CIGLIO s.m.

0.1 cegla, ceglie, cejo, celglia, cellia, ciello, cigla, cigle, cigli, ciglia, ciglie, ciglio, çiglio, cigly, ciglye, cilgio, cilgli, cilglia, cilglie, cilglio, cilia, cilio, cilla, çilla, cillia, cinglo, ciy, cygla, cygli, çyglo, cyie, giglu, zegi.

0.2 Lat. cilium (DELI 2 s.v. ciglio).

0.3 Piero Asino, a. 1267 (fior.): 4.

0.4 In testi tosc.: Piero Asino, a. 1267 (fior.); Restoro d'Arezzo, 1282 (aret.); Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.); Giordano da Pisa, Prediche, 1309 (pis.).

In testi sett.: Belcalzer (ed. Ghinassi), 1299/1309 (mant.); Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311; Jacopo della Lana, Purg., 1324-28 (bologn.); Mussato, a. 1329 (padov.); Gid. da Sommacamp., Tratt., XIV sm. (ver.).

In testi mediani e merid.: Jacopone, Laud. Urbinate, XIII ui.di. (tod.); Poes. an. perug., c. 1350; Destr. de Troya, XIV (napol.); Gloss. lat.-eugub., XIV sm.; Mascalcia L. Rusio volg., XIV ex. (sab.).

In testi sic.: Senisio, Declarus, 1348 (sic.).

0.5 Forse s.f. (ciglia) in Neri Pagliaresi, XIV sm. (sen.), 2.2.1.

Locuz. e fras. abbassare le ciglia 4.1; aggrottare le ciglia 2.1.1; aguzzare le ciglia 4.2; allargare il ciglio 4.4; alzare delle ciglia 2.1.2; alzare il ciglio 4.3; alzare le ciglia 2.1.2, 2.1.3, 4.3; battere di ciglia 1.3; cangiare le ciglia 4.5; chinare le ciglia 4.1; come l'occhio con le ciglia 1; da ciglio 2.2.2; dai piedi al ciglio 5; di giovane ciglia 2.2.1; essere sulle ciglia di 6.1; giungere le ciglia 2.1.4; innalzare le ciglia 4.3; levare di ciglio 1.1; levare le ciglia 2.1.2, 4.3; mal di ciglio 3.2; muovere di ciglia 1.2; portare basse le ciglia 4.1; sopra il ciglio di 6.1; torcere le ciglia 4.6.

0.6 N Si sono riunite sotto 1 le accezioni 'ciglio' e 'sopracciglio', non chiaramente distinguibili negli esempi.

0.7 1 Serie di piccoli peli che protegge l'occhio, collocata a completamento della palpebra o disposta ad arco al di sopra di essa. 1.1 Locuz. nom. Levare di ciglio: nonnulla, cosa da poco. 1.2 [Con valore temporale:] locuz. nom. Muovere di ciglia: un tempo minimo. 1.3 Locuz. nom. Battere di ciglia: un gesto minimo. 2 Estens. [In quanto elemento facciale particolarmente espressivo:] atteggiamento del volto che esprime uno stato d'animo o un'intenzione. 2.1 Fras. 2.2 Estens. Volto. 3 Estens. Palpebra. 3.1 [Med.] Fras. Gravezza nelle ciglia: gonfiore della palpebra. 3.2 [Med.] Locuz. nom. Mal di ciglio: malattia che colpisce l'occhio provocando il gonfiore della palpebra. 4 Estens. Occhio (inteso come organo della vista). 4.1 Fras. Abbassare, chinare le ciglia: chinare lo sguardo (in un atteggiamento di umiltà e mortificazione). 4.2 Fras. Aguzzare le ciglia: sforzarsi di vedere bene. 4.3 Fras. Alzare, innalzare, levare il ciglio, le ciglia: alzare lo sguardo a fissare qsa o qno. 4.4 Fras. Allargare il ciglio: rivolgere la propria attenzione a qsa. 4.5 Fras. Cangiare le ciglia: piangere. 4.6 Fras. Torcere le ciglia: volgere lo sguardo. 4.7 Vista, cospetto. 5 Estens. Capo. Fras. Dai piedi al ciglio: per tutto il corpo. 6 Fig. Margine, linea di confine o estremità. 6.1 Locuz. prep. Sopra il ciglio di (un luogo): sul confine superiore (di un territorio). 6.2 [A commento di Lc 4, 29:] avere, essere sopra il ciglio: trovarsi in una posizione sopraelevata (interpretata come neg. da un punto di vista morale). 7 Signif. non accertato.

