BEFFA s.f.

0.1 befa, befe, beff, beff', beffa, beffe, beffi.

0.2 LEI s.v. *beff‑ 'voce elementare o imitativa; gonfiamento delle labbra, gesto di dileggio' (5, 826.15).

0.3 Proverbia que dicuntur, XII u.q. (venez.): 1.

0.4 In testi tosc.: Ruggieri Apugliese (ed. Contini), XIII m. (sen.); Fiori di filosafi, 1271/75 (fior.); Bono Giamboni, Vizi e Virtudi, a. 1292 (fior.); Bestiario toscano, XIII ex. (pis.); Folgóre, Mesi, c. 1309 (sang.); Lett. pist., 1320-22; Simintendi, a. 1333 (prat.); Mino Diet., Sonn. Inferno, XIV m. (aret.); Lett. amiat., 1365.

In testi sett.: Proverbia que dicuntur, XII u.q. (venez.); Uguccione da Lodi, Libro, XIII in. (crem.); Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.); Giacomino da Verona, Ierusalem, XIII sm. (ver.); Paolino Minorita, 1313/15 (venez.); Jacopo della Lana, Inf., 1324-28 (bologn.); Sam Gregorio in vorgà , XIV sm. (lig.).

In testi mediani e merid.: Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.); Armannino, Fiorita (13), p. 1325 (abruzz.); Simone Fidati, Ordine, c. 1333 (perug.); Passione cod. V.E. 477, XIV m. (castell.).

0.5 Con att. al sing. in -e: «solo per un cagnuol, ch'è una beffe», Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.); e al plur. in -i: «avegna che del detto suo facesse gran beffi», Bono Giamboni, Vizi e Virtudi, a. 1292 (fior.).

Anche s.m. (befe).

Locuz. e fras. a beffe 2; avere a beffa 2.3; col danno e con le beffe 1.2.1; con danno e con beffa 1.2.1; con la beffa e col danno 1.2.1; con le beffe e col danno 1.2.1; da beffa 3.1; da beffe 3.1, 3.1.1; fare beffe 2.1; farsi beffe 2.1; gettare in beffe 2.2; mettere in beffe 2.2; per beffe 3.1; tenere a beffe 2.3.

0.7 1 Scherzo, inganno che si fa a qno con l'intento, sia bonario sia malevolo, di deriderlo, di impartirgli una lezione. 1.1 Ricevere beffa, le beffe. 1.2 [In concomitanza o contrapposizione con danno]. 2 Presa in giro, derisione di qsa o (qno), per lo più malevola, scherno; anche, in partic., sberleffo, canzonatura fatta con insulti, risa e smorfie. Locuz. avv. A beffe: per scherno. 2.1 Locuz. verb. Fare, farsi beffe di qsa (o qno): canzonare qno; ridere di qsa (o qno) con dileggio, con disprezzo, con ostentata noncuranza. 2.2 Locuz. verb. Gettare, mettere in beffe qsa: sinon. di farsi beffe di qsa. 2.3 Locuz. verb. Avere a beffa, tenere a beffe qsa: sinon. di farsi beffa di qsa. 2.4 Oggetto di malevola derisione altrui. 3 Cosa falsa; anche, in partic., finzione narrativa. 3.1 Locuz. agg. Da beffe: falso, ingannevole. Locuz. avv. Da, per beffe: per finta. 4 Cosa da nulla, inezia; cosa ridicola e risibile, sciocca.

0.8 Raffaella Pelosini 30.10.2000.

1 Scherzo, inganno che si fa a qno con l'intento, sia bonario sia malevolo, di deriderlo, di impartirgli una lezione.

[1] Proverbia que dicuntur, XII u.q. (venez.), 222, pag. 532: [Le] [d]one à solaço far corne a lo marito; / [d]e questa orda befa spesora me 'nde rito.

[2] Fr. da Barberino, Regg., 1318-20 (tosc.), pt. 4, cap. 1.72, pag. 92: S'io non credea a ttutte le 'npromesse, / Che voi, Madonna Speranza, davate, / No· ne dovete portar maravilglia; / Ch'avanti ch'io questo don ricievesse, / Per tante beffe menata m'avete, / Ch'i'dissi: «Folle è chi a voi s'apilglia;».

