CANAPULE s.m.

0.1 canapuli.

0.2 Da canapa.

0.3 A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.): 1.

0.4 Att. unica nel corpus.

0.6 N La voce è stata a lungo creduta imparentata con il fr. canif e interpretata come nome di una specie di pugnale o 'stiletto', ma cfr. ora Parenti, Gandavugli, p. 88: «nel tardo Medioevo i canapuli erano talvolta usati come materiale combustibile povero, a risparmio della legna: cuocere il pane coi canapuli era un modo per fare economia. Si può allora immaginare che nel passo del Pucci il nome canapuli vada inteso nell'unico senso documentato, ma all'interno di un'espressione metaforica probabilmente occasionale. Costretto dalla rima col cognome Muli (che lo aveva già portato a puli per 'puliti'), il Pucci deve aver usato sanza canapuli col valore di 'senza risparmio', cioè 'col dovuto sfarzo'. Quasi come se oggi qualcuno, concordando una festa di nozze, tenesse a precisare: "ma non coi fichi secchi". Per canapule, dunque, l'accezione 'stiletto' non è altro che un piccolo e innocuo fantasma lessicografico».

0.7 1 Fusto legnoso della canapa.

0.8 Francesca Gambino; Pär Larson 15.10.2001.

1 Fusto legnoso della canapa.

[1] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 76, terz. 31, vol. 4, pag. 15: Messer Iacopo allora degli Strozzi, / Sindaco del Comun fu in ta' mestieri; / e perchè tanta nimistà si sgozzi, / fece in Pistoia quattro Cavalieri, / due de' Panciatichi, e 'l terzo de' Muli, / ed un de' Gualfreducci volentieri. / E 'l Comun di Firenze netti, e puli / a lor donar fe domila fiorini, / perchè armeggiasser sanza canapuli.

[u.r. 16.11.2011]