mente 3.2; aguzzare la vista 3.3; aguzzare le ciglia 3.3.

0.6 N La forma cuça in Nicolò de' Rossi, Rime, XIV pi.di. (tosc.-ven.): «cuça beleça e vita mantene» è intesa 'aguzza' da Elsheikh che annota «è forse da correggere in [a]cuça» (p. 276); Brugnolo, N. de' Rossi, vol. I, p. 65 stampa: «cu' çà beleça».

0.7 1 Rendere acuta la punta di oggetti o rifare il taglio a strumenti metallici; appuntire, affilare. 1.1 Diventare più stretto, come acuminato. 2 Estens. Apprestare all'uso (armi o altri strumenti d'aggressione); predisporre a funzionare bene (oggetti o facoltà). 3 Fig. Acuire; eccitare, avvivare, fortificare, ecc. (i cuori, il petto, il desiderio). 3.1 Fig. Incitare, stimolare a fare qualcosa (persone o animali). 3.2 Fras. Aguzzare l'ingegno, l'intelletto, la mente, il senno. 3.3 Fras. Aguzzare la vista, l'occhio, il vedere, le ciglia. 3.4 Fras. Aguzzare l'appetito.

0.8 Redazione interna 03.07.2000.

1 Rendere acuta la punta di oggetti o rifare il taglio a strumenti metallici; appuntire, affilare.

[1] Boccaccio, Ameto, 1341-42, cap. 7, par. 8, pag. 695.13: Ma acciò che il male grazioso tempo non passi perduto, in acconciare reti, in rimpennare saette, in aguzzare li spuntati ferri e in risarcire li faticati archi e le loro corde lo spende.

[2] Lapidario estense, XIV pm. (trevis./friul.), cap. 12, pag. 150.3: Kalamita è una petra souza e negra. Et ha collor de ferro no aguzato, ruzinente. E lla bona, chi lla spezza, deviene pelosa e gretosa.

[3] Lapidario estense, XIV pm. (trevis./friul.), Prologo, pag. 143.16: Cotis è la petra d'aguçare el ferro.

[4] Palladio volg., XIV pm. (tosc.), L. 4, cap. 1, pag. 138.5: E allo innestare bastano tre occhi lasciati al tralce, radendo il tralce due dita, sicchè la buccia rimagna dall'una parte. E alcuni il radono sì leggiermente che non pervegnono al midollo, e sì l'aguzzano, e immettono nel tronco, che la parte scorticata si congiugne alla corteccia della nuova madre.

[5] Bonafé, Tesoro, 1360 (emil.), 561, pag. 136: quell'è la staxon vera. / Se tu vo' piantar muri / Sença radice, questi èn migliori: / Gli più vechi brochi dico, / Çoè del moro e del fico, / Siando quisti brochi antadi, / O vero in terço aguçadi, / Come si fano li palli de la vigna / E la rason è quel che te insegna...

- [Detto del corno di un animale].

[6] Belcalzer (ed. Ghinassi), 1299/1309 (mant.), pag. 172.17: Riniceron è inimig de l'elephant, habiant lo corn in meza la front, e quel lima e aguza ay sax, e così s'apresta a la bataia, e fer l'elephant iy flanch per la moleza de quella part del corp.

- Assol.

[7] Lapidario estense, XIV pm. (trevis./friul.), cap. 23, pag. 154.13: Cotis è una petra d'aguzare. E è-ne de duo mainere, l'una da aqua, l'altra da oglio.

1.1 Diventare più stretto, come acuminato.

[1] Fr. da Barberino, Regg., 1318-20 (tosc.), pt. 13, cap. 1.236, pag. 313: Ancora dicono, che diventano larghi / Viepiù nel petto; e a giacier per lato / Dicon che fanno gli omeri aghuzare, / Et fanno ancora li calcangni maggiori...

2 Estens. Apprestare all'uso (armi o altri strumenti d'aggressione); predisporre a funzionare bene (oggetti o facoltà).

[1] Bart. da San Concordio, 1302/08 (pis.>fior.), dist. 30, cap. 1, par. 12, pag. 445.4: Schiumasi la bocca a' porci salvatichi e aguzzansi i denti; i tori tragittano le corna in vôto e spargono la rena co' piedi...

[2] Simintendi, a. 1333 (tosc.), L. 15, vol. 3, pag. 244.18: Voi vedete che le scellerate spade s'aguzano contro a me: le quali io vi priego che voi rimoviate; e cessate lo male...

[3] Boccaccio, Teseida, 1339-41 (?), L. 1, ott. 42.5, pag. 267: E come leoncel cui fame punge, / il qual più fier diventa e più ardito / come la preda conosce da lunge, / vibrando i crin, con ardente appetito / e l'unghie e' denti aguzza infin l'agiunge; / cotal Teseo...