0.8 Elisa Guadagnini 21.10.2002.

1 Serie di piccoli peli che protegge l'occhio, collocata a completamento della palpebra o disposta ad arco al di sopra di essa.

[1] Brunetto Latini, Tesoretto, a. 1274 (fior.), 257, pag. 185: e l'altre gran bellezze / ch'al volto son congiunte / sotto la bianca fronte, / li belli occhi e le ciglia / e le labbra vermiglia...

[2] Restoro d'Arezzo, 1282 (aret.), L. II, dist. 6, pt. 4, cap. 4, pag. 167.30: E cercando noi trovamo quasi una via circulare [[...]]. E passa entra ambedoe le cellia, sì che pone lo cellio e l'occhio ritto da l'uno lato e lo manco da l'altro...

[3] Questioni filosofiche, p. 1298 (tosc. sud-or.), L. IV, pt. 3, cap. 17c, pag. 107.1: L'odorato stane sopra el naso infra ambedue le celglia, (et) sono due carnicole, (et) sono simile a doe capita de mamille overo pocciole, (et) pendono dal cerebro.

[4] Jacopone, Laud. Urbinate, XIII ui.di. (tod.), 4.67, pag. 497: la fronte latïosa / candida plu ke cosa; / e le soi belle cilla / detracte a mmeravilla; / e ll'ocli tanto belli / no li veio a kivelli...

[5] Fatti di Cesare, XIII ex. (sen.), Luc. L. 7, cap. 31, pag. 240.7: Cleopatra bellissima si sforzò di piacere a Cesare, e Cesare guardava la sua fronte chiarissima et ampia e piana sopra li celli sottili e ben volti; gli occhi lucenti e vaghi...

[6] Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311, 23.3, pag. 205: Per che menna l'omo orgojo / ni menanza de far guerra, / quando man e cejo e ojo / <chi> for'ancoi serà sote terra?

[7] Arte Am. Ovid. (B), a. 1313 (fior.), L. III, pag. 316.8: Voi riempiete i termini de' cigli vòti per arte, e uno piccolo estremo veletto cuopre le chiare gote.

[8] Gl Senisio, Declarus, 1348 (sic.), 51r, pag. 67.28: Cilium lii... ordo est super oculos pilorum, qui vulgo dicitur giglu, et ponitur pro pellicola pilosa, que defendit oculos...

[9] Scienza fisiognomia, XIV pm. (tosc.), pag. 7.13: Colui che tu troverrai avere le cillia molto pilose, et parlando con teco le suoi cillia chiuderà e aperrà parlando, et quelle reducerà inver le tempie; quel cutale omo naturalmente fi superbio invidioso et non netto...

[10] Bestiario Tesoro volg., XIV pm. (sen.), cap. 84, pag. 343.38: Lo fiele delo lupo, mescolato con olio rosato, se ungerai con esso disopra dale cigle, sarai amato dale femine, quando sarai dinançi da loro.

[11] Gl Gloss. lat.-aret., XIV m., pag. 285.13: hoc cilium, el ciglio et ordo pillorum in palpebris.

[12] Gl Gloss. lat.-aret., XIV m., pag. 285.15: hoc supercilium, lij, el ciglio e la superbia.

[13] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 1, cap. 2.86, pag. 8: La bianca barba gli listava il petto / e i cigli tanto li cadeano in gioso, / che gli erano a la vista un gran difetto.

[14] Destr. de Troya, XIV (napol.), L. 8, pag. 112.6: Breseyda, la figlya de lo piscopo de Troya, chi se clamao Calcas e fo traditore a lo suo signore, fo multo bellessema, né longa, nén corta, nén macilencta, lucente de grande blancore; le ganghe avea de rose, li capilli blundi e li cigly ionte e, ben che fossero forte pilose, monstravano de dare poco sconvenenza a la soa belleze...

