CONOSCENZA s.f.

0.1 cannoscensa, cannusenza, cannussenza, canoscença, canoscensa, canoscenza, canosciença, canosciensa, canosent¸a, canosenza, canusenza, canussenza, canuxenza, caonoscensa, caonoscenza, caunoscença, caunoscensa, caunoscenza, channosciensa, chanoscensa, chanoscienza, chanosença, chognosença, chognosenza, chognossença, chonoscença, chonoscensa, chonoscienza, chonosscienza, cognessençça, cognoscença, cognoscensa, cognoscentia, cognoscenz', cognoscenza, cognoscenzia, cognosceza, cognoscienza, cognosença, cognosenza, cognossença, cognossençça, congnioscienza, congnoscença, congnoscentia, congnosscienza, congnosscienze, congnossenza, connoscensa, connoscenza, connosciensa, conoscença, conoscensa, conoscentia, conoscenz', conoscenza, conoscenze, conoscenzia, conosciença, conosciensa, conosciensia, conoscienza, conoscienze, conosença, conosenza, conosscienza, cunoscenza, cunuxencia, cunuxenza, non-conoscensa.

0.2 Lat. tardo cognoscentia (DELI 2 s.v. conoscere).

0.3 Doc. montier., 1219: 2.2.

0.4 In testi tosc. e toscanizzati: Doc. montier., 1219; Giacomo da Lentini, c. 1230/50 (tosc.); Bonagiunta Orb. (ed. Contini), XIII m. (lucch.); Ruggieri Apugliese (ed. Contini), XIII m. (sen.); Brunetto Latini, Rettorica, c. 1260-61 (fior.); Restoro d'Arezzo, 1282 (aret.); Trattati di Albertano volg., a. 1287-88 (pis.); Lett. lucch., 1300 (5); Lett. volt., 1348-53.

In testi sett.: Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.); Orazioni ven., XIII; Memoriali bologn., 1279-1300; Gualpertino da Coderta, XIV in. (trevis.); Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311; Zibaldone da Canal, 1310/30 (venez.); Parafr. pav. del Neminem laedi, 1342; Fontana, Rima lombarda, 1343/46 (parm.); Lucidario ver., XIV.

In testi mediani e merid.: Poes. an. urbin., XIII; Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.); Armannino, Fiorita (12), p. 1325 (abruzz.); Destr. de Troya, XIV (napol.).

In testi sic.: Angelo di Capua, 1316/37 (mess.); Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.).

0.5 Locuz. e fras. a conoscenza di 2.2; alla conoscenza di 2.2; dare conoscenza 2.4; darsi nella conoscenza di 2.3; di gran conoscenza 4.1; di grande conoscenza 1.1; di scura conoscenza 2; in conoscenza di 2.2; mettersi nella conoscenza di 2.3; non conoscenza 1; venire a conoscenza di 2; venire alla conoscenza di 2.

