FARO s.m.

0.1 far,fare, faro, farro, faru.

0.2 DELI 2 s.v. faro (lat. Pharus).

0.3 Proverbia que dicuntur, XII u.q. (venez.): 1.1.

0.4 In testi tosc.: Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.).

In testi sett.: Proverbia que dicuntur, XII u.q. (venez.).

In testi mediani e merid.: Armannino, Fiorita (12), p. 1325 (abruzz.).

In testi sic.: Simone da Lentini, 1358 (sirac.).

0.5 Locuz. e fras. Faro di Messina 2; Faro di Sicilia 2.

0.6 N In alcuni contesti cit. in 2 la voce faro designa per antonomasia lo stretto di Messina. La denominazione deriva dalla contiguità delle acque dello stretto con la Punta del Faro, altrimenti nota come Capo Peloro (cfr. Diz. di topon. s.v. faro). L'uso nominale rappresentato in 2 deriva presumibilmente dalla lessicalizzazione del nome proprio.

0.7 1 Torre collocata generalmente in un punto prominente della costa, che sorregge all'estremità una sorgente luminosa, punto di riferimento e guida per chi naviga in mare. 1.1 Fonte luminosa. 2 Stretto braccio di mare tra due terre (così denominato per la presenza di un faro sulla punta di terra che penetra nel mare), rif. prevalentemente allo stretto di Messina. Locuz. nom. Faro di Messina, Faro di Sicilia.

0.8 Mariafrancesca Giuliani 11.09.2006.

1 Torre collocata generalmente in un punto prominente della costa, che sorregge all'estremità una sorgente luminosa, punto di riferimento e guida per chi naviga in mare.

[1] Bono Giamboni, Orosio, a. 1292 (fior.), L. 1, cap. 2, pag. 20.16: Il secondo canto si distende ov' è posta Briganza, città di Callecia, là dov'ee l'altissimo Faro, opera maravigliosa tra poche da mentovare, la quale Brettagna rizza per ispecchio. || Cfr. Orosio, Hist., I, 2, 71: «ubi Brigantia Galleciae civitas sita altissimam pharum [[...]] ad speculam Britanniae erigit.».

[2] Semprebene, c. 1302 (bologn.>fior.), B.32, pag. 164: Rendetelami, donna, tutta en una: / ché no è in fortuna - tuttavia lo faro, / e presso a notte vene giorno chiaro.

[3] Cione Bagl. (ed. D'Ancona-Comp.), XIII/XIV (tosc.), 5.12, pag. 208: Di volere valore vol ca lo fero faro / E guada se bene guida im bona sorte sorti / Se lascia l'uscio d'amore non sengni a songna.

[4] Ottimo, Par., a. 1334 (fior.), c. 6, pag. 158.5: Poi Cesere prese l'isola, dov'è il faro d'Alessandria, e quivi con Acchilas grande battaglia si fece, e grande moltitudine di cavalieri di Cesare vi furono morti...

1.1 Fonte luminosa.

[1] Proverbia que dicuntur, XII u.q. (venez.), 335, pag. 537: Demandano le femene nove de ço qe sano, / e ride e no vergonçase, tanti malviçi àno: / sì com no pòi ascondere dreu una paia 'l faro, / così no se pò ascondere lo fel cor q' ele àno. || Sul possibile emendamento fano (di origine greca e senso equivalente) per la rima cfr. Contini p. 537, n. 335.

2 Stretto braccio di mare tra due terre (così denominato per la presenza di un faro sulla punta di terra che penetra nel mare), rif. prevalentemente allo stretto di Messina. Locuz. nom. Faro di Messina, Faro di Sicilia.

[1] Tesoro volg., XIII ex. (fior.), L. 3, cap. 3, pag. 28.6: E sappiate che tra Sicilia e la Italia è un piccolo braccio di mare in mezzo, ed è appellato Farodi Messina, onde molti dicono che Sicilia non è in Italia, anzi è paese per sè.

[2] Armannino, Fiorita (12), p. 1325 (abruzz.), pag. 541.36: Poi fu dimandato quale era più profondo pellago ch'avesse el nostro mare: rispuse ch'era fra Calavra e Messina, e là è profondissimo mare, dove è apellato Faro.

[3] Giovanni Villani (ed. Porta), a. 1348 (fior.), L. 8, cap. 65, vol. 1, pag. 515.2: Lo re Carlo ordinata sua oste a Napoli per andare in Cicilia, tutta sua cavalleria e gente a piè mandò per terra in Calavra alla Catona incontra a Messina, il Faro in mezzo [[...]] e poi ne venne a le Paliare, assai presso alla città di Messina, e il navilio nel Fare incontro al porto.

[4] Deca prima di Tito Livio, XIV pm. (fior.), L. 5, cap. 28, vol. 2, pag. 39.32: Elli montaro in su una lunga nave, e quand'elli furo presso del Farodi Sicilia, elli furono presi da' corsari di Lipari... || Cfr. Liv., 5, 4, 28: «haud procul freto Siculo a piratis Liparensium excepti devehuntur Liparas.».

[5] Simone da Lentini, 1358 (sirac.), cap. 4, pag. 12.16: impetrirò littera et licencia di passari lu Farudi Missina, per andari in Calabria.

[6] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 1, cap. 6.97, pag. 20: Anche il Faro da Calavra in Cicilia / guarda come traversi, e come raspi / dove annegan le Sirte ogni ratilia.

[7] Maramauro, Exp. Inf., 1369-73 (napol.>pad.-ven.), cap. 7, pag. 183.13: Qui D. fa una comparatione del farro de Messina, chiamato Cariddi, per la corrente, però che va l'una onda contra l'altra e frangesi insieme...

[8] Boccaccio, Esposizioni, 1373-74, c. VII (i), par. 19, pag. 384.26: è uno stretto di mare pericolosissimo [[...]] chiamato il Fare di Messina. E dicesi «fare» da «pharos», che tanto suona in latino quanto «divisione»; e per ciò è detto «divisione», perché molti antichi credono che già l'isola di Cicilia fosse congiunta con Italia...

[9] Contrasti Laur. XLII.38, XIV (tosc./merid.), 2.4, pag. 12: Bella, ch'ài lo viso chiaro, / tal marito t'ha Dio dato, / l'alto Idio lo ti levasse! / Ch'anegato sia nel Faro / chi parola ne trasse!

[u.r. 03.07.2009]