[15] Sacchetti, Rime, XIV sm. (fior.), 216.99, pag. 257: tempo dé' venir torbo / se la gatta col piè spazza le ciglia.

[16] Gl Gloss. lat.-eugub., XIV sm., pag. 125.2: Hoc supercilium id est lo ciello.

- Fras. [Ad indicare estrema vicinanza:] come l'occhio con le ciglia.

[17] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 5, cap. 19.18, pag. 390: Così andati noi non molti migli, / trovammo dove stanno i Nasamone / presso ai Filen, come l'occhio co' cigli.

- Pelare (pelarsi) le ciglia.

[18] <Tesoro volg. (ed. Gaiter), XIII ex. (fior.)>, L. 6, cap. 38, vol. 3, pag. 122.2: Dilettazioni d'infermità, o di mala usanza, è di pelarsi ciglia, o di rodersi l'unghie, o di mangiare fango, o carboni.

[19] Boccaccio, Corbaccio, 1354-55, parr. 321-30, pag. 95.9: Erano sommo suo desiderio e recreazione grandissima certe femminette, delle quali per la nostra città sono assai, che vanno faccendo gli scorticatoi alle femmine e pelando le ciglia e le fronti e col vetro sottile radendo le gote e del collo...

1.1 Locuz. nom. Levare di ciglio: nonnulla, cosa da poco.

[1] Chiaro Davanzati, XIII sm. (fior.), son. 106.3, pag. 331: Bono sparver non prende sanza artiglio, / e chi ben cacc[i]a prender non si larga; / chi dona il cor per un levar di ciglio / è uno proverbio ch'usan quei da Barga...

[2] Monte Andrea (ed. Minetti), XIII sm. (fior.), tenz. 41.8, pag. 171: Amor m'à preso nel tutto a consumare, / e dentro, ne lo cor tenmi l'artilglio, / ed e' mi guida, cad io nonn ò che fare, / di me, solo quant'è un levar di cilglio!

1.2 [Con valore temporale:] locuz. nom. Muovere di ciglia: un tempo minimo.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Purg. 11.107, vol. 2, pag. 186: Che voce avrai tu più, se vecchia scindi / da te la carne, che se fossi morto / anzi che tu lasciassi il 'pappo' e 'l 'dindi', / pria che passin mill'anni? ch'è più corto / spazio a l'etterno, ch'un muover di ciglia / al cerchio che più tardi in cielo è torto.

1.3 Locuz. nom. Battere di ciglia: un gesto minimo.

[4] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 14, terz. 53, vol. 1, pag. 163: Messer Currado di Antioccia / era in Abruzzi con molta famiglia, / e 'l Conte Federigo Franca-Broccia / era in Calavria, e 'l Conte Ventimiglia / era in Cicilia; con un piccol cenno / gli avrebbe avuti ad un batter di ciglia.

2 Estens. [In quanto elemento facciale particolarmente espressivo:] atteggiamento del volto che esprime uno stato d'animo o un'intenzione.

[1] Jacopone, Laud. Urbinate, XIII ui.di. (tod.), 1.111, pag. 489: La gente ne reconta maravilla, / sì grande humeletate te donao: / no·nne mustrare plu grundose cilla, / teni lo modo k'Ello te lassao».

[2] Arte Am. Ovid. (B), a. 1313 (fior.), L. I, pag. 247.7: molte cose favellerai col ciglio, molte con cenni..

[3] Ceffi, Epistole eroiche, 1320/30 (fior.), ep. Elena, pag. 156.22: Ed avvegna dio ch'io continuamente stea lieta nella faccia e non possa infignere tristizia, nè tenere le ciglia superbe...

[4] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 11, terz. 40, vol. 1, pag. 127: Stando così con baldanzose ciglia / i Fiorentin tra Siena, e Monte Aperti / con sì bell'oste, ch'era maraviglia, / i traditor d'ogni malizia esperti / scrisser nel Campo a color del trattato, / che da Firenze ancor venisser certi.