[3] Cecco d'Ascoli, Acerba, a. 1327 (tosc./ascol.), L. 3, cap. 18.3260, pag. 319: Se è perforato, anche meglio resiste / A spiriti maligni ed a lor beffe / Che in sogno mostran le diverse viste...

[4] Boccaccio, Decameron, c. 1370, III, 3, pag. 193.8: Io intendo di raccontarvi una beffa che fu da dovero fatta da una bella donna a uno solenne religioso...

[5] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 218, pag. 566.4: Ben fu maggior beffa questa che séguita, considerando come e chi la fece.

1.1 Avere beffa, ricevere beffa, le beffe.

[1] Lett. pist., 1320-22, 13, pag. 56.15: sì che quando tu scrivi guarda per chui tue ci mandi lectere, che noi noe ne avessimo beffa.

[2] Lett. amiat., 1365, pag. 99.33: Tanto ve dicho, padri mei, ch' io ò f(a)c(t)a sì facta forteça i(n) S(an)c(t)a Fiora che de legiero no(n) se poria p(er) voi né p(er) me averne beffa abiando da la signoria vostra quello sichorso ch' io al tutto i(n) voi spero.

[3] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 57, terz. 5, vol. 3, pag. 133: Venuto il termine, ebbe la tenuta / il Melanese, e 'l Legato tradito / si tenne della beffa ricevuta.

[4] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 187, pag. 462.19: Molto fanno ridere queste beffe gli uditori, ma molto più dilettano quelle, quando il beffatore dal beffato riceve le beffe, come in questa si dimostrerrà.

1.2 [In concomitanza o contrapposizione con danno].

[1] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 211, pag. 549.6: - Noi ce n'abbiamo una nostra una; egli è peggio ancor la beffa che 'l danno.

1.2.1 Fras. Con (la, le)beffa/beffe e con (il) danno.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 23.14, vol. 1, pag. 382: Io pensava così: 'Questi per noi / sono scherniti con danno e con beffa / sì fatta, ch'assai credo che lor nòi.

[2] Boccaccio, Decameron, c. 1370, II, 1, pag. 74.6: Spesse volte, carissime donne, avvenne che chi altrui sé di beffare ingegnò, e massimamente quelle cose che sono da reverire, s'è con le beffe e talvolta col danno sé solo ritrovato.

[3] Boccaccio, Decameron, c. 1370, VIII, 6, pag. 534.4: Calandrino, vedendo che creduto non gli era, parendogli avere assai dolore, non volendo anche il riscaldamento della moglie, diede a costoro due paia di capponi; li quali, avendo essi salato il porco, portatisene a Firenze, lasciaron Calandrino col danno e con le beffe.

[4] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 219, pag. 571.28: Così si rimase ancora questa cosa e con la beffa e col danno.

2 Presa in giro, derisione di qsa o (qno), per lo più malevola, scherno; anche, in partic., sberleffo, canzonatura fatta con insulti, risa e smorfie. Locuz. avv. A beffe: per scherno.

[1] Alberto della Piagentina, 1322/32 (fior.), L. 2, 1.11, pag. 47: E indurata schernisce gli affranti / Dalla sua rota, e più con beffe ride / Quant'ha più fatto col suo mal ploranti.

[2] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 3, cap. 7, pag. 235.12: Restava, che il tribuno appresso il popolo sanza il popolo operasse; et abandonato nella corte, con grandi beffe e dirisione della sua calunnia solo dimorava.

[3] Passione cod. V.E. 477, XIV m. (castell.), 1093, pag. 68: Et staendo cusì Ihesù, / sedendo êlla sedia su, / li Iuderi se renkinaro, / tutti quanti lo salutaro; / ciasscheduno a beffe sì dicea: / «Deo te salvi, re de Judea!».

[4] Arrighetto (ed. Battaglia), XIV (tosc.), L. 1, pag. 215.10: Io sono con ischerne morso, e di me male canzoni canta il popolo, e sonli fastidioso salmo. Egli canta di me infamia, e con molte beffe l'empia turba di me fa scede.

2.1 Locuz. verb. Fare, farsi beffe di qsa (o qno): canzonare qno; ridere di qsa (o qno) con dileggio, con disprezzo, con ostentata noncuranza.