[4] Braccio Bracci (ed. Volpi), 1373-78 (tosc.), 4, pag. 228: or voglio alquanto aguzzar la mia lima, / aprire il petto mio, ch'era serrato, / e cantar d'un signore alto e sereno / la dispiatata morte...

3 Fig. Acuire; eccitare, avvivare, fortificare, ecc. (i cuori, il petto, il desiderio).

[1] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 10, pag. 19.6: Allora aguzza l'ardire, afferma la lussuria, commuove la sua ira contro a coloro, che l'hanno offeso, e perde l'utile, il quale solamente è in solitudine.

[2] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 76, pag. 194.4: La vertù fa l'animo più forte, più alto, e maggiore. Ma l'altre cose, ch'accendono, e aguzzano le nostre cupidigie, l'abbassano, e sottomettono.

[3] Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.), L. 7, cap. 5, vol. 2, pag. 130.8: La virtuti di lu quali li iniurij non la ruppiru, ma la aguzaru plù ca per certu issa la nota di sua repulsa lu remenau plù ardenti a li comicij, a zò que issu vincissi lu populu con pertinacia...

[4] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 7, cap. 5, pag. 511.11: due volte fu fatto console e censore, et ottenne grandissimo grado di dignitade; la cui virtù non fiaccaro le ingiurie ma aguzzaronla.

[5] Boccaccio, Corbaccio, 1354-55, parr. 201-10, pag. 73.2: E parendo loro essere salite un alto grado, quantunque conoscano sé essere nate ad essere serve, incontanente prendono speranza e aguzzano il disiderio alla signoria...

[6] Petrarca, Canzoniere, a. 1374, 360.36, pag. 446: Di ciò m'è stato consiglier sol esso, / sempr'aguzzando il giovenil desio / a l'empia cote, ond'io / sperai riposo al suo giogo aspro et fero.

[7] Deca terza di Tito Livio, XIV (fior.), L. 8, cap. 19, pag. 319.18: Non sola la libertà quivi si difendeva, la quale solamente i petti degli uomini forti suole aguzzare, ma gli ultimi supplicii di tutti e l'abbominevole morte era dinanzi agli occhi.

[8] Deca terza di Tito Livio, XIV (fior.), L. 6, cap. 51, pag. 182.35: Queste cose fuori della città per terra e per mare i corpi e gli animi insiememente aguzzavano alle battaglie...

- Pron.

[9] Boccaccio, Ameto, 1341-42, cap. 33, pag. 782: Di salire a' suoi regni anche 'l disio / s'aguzza molto, e tra' viventi amore / fraternal se ne piglia giusto e pio.

3.1 Fig. Incitare, stimolare a fare qualcosa (persone o animali).

[1] Brunetto Latini, Pro Ligario, a. 1294 (fior.), pag. 174.21: Vedi, Cesare, che que' medesimi a' quali tu hai perdonato per grande lode della dolcezza tua, que' medesimi per loro parole t'aguzzeranno a far crudeltade.

[2] Fatti dei Romani, 1313 (fior.), pag. 208.2: Il sole avea già un pocho il giorno rischaldato, quando una novella venne di versso Roma, che molto aghuzò la mislea e abraciò il quore di Ciesare e de' suoi chavalieri a i romore incominciare; e ciò loro donò alquanto giusta chagione d'i loro nimici asallire...

3.2 Fras. Aguzzare l'ingegno, l'intelletto, la mente, il senno.

[1] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 108, pag. 357.13: Ma l'uomo pecca alcuna volta per colpa de' maestri, che c'insegnano disputare, e non vivere. Alcuna volta vanno de' discepoli alla scuola, non per megliorare, ma per sottigliare, e aguzzare lo 'ngegno.

[2] Boccaccio, Amorosa Visione, c. 1342, c. 42.31, pag. 182: Riguardando oltre, con sembianza umile / venia colei che nacque di coloro, / che tal fiata con materia vile / aguzandolo 'ngegno a lor lavoro, / fer nobile colore ad uopo altrui, / multiplicando con famiglia in oro.

[3] Neri Moscoli, Rime, XIV pm. (castell.), 3.6, pag. 548: egli è bisogno che tutto somette / l'alma col core e la mente tua, en prima, / a quel signore Amor, che con sua lima / schiarisse, embianca, aguzza gli entellette / col gran desio che dentro esso ve mette / lo qual è de vertù principal cima.

[4] Ristoro Canigiani, 1363 (fior.), cap. 18.10, pag. 47: E scioglier di ciascuna il duro nodo, / Aguzzando sì ben le nostre menti, / Che discerniam dal falso bene il vero, / E 'l ben dal mal con veri intendimenti.