[5] Neri Pagliaresi, XIV sm. (sen.), pt. 10, 19.3, pag. 128: Ma io sì vi darò un tal consiglio / che 'l figliuol vostro, senza nëun fallo, / ritornarà a voi con lieto ciglio / e ciò che gli dirai tosto farallo.

- Fig.

[6] Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311, 68.2, pag. 363: Quando lo vento pelegar / mostra zegi tenebrosi, / fazando le unde spesegar / e 'ngroxar soi maroxi, / pòi veí l'arsura contrastar / con sporzi balumenoxi / chi no cessam de bufar, / menando porvin rajoxi.

2.1 Fras.

2.1.1 Fras. Aggrottare le ciglia: congiungere e increspare le sopracciglia (per esprimere un det. stato emotivo).

[1] Zucchero, Santà , 1310 (fior.), [Pt. 4. Fisonomia], pag. 177.16: Quelli che nel suo parlare s'attiene di no menare nè mani nè piedi, e dicie buone parole sanza risa e sanza grida, e nel suo parlare no volgie le labra sozzamente e no agrotta le ciglia...

2.1.2 Fras. Alzare, levare le ciglia (in alto) e sim.: sollevare le sopracciglia (in atteggiamento di superbia o di alterigia).

[1] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 1, cap. 6, pag. 32.9: dei tenere la faccia e la testa tua dritta e piacevole, non torciendoti nelle latora, nonne spezzando la bocca, non tenendo il volto rivescio, non volgiendo gli occhi ad terra e ad cielo, nè col capo chinato, nè levando le ciglia ad alto; perciò che neuna cosa che non si conviene non può piacere.

[2] Ottimo, Par., a. 1334 (fior.), c. 3, pag. 60.20: ai sacrileg[h]i che ardiscono isforzare Idio, e dicono che sono Cristiani, poi nello inferno stanno come porci in brago, e loro levare le superbe ciglia non monta un ago.

[3] Canzoniere del sec. XIV, a. 1369 (tosc.occ.), 27 [Manettino da Firenze?].30, pag. 60: di poco ben contenti / chi del tuo caço sventurato piglia, / se vuol tener nel mondo alte le ciglia.

- Locuz. nom. Alzare delle ciglia.

[4] Gl Francesco da Buti, Inf., 1385/95 (pis.), c. 21, 127-135, pag. 559.11: Dimostra Dante li segni che lo spaurivano; cioè il digrignar de' denti e l'alzar delle ciglia, le quali cose significano ira et arditezza.

2.1.3 Fras. Alzare le ciglia contro, verso qno: rivoltarsi arditamente contro qno.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 34.35, vol. 1, pag. 587: S'el fu sì bel com'elli è ora brutto, / e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, / ben dee da lui procedere ogne lutto.

[2] A. Pucci, Centiloquio, a. 1388 (fior.), c. 69, terz. 42, vol. 3, pag. 269: A rassegnar vegnendo l'Uficiale, / quando verso costoro alzò le ciglia, / levò il romore, e colsegliene male...

2.1.4 Fras. Giungere le ciglia: congiungere, unire le sopracciglia (in un atteggiamento aggressivo, atto ad incutere timore).

[1] Ricciardo d. Albizzi (ed. Carducci), XIV m. (fior.), Io veggo, lasso, 38, pag. 140: Cosí sanza confine / attento veglio a seguitar sua voglia; / ma ella, come vento volge foglia, / l'allegro viso volge in disdegnoso, / e giugnendo le ciglia mi minaccia: / ond'io allora, atterrito e pauroso, / tremando le fo croce de le braccia / e cheggiole perdon del mio fallire...

2.2 Estens. Volto.

2.2.1 Locuz. agg. Di giovane ciglia: di tenera età.

[1] Neri Pagliaresi, XIV sm. (sen.), pt. 10, 43.3, pag. 134: - Gran maraviglia / di voi mi faccio, come non potete / un garzon vincer di giovane ciglia; / però andate e fate, se volete, / ched e' consenta senza più pispiglia / al diletto carnal, come sapete. -

2.2.2 Locuz. avv. Da ciglio: dal davanti, dalla faccia anteriore.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Par. 8.12, vol. 3, pag. 120: e da costei ond'io principio piglio / pigliavano il vocabol de la stella / che 'l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.