0.6 N Per canosent¸a di 0.1 (motivato da ragioni informatiche) leggi canosenţa.

0.7 1 Competenza e acume nella comprensione e nell'interpretazione delle cose del mondo e dello spirito, saggezza. 1.1 Locuz. agg. Di grande conoscenza: saggio. 1.2 [Con valore generic. pos., come attributo cortese della donna]. 1.3 [Specif.:] gesto o comportamento saggio, giusto, opportuno. 2 Facoltà, azione o atto di distinguere e determinare con chiarezza l'essenza, la conformazione o le caratteristiche di un oggetto (spec. in seguito al discernimento fra altri enti o oggetti attigui o analoghi, presenti o impliciti). 2.1 [In metafore di ambito visivo:] occhi della conoscenza. 2.2 Locuz. prep. A, alla, in conoscenza di qno: a giudizio di qno, per quanto a qno è dato sapere. 2.3 [In appelli alla benevolenza della donna da parte dell'amante:] capacità di rappresentazione e di partecipazione (segnatamente ad uno stato d'animo altrui). 2.4 Fras. Dare conoscenza (di qsa a qno): instillare una convinzione, una volontà, un'intenzione (atta e finalizzata a tradursi in un comportamento det.). 2.5 [Specif.:] consapevolezza di un favore, una fortuna o un bene posseduto, ricevuto o toccato in sorte; il sentimento di gratitudine che ne consegue, la sua manifestazione. 3 Azione o atto dell'intrattenere con qno un qualche tipo di rapporto non parentale. 4 Facoltà, azione o atto dello scoprire o individuare in un oggetto (spec. una persona) l'immagine, la nozione o il nome di qsa o qno di cui si ha avuto esperienza altrove (e specif. nel passato); capacità, competenza o effetto del ravvisamento di qsa o qno. 4.1 Oggetto, rappresentazione o fenomeno percepibile mediante i sensi (specif. la vista) che ha un significato determinato e immediatamente perspicuo; elemento caratteristico che porta univocamente con sé det. informazioni, che consente ad un soggetto senziente una det. illazione o estrapolazione (sulla base dell'istinto, dell'esperienza, della competenza) o che si presenta come ben distinguibile e riconducibile ad un det. bagaglio di nozioni. 5 [Ret.] [Per calco del francese, come traduzione del lat. concessio (tipologia di constitutio iudicialis adsumptiva nel De Inventione ciceroniano)].

0.8 Elisa Guadagnini 15.12.2008 [prec. red.: Ilaria Zamuner].

1 Competenza e acume nella comprensione e nell'interpretazione delle cose del mondo e dello spirito, saggezza.

[1] Giacomo da Lentini, c. 1230/50 (tosc.), 6.8, pag. 89: tuttor la tropp'asicuranza / ubrïa caunoscenza e onoranza.

[2] Bonagiunta Orb. (ed. Contini), XIII m. (lucch.), ball. 4.7, vol. 1, pag. 267: Molto si fa brasmare / chi loda lo su' affare / e poi torn' al neiente; / e molto più disvia / e cade in gran falensa / chi usa pur follia / e non ha caunoscensa: / qual om' ha più bailia, / più dé aver sofferensa / per piacere a la gente.

[3] Ruggieri Apugliese (ed. Contini), XIII m. (sen.), 2.1, pag. 890: Tant' aggio ardire e conoscenza / ched ò agli amici benvoglienza / e i nimici tegno in temenza; / ad ogni cosa do sentenza / et ag[g]io senno e provedenza / in ciascun mestiere...

[4] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), De falsis excusationibus, 205, pag. 184: Ki perd da l'una parte, quel hom k'á cognoscenza, / Almen da l'altra parte el dé far sí k'el venza...

[5] Rime Mem. bologn., 1301-24, [1310] 56.9, pag. 87: 'l non sapere o par[v]a canosent¸a / conduce molte genti a falimento / de quel ch' a si medesemo po' despiaçe...

[6] Amaistramenti de Sallamon, 1310/30 (venez.), 5, pag. 101: intendi, fiol, se vui vollé i(n)parare / sapiençia, / Seno e bontade e cognosença / a çiò che avesse providençia: / queste parolle son tute sentençia / in veritade.

[7] Contrasti Laur. XLII.38, XIV (tosc./merid.), 3.17, pag. 15: «Suocera, tu sse' ingannata / se ttu hai questa credenza, / ch'io non mi son maritata / per istare ad ubidenza. / Secondo tua conoscenza / debboti ben fare honore; / ma io voglio essere maggiore / e così converrà ch'io sia».

- Locuz. nom. Non conoscenza.

[8] Trattati di Albertano volg., a. 1287-88 (pis.), Liber cons., cap. 41: [7] Et nota che, sì come la pasientia è octima, così la no(n) pasientia è pessima; [8] sì come elli medesmo dice, colui che non è pasiente sosterà da(n)pno (et) p(er) no(n) (con)noscensa messchierà sé ala cosa che a llui no(n) p(er)tiene, la qual cosa è colpa et simigliansa di stoltisia.

- [Detto di persona:] fuori della conoscenza: privo di saggezza, irragionevole.

