COSTETTO dim.

0.1 chosteta, costette, costetto.

0.2 Da cotesto.

0.3 Lett. lucch., 1315: 1.

0.4 In testi tosc.: Lett. lucch., 1315; Boccaccio, Decameron, c. 1370.

0.5 È da notare che in ambedue le novelle boccacciane contenenti la forma (v. 1 [2] e 1 [3]), essa è posta in bocca a un personaggio senese: altrove nel Decameron si trova sempre la forma cotesto (31 ess.).

0.6 N Doc. esaustiva.

0.7 1 Lo stesso che codesto.

0.8 Pär Larson 17.06.2002.

1 Lo stesso che codesto.

[1] Lett. lucch., 1315, pag. 487.17: Saluta tutta chosteta gente da p(ar)te di Palmerucia e dalla nossa, e racoma[n]daci a loro, e se di qua posiamo fare cosa che lli piacia, mandillo a dire (e) fie fatta.

[2] Boccaccio, Decameron, c. 1370, VII, 10, pag. 498.14: «Deh,» disse Meuccio «io non dico così, ma io ti dimando se tu se' tra l'anime dannate nel fuoco pennace di Ninferno.» A cui Tingoccio rispose: «Costetto no, ma io son bene, per li peccati da me commessi, in gravissime pene e angosciose molto».

[3] Boccaccio, Decameron, c. 1370, IX, 4, pag. 604.12: Il Fortarrigo, non come se l'Angiulieri a lui ma a un altro dicesse, diceva: «Deh, Angiulieri, in buonora lasciamo stare ora costette parole che non montan cavelle...

[u.r. 03.05.2010]