3 Estens. Palpebra.

[1] Gl Belcalzer (ed. Ghinassi), 1299/1309 (mant.), Tavola generale, pag. 31.28: Capitol dey ciy, o sia nominà palpedre.

[2] Zucchero, Santà , 1310 (fior.), Pt. 1, cap. 10, pag. 93.14: [[le ventose]] fanno molto bene a tutte le malatie che avengono ali ochi e al dolore e ala pesa che aviene ale ciglia.

[3] Dante, Commedia, a. 1321, Purg. 13.70, vol. 2, pag. 216: come a li orbi non approda il sole, / così a l'ombre quivi, ond' io parlo ora, / luce del ciel di sé largir non vole; / ché a tutti un fil di ferro i cigli fóra / e cusce sì, come a sparvier selvaggio / si fa però che queto non dimora.

[4] Buccio d'Aldobr., XIV ui.di. (tosc./orviet.), 22, pag. 437: Ahi, quanto or[r]ibil cosa pare e agra / la fronte sua vestita de capello / e collo infiato ciglio!

[5] Mascalcia L. Rusio volg., XIV ex. (sab.), cap. 59, pag. 177.11: Se l'occhio fosse feruto, [[...]] fa la saponata i(n) l'acqua freda et de quella acqua lava lu cilgio dellu occhio; et ce no(n) cessa lu male sa(n)guenalu della vena dellu capu ch(e) vane allu collu.

- Aprire il ciglio.

[6] Dante, Commedia, a. 1321, Purg. 27.37, vol. 2, pag. 465: Come al nome di Tisbe aperse il ciglio / Piramo in su la morte, e riguardolla, / allor che 'l gelso diventò vermiglio; / così, la mia durezza fatta solla, / mi volsi al savio duca, udendo il nome / che ne la mente sempre mi rampolla.

3.1 [Med.] Gravezza nelle ciglia: gonfiore della palpebra.

[1] Quatro partite del corpo, 1310 (fior.), pag. 244.14: Quando nel capo si racoglie alquno soperchio sì avràe li ochi tenebrosi e osquri, e graveza nelle ciglia overo perqussione nele tenpie, overo tonamento e bucinamento nelli orechi, overo chiudimento nelle nari.

3.2 [Med.] Locuz. nom. Mal di ciglio: malattia che colpisce l'occhio provocando il gonfiore della palpebra.

[1] Jacopone (ed. Contini), XIII ui.di. (tod.), 21.24, pag. 136: A me vegna la podagra, / mal de ciglio sì m'agrava; / la disenteria sia piaga / e le morroite a me se dia.

4 Estens. Occhio (inteso come organo della vista).

[1] Piero Asino, a. 1267 (fior.), 12, pag. 475: [[Amore]] Per aventura - vèn d'in oc[c]hi in ciglia; / sì s'asot[t]iglia - che dentro si mura / nel core, e fura - chi a lui s'apiglia.

[2] Gl Jacopo della Lana, Purg., 1324-28 (bologn.), c. 27, 34-48, pag. 566, col. 2.41: 'Eo divenni tale, quando odi' mençonar Beatrixe e sí adoverai en volere omne mia possa, qual devenne Piramo quando averse 'l ciglio, o ver l'ochio...

[3] Poes. an. perug., c. 1350, 563, pag. 31: Volgete verso me gli acute cilia / che del sangue futur so sanguinosa; / chi me dolente reggie e me consilia?

[4] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 5, cap. 22.96, pag. 401: Se di guardarli m'era maraviglia, / minor non parea lor di veder noi: / ridean fra lor, rivolte a noi le ciglia, / e l'uno a l'altro n'additava poi.

[5] Gid. da Sommacamp., Tratt., XIV sm. (ver.), cap. 1, par. 173, comp. 29.4, pag. 98: Per li convicii del suo caro figlio / e per li prieghi del suo figlio caro, / s'aciese Climenè de duolo amaro / e poy rivolse al sol suo dolçe ciglio, / dicendo...