[1] Ruggieri Apugliese (ed. Contini), XIII m. (sen.), 2.153, pag. 897: Cui de Lui fa beff'o scherna / com'a puttana di taverna, / siali amorta la lucerna / de l[o] vedere!

[2] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 1, cap. 6, pag. 31.6: che 'l parlare non troppo savio, se egli è acconciamente fatto, è molto lodato; e advegna che ella sia bella e pulita, s'egli è fatto disconciamente, è dispregiato e fattone beffe.

[3] Fiori di filosafi, 1271/75 (fior.), pag. 117.5: E questi, quando le trovava garrire, sì le innizzava per farle venire a' capelli e faceasine beffe, veggendo ch'elle contendeano per così sozzissimo uomo.

[4] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), Vita beati Alexii, 427, pag. 307: Per dexset ann g'è stao, e no l'acognosceva, / K'el foss lo me' fïol comprender no 'l poëva, / Li serv ne fen pur beffe e lu nïent dixeva, / Per li og ge devan dr'aqua e lu pur zo sofreva.

[5] Bono Giamboni, Vizi e Virtudi, a. 1292 (fior.), cap. 50, pag. 86.4: avegna che del detto suo facesse gran beffi e il suo fatto avesse per niente, tuttavia s'apparecchiò e rifece sua oste per combattere con lei, se fosse ardita d'aspettarla.

[6] Monte Andrea (ed. Minetti), XIII sm. (fior.), canz. 6.88, pag. 71: Chi 'l suo, per sua sciagura, ismanovisce, / chi 'l pur conosce, ·nom par mai che si sazi / di farne, quanto puote, beffe e strazi: / sì come paz[z]ö, è per tuti aunito.

[7] Laude cortonesi, XIII sm. (tosc.), 24.25, vol. 1, pag. 179: Nel süo vulto li sputaro, / e la sua barba sì la pelaro; / facendo beffe, l'imputaro / ke Dio s'è facto, falsamente.

[8] Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.), 47.36, pag. 186: «Falsadore, eo notrico lo mio corpo, no l'occido: / de la tua tentazione beffa me ne faccio e rido.

[9] Bestiario toscano, XIII ex. (pis.), cap. 62, pag. 77.22: E incontenente se la levoe in sue le corna e giettola ferita in terra, e disse: Non fare più beffe di tuo maiore. Questo ditto è per castigatione nostra, che nullo homo non de' fare beffe di suo maiore né di più forte di lui.

[10] Folgóre, Mesi, c. 1309 (sang.), 13.12, pag. 418: E siate ben vestiti e foderati / di guarnacch' e tabarri e di mantelli / e di cappucci fini e smisurati; / e beffe far de' tristi cattivelli, / de' miseri dolenti sciagurati / avari: non vogliate usar con elli.

[11] Elucidario, XIV in. (mil.), L. 1, quaestio 178, pag. 129.21: ké anchó Lo biastemano li Iudey, li pagani Ne fan beffe e schergnie, li heretici Lo scarpano, li mal cristiani Lo combateno e continuamente El sostene pasione in li Soy membri.

[12] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 41, pag. 88.23: La forza d'Iddio è scesa in questo corpo, e muove, e mantiene l'animo alto, e ammisurato, il quale tutte le cose trapassa, siccome vili, e minori di lui, facendosi beffe delle cose, che noi temiamo, e desideriamo.

[13] Armannino, Fiorita (13), p. 1325 (abruzz.), pag. 31.34: Allora dice Enea: «Ora me di', bello patre, quy sono questoro che speronando vene. Illy me pare senza nullo avantagio vista de pasturi me mustrano de avere, ma l'uno de quilly ad l'autro tene lo freno et par che sse volgia corroczar insemora». Anchise ge respuse: «O bello filgiolo non te far beffe de toy pasturi. Quilly sono li duy fratelly primy comenzatury de lo regno romano, quisti faranno accrescere lo teo nomo...

[14] Jacopo della Lana, Inf., 1324-28 (bologn.), c. 21, 136-139, pag. 528, col. 2.5: Per l'argene sinistra. Or qui dixe della via ch'i fenno, sozongendo commo qui demunij seguivano dredo al so capetanio, e derideanlo e beffavano de lui, e zaschuno in derisione de lui etreva la lengua fora, e strengeanla cum li denti sí como s'usa in far beffe d'altri.

