CÒLERE v.

0.1 cole, còle, côle, colente, colenti, colere, coli, colle, colo, còlo, colte, colto, cólto, culto.

0.2 Lat. colere.

0.3 St. de Troia e de Roma Amb., 1252/58 (rom.): 3.

0.4 In testi tosc.: Questioni filosofiche, p. 1298 (tosc. sud-or.); Dante, Convivio, 1304-7; Doc. sen., 1339.

In testi mediani e merid.: St. de Troia e de Roma Amb., 1252/58 (rom.); Cronaca volg. isidoriana, XIV ex. (abruzz.).

0.7 1 Lavorare un terreno allo scopo di renderlo produttivo, coltivare. 2 Fig. Aver particolare cura o interesse per qsa: alimentare (una passione); nutrire (un sentimento); amare, ricercare, apprezzare qsa. 2.1 Pron. Provare particolare piacere, godere. 3 Aver culto, venerare (una divinità); tenere come sacro. 3.1 Preservare con devozione (il fuoco). 4 Frequentare (un luogo), abitare.

0.8 Rossella Mosti 27.01.2003.

1 Lavorare un terreno allo scopo di renderlo produttivo, coltivare.

[1] Doc. sen., 1339, pag. 138.22: Questo è I istaio, V metadelle, per XXVI lb. la staio soma XXXIIII lb., II s., VI d. Questo è colto a tenppo.

[2] Piero Alighieri, Arti liberali, a. 1364 (fior.), 26, pag. 201: Il suo giardino è cólto / di frutto buon, che coglier si potea.

[3] Petrarca, Disperse e attribuite, a. 1374, 92.1, pag. 171: L'industre esperto villanel che còle / Giardino o vigna o campo, qual possede, / Sì come l'arte sua comanda o chiede / D'arbori e piante fa diverse scole...

2 Fig. Aver particolare cura o interesse per qsa: alimentare (una passione); nutrire (un sentimento); amare, ricercare, apprezzare qsa.

[1] Dante, Convivio, 1304-7, IV, cap. 21, pag. 395.1: E se questo [appetito de l'animo] non è bene culto e sostenuto diritto per buona consuetudine, poco vale la sementa, e meglio sarebbe non essere seminato.

[2] Cecco d'Ascoli, Acerba, a. 1327 (tosc./ascol.), L. 3, cap. 13.2749, pag. 293: Nel bruno tempo lascia le caverne; / Per più salute sempre l'ombre cole.

[3] Cecco d'Ascoli, Acerba, a. 1327 (tosc./ascol.), L. 3, cap. 17.3109, pag. 312: Li grazïosi raggi dello Sole / Nell'isola d'Arabïa splendendo, / Topazïo si trova, il qual si cole.

[4] Ant. da Tempo, Rime (ed. Grion), 1332 (tosc.-padov.), 10.8, pag. 90: E chi divulga la cosa secreta / All'uomo indigno, vizio d'alma cole / Nel disio.

[5] Ristoro Canigiani, 1363 (fior.), cap. 24.7, pag. 63: Chi veramente questa virtù côle / È sostentato in tutti e' fatti suoi; / Come sa chi è uso per le scôle.

[6] Gradenigo, Quatro Evangelii, 1399 (tosc.-ven.), c. 40.190, pag. 279: le sperançe che Herode avevan colte, / era che Iexù meraviglie façça / per ussir fori de le cose stolte.

2.1 Pron. Provare particolare piacere, godere.

[1] Antonio da Ferrara, XIV s. e t.q. (tosc.-padano), 33.9, pag. 297: Divisi sieno e contentati istuoli, / sì che, scontenti chi in suo turbe dico, / avanzi i lor tormenti, ove ti coli, / o falso nome, d'onestà nimico, / Amor chiamato dagl'ingiusti lodi, / vergogna senza effetto, re mendico!

3 Aver culto, venerare (una divinità); tenere come sacro.

[1] St. de Troia e de Roma Amb., 1252/58 (rom.), pag. 246.22: E dixe Ponpeio: «Veracemente questo ene grande dio, ke sse cole kine».

[2] Questioni filosofiche, p. 1298 (tosc. sud-or.), L. I, pt. 1, cap. 1, pag. 7.2: Primeramen[te] la vostra benigna prudença a[do]mandòne, con ciò sia cosa ke ong[ne] natione cole (et) adora Dio, ke [chosa] è Dio.

[3] Petrarca, Trionfi, 1351(?)-74, T. Famae II.67, pag. 253: O fidança gentil! chi Dio ben cole, / Quanto Dio à creato, aver suggetto, / E 'l ciel tener con semplici parole!

[4] Petrarca, Canzoniere, a. 1374, 321.11, pag. 395: Et m'ài lasciato qui misero et solo, / talché pien di duol sempre al loco torno / che per te consecrato honoro et còlo...

3.1 Preservare con devozione (il fuoco).

[1] Cronaca volg. isidoriana, XIV ex. (abruzz.), pag. 129.23: Et lo dicto Neroth da poi che fo fatta la confusione de le lengue se partio da quel pagiese et andosene nelle parti de Persia, li cui homini ensegnao de colere lo fuoco.

4 Frequentare (un luogo), abitare.

[1] Boccaccio, Ameto, 1341-42, cap. 32, par. 3, pag. 772.33: sopra il quale [[fiume]] agresti satiri furono ne' primi tempi d'abitare costumati con le ninfe quelli luoghi colenti.

[2] Boccaccio, Fiammetta, 1343-44, cap. 1, par. 15, pag. 34.17: per che costui così volontieri gli alti palagi colente, nelle povere case rade volte si vede, o non giammai...

[u.r. 19.12.2017]