[9] Restoro d'Arezzo, 1282 (aret.), L. II, dist. 2, cap. 8, pag. 100.8: E trovamo e·llo guardo de lo popolo al desegnamento de l'ombre che so' e·lla luna grande variazione e grande errore: quale è poco savio e de poco intelletto, che tale dice che li vede uno omo empiccato, [[...]] e tale una cosa e tale un'altra, co' òmini fore de la conoscenza.

- Avere conoscenza: essere consapevole, avvertito.

[10] Angelo di Capua, 1316/37 (mess.), L. 7, pag. 134.21: Incontinenti adunca ki la regina Amata, mugleri di lu re Latinu, audiu ki lu maritu vulia dari sua figla ad Eneas per mugleri, plangendu si mossi; et andandu a lu maritu, li dissi kisti paroli: «O re, non ài tu canuxenza? Vuliri dari a tua unica figla per mugleri ad homu isbandutu et cachatu di la patria!

- [Come personificazione].

[11] Guido Orlandi, 1290/1304 (fior.), 10.1, pag. 101: Ahi, Conoscenza, quanto mal mi fai, / perch'io nonn ò poder di te seguire; / e se defetto tenesse fallire, / quanto conosco in vita aver non mai / seria contento.

[12] Nicolò de' Rossi, Rime, XIV pi.di. (tosc.-ven.), son. 134.10, pag. 99: En suso 'l core una donna blancha / mi sede, vestita de color nero: [[...]] tene per secre[to] conseglo / Conosença e Mesura sovente: / cusì procede pur de ben en meglo...

1.1 Locuz. agg. Di grande conoscenza: saggio.

[1] Giacomo da Lentini, c. 1230/50 (tosc.), 6.35, pag. 91: E voi che sete senza percepenza, / como Florenza - che d'orgoglio sente, / guardate a Pisa di gran canoscenza, / che teme 'ntenza - d'orgogliosa gente...

[2] Giovanni Villani (ed. Porta), a. 1348 (fior.), L. 9, cap. 64, vol. 2, pag. 119.16: Questo papa Bonifazio fu savissimo di scrittura e di senno naturale, e uomo molto aveduto e pratico, e di grande conoscenza e memoria...

1.2 [Con valore generic. pos., come attributo cortese della donna].

[1] Rinaldo d'Aquino (ed. Contini), XIII pm. (tosc.), 10, pag. 112: Ma eo no 'l celaraio, / com'altamente Amor m'ha meritato, / che m'ha dato a servire / a la fiore di tutta caunoscenza / e di valenza, / ed ha bellezze più ch'eo non so dire...

[2] Poes. an. (ed. Panvini), XIII (tosc.), 17.49, pag. 500: Madonna mia, ancora a voi ritorno, / e vo' pregar la vostra canoscenza / che vostra alteza degia dichinare...

[3] Inghilfredi, XIII sm. (lucch.), 1.9, pag. 75: Sua caunoscenza e lo dolze parlare / e le belleze e l'amoroso viso, / di ciò pensando fami travagliare.

[4] Sacchetti, La battaglia, 1353 (fior.), II, ott. 29.6, pag. 29: Or rimirate s' ell' è graziosa, / o s' ell' è degna di gran reverenza, / questa che giugne tanto dilettosa, / adorna di leggiadra conoscenza; / mirate dunque, amanti, il vostro lume, / ch'ell' è la Nera, fior d' ogni costume.

1.3 [Specif.:] gesto o comportamento saggio, giusto, opportuno.

[1] Guido delle Colonne, XIII pm. (tosc.), 3.47, pag. 103: Va', canzonetta fresca e novella, [[...]] e di' che per suo onor questo fac[c]'ella: / trag[g]ami de le pene che mi dona; / e faria gran caunoscenza, / da che m'ha così preso, / no mi lassi in perdenza...

[2] Rinaldo d'Aquino (ed. Panvini), XIII pm. (tosc.), 1.51, pag. 97: lo mio alegramento / non si por[r]ia contare, / per zo che la mia donna à perdonanza: / e nullo core no lo penseria / ched i[o] pensando fosse sì penato. / Adunque mi' tacer è conoscenza.

2 Facoltà, azione o atto di distinguere e determinare con chiarezza l'essenza, la conformazione o le caratteristiche di un oggetto (spec. in seguito al discernimento fra altri enti o oggetti attigui o analoghi, presenti o impliciti).