4.1 Fras. Abbassare, chinare le ciglia: chinare lo sguardo (in un atteggiamento di umiltà e mortificazione).

[1] Fr. da Barberino, Rime, a. 1314 (tosc.), 3.119, pag. 239: E per gli amici il tuo camino avaccia, / ché, se quel' son che spesso / parlato m'hanno adesso, / tu li vedrai chinar le ciglie a' piedi: / e tu con questi fa' soggiorno e siedi, / ch'è per onore / di tal signore, / e de la somma parte / dece che pianto, / almen alquanto, ne sia in ogni parte.

[2] Cavalca, Ep. Eustochio, a. 1342 (pis.), cap. 8, pag. 406.30: Molti sono quelli, e quelle, che sterminano le loro facce per mostrare che digiunino, e quando veggono, che altrui gli guarda, abbassano le ciglia, e sospirano, e mostrano d'avere grande compunzione, e danno vista di piangere, e di singhiozzare.

[3] Dom. Scolari, c. 1360 (perug.), 76, pag. 12: Poi ch'a la terra abassò i sante cilgli / cominciò l'altra e disse...

- Fig. Fras. Portare basse le ciglia: vergognarsi.

[4] Torini, Rime, 1342/98 (fior.), [a. 1398] 1.171, pag. 355: L' uom povero usa pover ornamento / in sé e 'n sua famiglia, / il che in te, mia figlia, / per l' indigente ingegno mio si vede. / Perciò portar no' dei basse le ciglia, / ché 'l savio il valimento / pregia, no 'l vestimento.

4.1.1 Fras. Abbassare le ciglia di qno: rendere umile qno.

[1] Canzoniere del sec. XIV, a. 1369 (tosc.occ.), 28.94, pag. 63: perché, quando convene abbandonare / ciò che in vita homo à signoreggiato, / nulla li è tanto grato, / avendo Morte abbassato suoi ciglie / e fattol di sua schiera, / quanto dipo di sé lasciâr intera / e buona fama infin che 'l mondo dura...

4.2 Fras. Aguzzare le ciglia: sforzarsi di vedere bene.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 15.20, vol. 1, pag. 244: incontrammo d'anime una schiera / che venian lungo l'argine, e ciascuna / ci riguardava come suol da sera / guardare uno altro sotto nuova luna; / e sì ver' noi aguzzavan le ciglia / come 'l vecchio sartor fa ne la cruna.

4.3 Fras. Alzare, innalzare, levare il ciglio, le ciglia: alzare lo sguardo a fissare qsa o qno.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 25.49, vol. 1, pag. 422: Com'io tenea levate in lor le ciglia, / e un serpente con sei piè si lancia / dinanzi a l'uno, e tutto a lui s'appiglia.

[2] Chiaro Davanzati, XIII sm. (fior.), canz. 8.56, pag. 37: Dunque, se s'asotiglia / di darmi malenanza, / convene con pietanza, / merzé cherendo, che 'nalzi le ciglia; / co le man' giunte avanti, / dolze 'l meo sir, piangendo, / umilmente cherendo / del mio fallir perdono...

[3] Matteo Villani, Cronica, 1348-63 (fior.), L. 9, cap. 95, vol. 2, pag. 421.7: e certo essendo messer Niccola apresso de·rre niuno de' baroni osava alzare il ciglio.

[4] Cicerchia, Passione, 1364 (sen.), ott. 179.3, pag. 353: La donna allora del pasmo si sviglia, / gridando: - Omè, or ov'è 'l mie figliuolo? - / E levò 'n alto viso e occhi e ciglia, / vidde Iesù in tanta pena e duolo, / e a la croce co' le man s'apiglia...

4.4 Fras. Allargare il ciglio: rivolgere la propria attenzione a qsa.

[1] Francesco di Vannozzo, Rime, XIV sm. (tosc.-ven.), 135.34: Dè, apri gli ochi tuoi, volgi la mente, / el ciglio alarga e volgi lo 'ntellecto, / et odi el tuo suggetto / c'ad alta voce la iustitia chiama...

