SÌLLABA s.f.

0.1 silaba, silabe, silbe, sillaba, sillabe, sillabi.

0.2 Lat. syllaba (DELI 2 s.v. sillaba).

0.3 Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.): 1.

0.4 In testi tosc.: Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.); Stat. pis., 1330 (2).

In testi sett.: Jacopo della Lana, Inf., 1324-28 (bologn.);

In testi sic.: Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.).

0.6 N L'accezione 1, definita secondo quanto intendono i testi cit., corrisponde solo approssimativamente al concetto moderno; manca in partic. una chiara consapevolezza della distinzione tra grafia e fonetica (alla quale si riferisce l'es. 1.2 [1], che però non parla più della sillaba in senso grammaticale).

0.7 1 [Gramm.] Sequenza stabile di più lettere in cui è divisibile una parola. 1.1 Non mancare una sillaba (a un discorso): non mancare nulla. 1.2 Plur. Estens. L'aspetto fonetico, pronunciabile, di un discorso. 2 [Metr.] Unità costitutiva del verso, che ne determina la misura. 2.1 Sillaba lunga, breve (con rif. alla metrica latina).

0.8 Pietro G. Beltrami 21.07.1998.

1 [Gramm.] Sequenza stabile di più lettere in cui è divisibile una parola.

[1] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 7, cap. 33, pag 488.23: Ma Magnente appo Augustoduno occupò lo imperio, il quale continuamente per Gallia, e Africa, e Italia usò: ma in Illirico Vetranione, vecchio per etade, i cavalieri imperadore lo chiamaro; uomo per natura semplice, ma a tutti piacevole, il quale neuna lettera avea già apparato. Imperò pensando lo imperadore sopra le primaie lettere, e sopra le lettere delle sillabe come rilevassero insieme, da Constanzio, il quale allotta apparecchiava battaglia, essendo in Magnente acceso di vendicare il fratello, comandatogli che lasciasse lo imperio, pognendo giuso la porpore colle lettere, e contentandosi d'essere privato, il palagio e la scuola lasciò.

[2] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 121, pag 403.31: Tu di', io voglio apprendere com'i' sia men cupido, e men pauroso. Trammi di falsa, e vana religione, e 'nsegnami, che quello, che si chiama buona ventura, è cosa vana, e leggiera, e che leggiermente si può cambiare una sillaba di questa parola, e dire mala ventura.

[3] Jacopo della Lana, Par., 1324-28 (bologn.), c. 7, 1-15, pag. 156, col. 1.24: Io dubitava... Qui tocca quel dubbio, de che è fatto mentione, e poetando mostra com'era timido, ma Beatrixe, sí come nome bono e perfetto, lo secorse, e però dixe per B e per C, toccando «causa eufonie», çoè per bona sonoritade, pur le estreme sillabe de tal nome. || Cfr. Purg. VII 14 «Ma quella reverenza che s'indonna / di tutto me, pur per Be e per ice, / mi richinava come l'uom ch'assonna».

[4] Stat. pis., 1330 (2), cap. 134, pag 587.27: Correcto et ammendato è questo Breve, tutto, co' l'additioni et vacationi come scripto è di sopra; et coi nuovi capituli aggiunti in questo Breve con questo segno, u vero sillaba FI., et ove è questa sillaba, u vero segno FI...

[5] Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.), L. 8, cap. 16, Vol 2, pag 188.15: e lu populu cridau per subitu consentimentu: «In ti». O maravilyusa forza di lu pregatu judici, ca per certu issu egualau Catulu a lu gran Pompeyu con tucti li ornamenti, li quali eu aiu ricuntati, inclusu in spaciu di duy sillabi.

[6] A. Pucci, Libro, 1362 (fior.), cap. 40, pag 290.9: E se vuogli sapere quali sono i dì oziachi di gennaio, prendi le prime due silabe di questo «agurior»le quali sono a e gu...

[7] Sposiz. Pass. s. Matteo, 1373 (sic.), prologo cap. 4, Vol 1, pag 18.15: Item, per miglur claricza, 'homo' que pars est? Nomen est. Kistu nomu 'homo' in sua materia esti dui sillabi: pichula cosa, pocu cosa; in sua virtuti significativa esti infinita cosa, ka significa infiniti homini; ka si eu dicu: - Omnis homo est mortalis -, sucta la significationi di 'homo' si cumprindi li homini li quali foru, su et serranu essiri mortali.

1.1 Non mancare una sillaba (a un discorso): non mancare nulla.

[1] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 5, cap. 5.42, pag. 350: «Figliuol, diss'el, non t'avvegna più mai / che, quand'uom parla, rompa la parola, / se cagion degna al dimandar non hai. / La voglia serba e stringi labbra e gola / sempre ascoltando, in fine che ben vedi / ch'al dir non manca una sillaba sola».

1.2 Plur. Estens. L'aspetto fonetico, pronunciabile, di un discorso.

[1] Dante, Convivio, 1304-7, I, cap. 10, pag. 44.7: Onde chi vuole bene giudicare d'una donna, guardi quella quando solo sua naturale bellezza si sta con lei, da tutto accidentale adornamento discompagnata: sì come sarà questo comento, nel quale si vedrà l'agevolezza delle sue sillabe, le propietadi delle sue costruzioni e le soavi orazioni che di lui si fanno; le quali chi bene aguarderà, vedrà essere piene di dolcissima e d'amabilissima bellezza.

2 [Metr.] Unità costitutiva del verso, che ne determina la misura.

[1] Guido Cavalcanti (ed. Contini), 1270-1300 (fior.), 50.2, pag 563: Di vil matera mi conven parlare / [e] perder rime, silabe e sonetto...

[2] Dante, Convivio, 1304-7, IV cap. 2, pag 269. 4: Per che sapere si conviene che 'rima' si può doppiamente considerare, cioè largamente e strettamente: strettamente s'intende pur per quella concordanza che nell'ultima e penultima sillaba fare si suole...

[3] Ottimo, Purg., a. 1334 (fior.), c. 27, pag 493.3: e dice sanza metro, cioè sanza misura. Metro è verso misurato con piedi di silabe.

[4] Pieraccio Tedaldi, XIV pm. (fior.), 1.9, pag 717: Qualunque vòl saper far un sonetto [[...]] Aver vuol quattro piè, l'esser diretto / e con dua mute, ed essere ordinato, / ed in parte quartodici appuntato / e di buona rettorica corretto. / Undici silbe ciascun vuole punto...

[5] Boccaccio, Trattatello (Toled.), 1351/55, pag 38.5: Davanti a costui, come che per poco spazio d'anni si creda che innanzi trovata fosse, niuno fu che ardire o sentimento avesse, dal numero delle sillabe e dalla consonanza delle parti estreme in fuori, di farla essere strumento d'alcuna artificiosa materia; anzi solamente in leggerissime cose d'amore con essa s'esercitavano.

2.1 Sillaba lunga, breve (con rif. alla metrica latina).

[1] Valerio Massimo, Libro II volg. B, a. 1326 (fior.), 61.1, pag 38.29: Anapesto è uno piede di tre sillabe, la prima è lunga e l'altre sono brevi, col quale dopo le trombe gridavano, quasi come dicessero: a·lloro, a·lloro! || In realtà la descrizione data è quella del dattilo.

[u.r. 15.10.2013]