[15] Simintendi, a. 1333 (prat.), L. 3, vol. 1, pag. 140.18: Io piagnea: la crudele schiera de' compagni si facea beffe delle mie lagrime, e costringea il mare co' frettolosi remi.

[16] Simone Fidati, Ordine, c. 1333 (perug.), pt. II, cap. 5, pag. 667.26: Alcune sono parole oziose, le quali non sono parole necessarie, né è bisogno a udire e non danno edificazione; alcune sono viziose, alcune da fare ridere altrui, alcune ingiuriose, alcune di bugie, alcune da fare beffe d'altrui...

[17] Boccaccio, Amorosa Visione, c. 1342, c. 13.68, pag. 68: Ridendo poi fra lor se ne facieno / beffe ed istrazio di que' cattivelli, / ch'a cavar quel fatica avuta avieno.

[18] Cavalca, Esp. simbolo, a. 1342 (pis.), L. 1, cap. 17, vol. 1, pag. 125.8: E Geremia facendosi beffe degl'idoli, dice: Non hanno spirito nè sentimento, ma sono opera vana e da farne beffe.

[19] Comm. Arte Am. (B), XIV pm. (fior.), ch. 422, pag. 775.30: Tu rideresti, lettore, e farestiti beffe di me se io ti lasciasse neuno paragrafo sanza chiosa, ma s'io mi confidasse del tuo ingegno, io ci lasciarei di cinque i sei o degli undici i dodici.

[20] Mino Diet., Sonn. Inferno, XIV m. (aret.), 7.12, pag. 22: Nè si fan beffe più d' aver signore, / nè credon più ch' altra vita non sia / morendo sempre perduto l' errore.

[21] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 62, terz. 93, vol. 3, pag. 197: E dietro al carro andavano i pregioni / legati, e 'nghirlandati, udendo fare / di loro strazio, beffe, e diligioni.

2.2 Locuz. verb. Gettare, mettere in beffe qsa: sinon. di farsi beffe di qsa.

[1] Uguccione da Lodi, Libro, XIII in. (crem.), 374, pag. 613: Mai d'una cosa fai l'omo grande derradhe, / de sacrament qe molt era çà redotadhe, / mai lo plui de la cente l'à en befe çetadhe, / qé tanto ie plase le calde peveradhe...

[2] Paolino Minorita, 1313/15 (venez.), cap. 26, pag. 32.9: L'altra si è çugolaria, per la qual l'omo çeta en riso et befe ogna chosa, e questi compara Aristotele alli oxelli che vive de rapina ch'elli tole rapina de ogni logo ch'elli po, etiamdio delli sacrificii de li templi, così per questo vicio l'omo vol trar ogna chosa, benk'ela sia dicta saviamente o per alguna utilitade, a çogo et a schernie.

[3] Simone Fidati, Lett., a. 1348 (tosc.), pag. 518.16: Non mettete in beffe la christiana vita che 'l vero monacho non à donde debba ridere sopra terra.

2.3 Locuz. verb. Avere a beffa, tenere a beffe qsa: sinon. di farsi beffa di qsa.

[1] Tavola ritonda, XIV pm. (fior.), cap. 15, pag. 55.25: Amoroldo, io no 'l dico quanto per questa volta, ma per altre volte questo folle non disse mai parole che non fosse sentenzia data: imperò le sue parole non si vogliono tenere a beffe.

[2] A. Pucci, Libro, 1362 (fior.), cap. 39, pag. 282.16: ne' XXVIIIJ e ne' XXX dì della luna il tuo sogno non manifestare, e se lo di, dillo a savia persona e no· llo avere a beffa...

[3] S. Caterina, Epist., 1367-77 (sen.), [1376] lett. 71, pag. 295.19: Guardate, quanto avete caro la vita, che non ci comettiate negligentia: né tenete a beffe l'operationi dello Spirito santo, che sonno dimandate a voi, che 'l potete fare se voi volete.