4.5 Fras. Cangiare le ciglia: piangere.

[1] Petrarca, Canzoniere, a. 1374, 44.7, pag. 61: e 'l pastor ch'a Golia ruppe la fronte, / pianse la ribellante sua famiglia, / et sopra 'l buon Saùl cangiò le ciglia, / ond'assai può dolersi il fiero monte.

4.6 Fras. Torcere le ciglia: volgere lo sguardo.

[1] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 3, cap. 2.60, pag. 188: Per quella via, che in vèr Chioggia si piglia, / senza più dir ci traemmo a Vinegia, / torcendo dove fu Adria le ciglia.

4.7 Vista, cospetto.

[1] Bibbia (04), XIV-XV (tosc.), Prol. Esd, vol. 4, pag. 318.1: E però Donaziano e Rogaziano, miei carissimi, io vi priego che voi, contenti della secreta lezione, il libro non produciate in pubblico, e non pogniate cibi a' fastidiosi, e che vi guardiate dal ciglio di coloro che da sè non sanno fare nulla, e solamente sono a giudicare le cose fatte per altrui.

5 Estens. Capo. Fras. Dai piedi al ciglio: per tutto il corpo.

[1] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 2, cap. 9.60, pag. 113: E mise la Fé nostra in tal periglio / e per sì fatto modo la percosse, / ch'io la vidi tremar da' piedi al ciglio.

[2] Gid. da Sommacamp., Tratt., XIV sm. (ver.), cap. 2, par. 69, comp. 36.2, pag. 109: La biancha donna nel fuocho vermiglio / arder mi fa d'amor da' piedi al ciglio.

6 Fig. Margine, linea di confine o estremità.

[1] Jacopo della Lana, Purg., 1324-28 (bologn.), c. 24, 94-111, pag. 506, col. 1.11: Segue 'l Poema, mostrando che s'erano in quella via tanto vòlti per lo cinglo del monte, ch'ello revedea l'àlbore o ver pomaro preditto.

[2] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 4, cap. 7.79, pag. 275: Così parlando, giungemmo sul ciglio / del mare, ove trovammo un legno a punto, / nel quale entrammo senza più consiglio.

6.1 Locuz. prep. Sopra il ciglio di (un luogo): sul confine superiore (di un territorio).

[1] Matteo Villani, Cronica, 1348-63 (fior.), L. 10, cap. 67, vol. 2, pag. 538.1: Messer Francesco de' Belfredotti da Volterra sopra il ciglio di Volterra tenea la forte rocca di Montefeltrano...

- Fras. Essere sulle ciglia di qno: sovrastare, occupare una posizione di preminenza e di potere.

[2] Matteo Villani, Cronica, 1348-63 (fior.), L. 11, cap. 16, vol. 2, pag. 608.22: i Pisani [[...]] corsono l'abandonata terra sanza essere veduti da' Lucchesi, gridando: «Muoiano i Guelfi! A fFirenze, a fFirenze!», e non avieno podestà di cacciare la gente de' Fiorentini ch'erano loro in sulle ciglia.

6.2 [A commento di Lc 4, 29:] avere, essere sopra il ciglio: trovarsi in una posizione sopraelevata (interpretata come neg. da un punto di vista morale). || Iannella, p. 148, n. 204 rimanda a Isidoro di Siviglia, Etymologiae, XI, i, 12: «Supercilia dicta, quia superposita sunt ciliis».

[1] Gl Giordano da Pisa, Prediche, 1309 (pis.), 18, pag. 148.20: Dice qui che lo menono infino alla sommità del monte, sopra lo quale la città loro era edificata. Or che viene a ddire «supercilium»? È a ddire volgarmente in della sommità del monte, però che è sopra lo ciglio, cioè sopra li occhi che son posti in alto. [[...]] tutti li homini di questo mondo, che in del mondo intendeno alle grandesse et alle potentie et alle ricchesse, non cercano se non una cosa, cioè essere sopra 'l cilio, cioè essere veduti dalli altri.

7 Signif. non accertato.

[1] Mussato, a. 1329 (padov.), 15, pag. 140: Come di siglia cerchio le disoglia / Amor la tiglia par che del cor toglia.

[u.r. 02.03.2022; doc. parzialm. aggiorn.]