[5] Ricette di Ruberto Bernardi, 1364 (fior.), pag. 71.11: Salachardo è una pietra si truova ne li nidi de' grifoni. Acresce le richeçe, ed aghuça lo 'ngiengnio, e prevede le chose che debono avenire.

[6] Ricette di Ruberto Bernardi, 1364 (fior.), pag. 63.23: 'l vino [[...]]. Se 'l maturo pie [sic] la bocha, a noi sì è molto buono; però che 'l senno t'aghuçça.

[7] Boccaccio, Decameron, c. 1370, VII. 4, pag. 462.1: La donna, alla quale Amore aveva già aguzzato co' suoi consigli lo 'ngegno, rispose: «Innanzi che io voglia sofferire la vergogna che tu mi vuoi fare ricevere a torto, io mi gitterò in questo pozzo...

[8] Gid. da Sommacamp., Tratt., XIV sm. (ver.), cap. 2, par. 97, comp. 39.9, pag. 113: Chi Bacho adora con moderamento, / lo corpo prima fa de ben contento / e l'alma poscia trova in ben rifatta. / Lo sobrio Bacho riconforta l'animo, / l'ingiegno aguzza e fa l'omo magnanimo.

- Pron.

[9] Alberto della Piagentina, 1322/32 (fior.), L. 3 9.53, pag. 110: O beato Signor, che tanto vali, / Dona l'effetto de' nostri desiri, / Da' che la mente s'aguzzi a cercare / Il sommo ben che tu di sopra giri; / E trovato 'l tuo raggio fa' fermare / In te il viso del vero intelletto, / Nè lo lasciare in altra parte errare.

[10] Boccaccio, Filocolo, 1336-38, L. 3, cap. 18, pag. 273.6: O misera fortuna, i tuoi ingegni s'aguzzano a nuocere a me, apparecchiato di ruinare!

[11] Pietro dei Faitinelli, XIV pm. (lucch.), Componim. 1.34, pag. 420: Lascivie e pompe non metto in oblio, / né quel peccato rio / d'avaricia, di Dio mortal nemica, / ove s'aguzza tutto il nostro ingegno.

3.3 Fras. Aguzzare la vista, l'occhio, il vedere, le ciglia.

[1] Rim. Am. Ovid. (B), a. 1313 (fior.), prologo, pag. 391.12: Più utile fia torre la ruta che aguzzail vedere e qualunque cosa niega i nostri corpi alla lussuria.

[2] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. c. 15.20 vol. 1, pag. 244: e ciascuna / ci riguardava come suol da sera / guardare uno altro sotto nuova luna; / e sì ver' noi aguzzavan le ciglia / come 'l vecchio sartor fa ne la cruna.

[3] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. c. 29.134, vol. 1, pag. 504: Ma perché sappi chi sì ti seconda / contra i Sanesi, aguzza ver' me l'occhio, / sì che la faccia mia ben ti risponda...

[4] Jacopo della Lana, Par., 1324-28 (bologn.), c. 25, 118-129, pag. 568, col. 2.5: e molte [volte] per li radii solari s'abarbaglia, sí che non vede, cussí l'A. aguçavasoa vista per veder se dentro a qui' radii era lo corpo de san Çoanne Evangelista.

[5] Boccaccio, Ameto, 1341-42, cap. 42, par. 3, pag. 824.3: Ma fuggitali per lo lieto viso di quelle cotal paura, aguzzando gli occhi, con quelli s'ingegnava di penetrare il chiaro lume.

[6] Rim. Am. Ovid. (A), XIV pm. (pis.), pag. 169.1: Più utile cosa è che prendi la ruta che aguzza lo vedere e ciò che nega li nostri corpi a Venus.

[7] Boccaccio, Esposizioni, 1373-74, c. XV, par.14, pag. 668.15: Questo avviene per difetto degli spiriti visivi, li quali, o da grosseza o da altra cagione impediti, quando non possono ben comprendere le cose opposite, ne stringono ad aguzar le ciglia, per ciò che in quello aguzar le ciglia ristrignamo in minor luogo la virtù visiva, e, così ristretta, diviene più acuta e più forte al suo uficio...

3.4 Fras. Aguzzare l'appetito.

[1] Poes. an. perug., c. 1350, 372, pag. 25: Dè reducete ad un le bine volglie / e non s'entane en voi la meretrice / ch'aguza gli apetite a prave dolglie.

[2] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 75, terz. 100, vol. 4, pag. 11: Nell'altro cibo ti sarà mutato / sì, che potrai aguzzar l'appetito, / e rischiarar, se tu l'avrai turbato.

[3] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 211, pag. 547.10: E a cui dicea in una forma, e a chi in un'altra, solo per aguzzar più gli appetiti di quelli che erano d'attorno: tanto che certi giovani, tirandolo da parte, li dissono...

[u.r. 01.12.2017]