2.4 Oggetto di malevola derisione altrui.

[1] Bart. da San Concordio, 1302/08 (pis.>fior.), dist. 28, cap. 2, par. 6, pag. 429.14: L'uccello, che si dice cuculio, sempre canta il suo nome, ma non è udito volentieri, anzi è beffa degli altri uccelli: così è chi sé medesimo loda.

3 Cosa falsa; anche, in partic., finzione narrativa.

[1] Giordano da Pisa, Quar. fior., 1306 (pis.>fior.), 30, pag. 150.19: Cimera chiamano i savi una favola, una immaginazione, che l'omo dice che sono bestie c'hanno viso d'uomo overo di femina, e l'altro corpo di bestia: questo hanno i savi per una beffa.

[2] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 25, pag. 57.18: La seguente novella di messer Dolcibene, della quale voglio ora trattare, fu da dovero, dove la passata fu una beffa.

[3] Leggenda Aurea, XIV sm. (fior.), cap. 144, S. Francesco, vol. 3, pag. 1262.25: In Puglia uno uomo, ch'avea nome Ruggeri, stando innanzi a la imagine di san Francesco, cominciò a pensare dicendo [se] sarebbe vero che [a] costui fosse venuto cotale miracolo, o sarebbe beffa, o trovamento simulato de' suoi frati.

3.1 Locuz. agg. Da beffe: falso, ingannevole. Locuz. avv. Da, per beffe: per finta.

[1] Giordano da Pisa, Pred. Genesi, 1309 (pis.), 4, pag. 62.12: Ma lo paradiso è altrementi in dell'omo che in della nave corporale; ché in della nave è uno paradiso truffatorio et da beffe, ma non è così in della nave spirituale dell'omo.

[2] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 18, pag. 36.26: Non credere, ch'i' ti comandi, che tu facci come fanno alcuni, che per ischifiltà di lussuria ricoverano in una piccola casellina, e mangiano un pochetto di pan grosso [...] e tutto questo fanno per beffe, e per ciance, ma tu il farai da dovero, e di certo.

[3] Giovanni Villani (ed. Porta), a. 1348 (fior.), L. XIII, cap. 8, vol. 3, pag. 315.3: La qual cosa non fu vero, ma ffu vero quello ch'è detto; ma per le sue opere vivea in grande sospetto e gelosia, e chiunque gli rivelava trattato o da beffe o da dovero, o parlava contro a llui, facea morire...

[4] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), 33, pag. 78.30: E non si dee ancora, né da beffa, né da dovero, aspreggiare uno peccatore, quando viene a contrizione, però che nelle cose sacre non si vuole scherzare; ché per menare la bacchetta oltre al debito modo, n'acquistò un bene gli sta, che mai non gli venne meno.

3.1.1 Locuz. nom. Da beffe: il falso.

[1] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 41, terz. 99, vol. 2, pag. 198: Così il da beffe tornò daddovero, / che rade volte di cose mondane / se n'ha diletto compiuto, ed intero, / conciossiacosachè tutte son vane; / dunque fermar dobbiam nostro diletto / alle cose divine, e non umane.

4 Cosa da nulla, inezia; cosa ridicola e risibile, sciocca.

[1] <Cavalca, Disc. Spir., a. 1342 (pis.)>, cap. 19, pag. 158.22: Onde molto biasima quei lavorj, i quali distraggono troppo la mente, e affliggono molto il corpo, e altre occupazioni gravi, inutili, e vane: aggiugnendo, che il seguire cose oziose per fuggire ozio, è una beffa.

[2] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 2, cap. 27.32, pag. 166: Ben vo' che ponghi a quel ch'or dico cura: / solo per un cagnuol, ch'è una beffe, / si mosse sdegno e guerra ch'ancor dura...

[3] Boccaccio, Decameron, c. 1370, III, 1, pag. 185.3: e io ho più volte a più donne che a noi son venute udito dire che tutte l'altre dolcezze del mondo sono una beffa a rispetto di quella quando la femina usa con l'uomo.

- Masch.

[4] Giacomino da Verona, Ierusalem, XIII sm. (ver.), 166, pag. 633: E ben ve digo ancora en ver, sença bosia, / ke, quant a le soe voxe, el befe ve paria / oldir cera né rota, organ né simphonia, / né sirena né aiguana né altra consa ke sia...

[u.r. 26.09.2008]