CUPÌDINE s.f.

0.1 cupidine.

0.2 Lat. cupido, cupidinem (DEI s.v. cupidine).

0.3 Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.): 2.

0.4 In testi tosc.: Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.); Ottimo, Par., a. 1334 (fior.); Arte Am. Ovid. (A), XIV pm. (pis.).

0.6 N Doc. esaustiva.

0.7 1 Brama, desiderio. 2 Libidine, desiderio carnale.

0.8 Pär Larson 20.05.2002.

1 Brama, desiderio.

[1] Arte Am. Ovid. (A), XIV pm. (pis.), L. III, pag. 120.11: L'ira sottentra e lo laido malo e la cupidine del guadagno e le tencione e le brighe e sollicito dolore; dícenosi li peccati, l'aire risuona de le grida e invoca ciascuno a sé li dèi irati.

2 Libidine, desiderio carnale.

[1] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 4, cap. 7, pag. 304.7: Che per lo molto riposo diventi l'uomo lussurioso, vedi che 'l dice Ovidio: se tu togli lo riposo, periscono le membra de la cupidine; et se non l[o] togli giaccino distese et son fiaccole sanza lume. Et se 'l molto riposo è da schifare per la lussuria, molto magiormente è da schifare quello [atto] de la lussuria.

[2] Ottimo, Par., a. 1334 (fior.), c. 8, pag. 198.6: Onde nota, che lli p[oe]ti secondo la credenza paganica atribuiscono [a] Vener[e] due figliuoli, Amore e Cupidine, per due sue arti che da lussuria muovono; cioè, amore che puote essere intra convenevoli persone, e con non soperchia offenzione; e cupidine, quando è tanto fervente il disiderio, che non riguarda condizione, nè reverenzia alcuna, che sia licito o inlicito, nullo a sè amante, o alla persona amata avuto rispetto, c[e]rca di compiere sua voglia.

[3] Arte Am. Ovid. (A), XIV pm. (pis.), L. I, pag. 60.19: Ecco anco lo templo del burgo di Diana, co la mano tenente li regni conquistati per arme: quella vergine, avegnadio che abbia in odio le saette de la cupidine, diede e drà al populo molte ferite.

[u.r. 02.12.2020]