MISDIRE v.

0.1 medire, mesdice, mesdicen, mesdiga, mesdir, mesdire, mesdite, midir, misdetto, misdica, misdice, misdicendo, misdire, misdissen.

0.2 Fr. ant. mesdire (DEI s.v. misdire). || Cfr. Cella, Gallicismi, pp. 485-86.

0.3 Proverbia que dicuntur, XIII pi.di. (ven.): 1.

0.4 In testi tosc.: Guittone, Rime (ed. Egidi), a. 1294 (tosc.); Chiaro Davanzati, XIII sm. (fior.); Conti di antichi cavalieri, XIII u.q. (aret.); Rim. Am. Ovid. (A), XIV pm. (pis.).

In testi sett.: Proverbia que dicuntur, XIII pi.di. (ven.).

0.7 1 Attaccare, sminuire o compromettere (la reputazione, la stima, l'onore di qno), esprimendo e diffondendo osservazioni di biasimo, propositi ingiuriosi, sospetti (spec. infondati) infamanti. 1.1 Parlare in modo improprio, inopportuno, incontrollato. 2 Contraddire? 3 Signif. non accertato.

0.8 Gian Paolo Codebò; Elisa Guadagnini 29.04.2009.

1 Attaccare, sminuire o compromettere (la reputazione, la stima, l'onore di qno), esprimendo e diffondendo osservazioni di biasimo, propositi ingiuriosi, sospetti (spec. infondati) infamanti.

[1] Proverbia que dicuntur, XIII pi.di. (ven.), 246, pag. 533: Or vardai con' 'ste femene, qe qua entro son scrite, / per li lero malfati como sono mesdite. || Contini: «ricordate con infamia».

[2] Guittone, Rime (ed. Egidi), a. 1294 (tosc.), canz. 10.23, pag. 22: E l'om tenuto falso, / poi approvato è giusto, / sì n'ha bon pregio tosto; / ché qual de lui poi dice / cosa che li mesdice, / dicei l'om: non se' salso. || Si intende dubitativamente 'cosa che lo infama, calunnia'.

[3] <Zucchero, Esp. Pater, XIV in. (fior.)>, pag. 13.12: E se elli ti sembra forte cosa e grave a perdonare tuo mal talento a quelli che t'odiano, o t'hanno misfatto, o misdetto, pensa che Dio perdonò sua morte a quelli, che 'l crucifessero per te donare assemplo di perdonare a quelli, che t'hanno offeso...

[4] Chiaro Davanzati, XIII sm. (fior.), canz. 50.16, pag. 173: In tanto posso de l'amor mesdire, / quant'ha morto un per lëalmente amare / e no· ll'ha già voluto acompagnare, / ca se fosse, saria più gioia la morte...

[5] Trattato di virtù morali, XIII/XIV (tosc.), cap. 25, pag. 66.20: Paura dice: «Le genti mesdicen di tei». Securitade risponde: «Lo biasimo de le malvage genti mi vale per una lode.

[6] Deca prima di Tito Livio, XIV pm. (fior.), L. 3, cap. 15, vol. 1, pag. 264.22: Intanto come i giovani de' Padri più s'accontavano colla plebe, i tribuni più si sforzavano di metterli in sospetto della plebe, misdicendo di loro, e dicendo, che congiurazione era fatta...

[7] Rim. Am. Ovid. (A), XIV pm. (pis.), pag. 153.1: La invidia misdice de lo ingegno del grande Homero e chiunqua è di quelli ha nome invidioso...

[8] Tristano Cors., XIV ex. (ven.), pag. 65.27: miser Dinadan sì à senpre uxà la lengua de mesdire delli nobili cavalieri e delli honoradi e savij...

- Sost.

[9] Tomaso da Faenza, Amoroso, XIII sm. (tosc./faent.), 44, pag. 455: vanamente aquista folle ardito / che per agina torna spene in casso. / Per lor scredenza a mal porto li pono, / poi mi conven che lor mesdir discovra; / sì sente lor valore e forza povra, / lor ferma intenza in ben d'amor non varga...

1.1 Parlare in modo improprio, inopportuno, incontrollato.

[1] ? Guittone (ed. Leonardi), a. 1294 (tosc.), 76.11, pag. 228: Ma poi me reconforto, amor, pensando / che più che 'nn-altra 'n voi regna pietanza, / e cciò mi fa midir, merzé clamando; / c'altra guisa vivrebbi in desperanza, / tanto ontoso son, considerando / com'io potea ver' voi pensar fallanza. || Egidi glossa 'mesdire' (prob. intendendo 'maledire'); Contini propone dubitosamente una derivazione da mite ('mitigare'); Minetti sembra propendere per una derivazione dal lat. mederi (cfr. Leonardi, p. 229).

[2] Conti di antichi cavalieri, XIII u.q. (aret.), 1, pag. 59.5: Né esso mai per gioia né per ira non fo menato iust' a medire. E lo re Priant dicea ch' eli non vedea che Etor potesse esser figliolo d' omo carnale, ma de li dii propriamente.

2 Contraddire? || L'es. e la def. derivano da Crusca (1), ma si tratta più prob. di un errore di trad. o di un guasto testuale.

[1] F Tesoro volg. (ed. Carrer), XIII ex. (fior.), L. 7, cap. 25: nullo dee [[...]] seguire quello ch' egli non può seguitare, ma se bisogno non fa misdire a cose che non appartengono a nostro ingegno, noi dovemo operare che noi facciamo bello senza laidezza... || Carrer, Tesoro, vol. II, p. 139. L'ed. inclusa nel corpus legge «mischiarci in cose...»: cfr. <Tesoro volg. (ed. Gaiter), XIII ex. (fior.)>, L. 7, cap. 25, vol. 3, pag. 305.2; cfr. Tresor, II, 74, 5: «se beseing nos fait meller as choses...».

3 Signif. non accertato. || Cfr. Ciccuto, p. 8, n. ai vv. 36-38: «midire, come mesdire, vale 'maledire'»; ma l'interpretazione del passo non convince: «la (mia) donna è il passaggio obbligato per l'intelletto se c'è qualcuno che dedica ogni sua energia alla maldicenza».

[1] Poes. an. tosc., XIII sm. (2), 37, pag. 8: Amor, talent'ò magno / lo dì vedere '· sole, / como di vizo star al so calore. / S'e' 'n ciò vegne permagno, / a meo risco non sol'è: / più val che Francia quanto so calore. / Avendo chi 'l cor porta, / e' de la ment'è porta / chi 'n midir è mai parvo / (ch'i' 'l san dimando parv'ò). / Che dir si possa contra / cui tant'è tal bon contra / (poi gioi' compita tene), / Amor, chieggiol'a tene.

[u.r. 05.07.2022; doc. parzialm. aggiorn.]