[1] <Egidio Romano volg., 1288 (sen.)>, L. 1, pt. 2, cap. 2, pag. 26.19: l'uomo à due conoscienze. L'una si è conoscienza dello intendimento, l'altra è conoscienza del sentimento.

[2] Teperto, Lettera in prosa, XIII sm. (pis.), pag. 437.7: Com' male tue ài uçato lo licensato e sciolto libbito che 'l mio Signore ti diè! Or non sai tue, miçero, ch' Elli ti diè connoscensa di bene e di male, et podestà di potere distendere la mano a qual vollessi, sapendo tue lo merito de catuno?

[3] Arte Am. Ovid. (B), a. 1313 (fior.), L. I, pag. 242.18: Quando la fante è venuta una volta in parte del peccato, è tolto via lo indizio della donna. [[...]] Allora quella non ti paleserae né ti ingannerae, essendo consapevole della comune colpa, e lli fatti e lli detti della donna ti fieno manifesti; ma bene serà celato, se lla fante bene celerà e sempre amica sottostarà alla tua conoscenzia. || Cfr. Ov., Ars. am., I, 398: «Sed bene celetur: bene si celabitur index, / Notitiae suberit semper amica tuae».

[4] Storia San Gradale, XIV po.q. (fior.), cap. 30, pag. 38.18: E Gios[e]ppo gli doma[n]dò il corpo di Gesù e Pilato glile donò come colui che no sapea quello ch'egli gli donava [[...]]; e fu il più ricco dono che niuno uomo mortale donase, ma per ciò che la conoscenza di Pilato fue tale ched e' non sapea ched egli gli donava, il dé l'uomo meglio apelare dispitto che dono...

[5] Enselmino da Montebelluna, XIV pm. (trevis.), 1061, pag. 68: E li anemali aveva chognosenza / tanta, ch' ei chognosè el suo posesore, / et adorava lui in mia presenza. / Sì che grande alegreza del chriatore / par che mostrase ogni chossa chriata / vedendo in tera nato el suo fatore.

[6] Lucidario ver., XIV, II, pag. 129.12: [22]. D Que è la providentia de Deo? M. Quela cognoscença und'elo vede e ssae tute le conse che sono a dextra et a sinistra tuto similantemente como se ello fosso davanti a lui.

[7] Destr. de Troya, XIV (napol.), L. 13, pag. 134.19: Quale accaysune te move a pietate contra de quisto publico nuostro nemico, lo quale [[...]] ne ave voluto assaltare a la soa citate, senza essere a lluy facto oltrayo per nuy, inde la quale ne deppe plu toste honorare se avesse avuta canoscenza de buon signore?

- [Come personificazione].

[8] Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.), 43.45, pag. 154: la Contrizione [[...]] tre suoi figliuoli sì fece venire / e miseglie ne l'omo al cor purgare. / En prima sì ha messo lo Temore, [[...]] poi mise Conoscenzade pudore, / vedennose sì sozo e deformato; / e ne la fine li dè gran Dolore / che Deo avea offeso per peccato.

- Avere conoscenza di qsa: possedere un'idea distinta di qsa.

[9] Jacopone (ed. Ageno), XIII ui.di. (tod.), 80.14, pag. 328: «L'amor ch'eo addemanno sì è 'l primo, / unico, etterno e sta sollimo: / non par che 'l conoscate, como stimo, / da che 'n plurale avete la 'ntennenza». / «Questo responner ià non è fallenza: / de lo tuo amor non avem conoscenza; / si non te 'ncresce a dicer sua valenza, / delettane l'audito d'ascoltare».

- Dare, fare conoscenza (di qsa a qno): informare.

[10] <Egidio Romano volg., 1288 (sen.)>, L. 1, pt. 1, cap. 2, pag. 5.28: E dovemo sapere che quelli che vuole dare conoscienza o insegnare come l'uomo die sè medesimo governare, si die trattare di tutte le cose che diversificano l'opere umane.

[11] Fazio degli Uberti, Dittamondo, c. 1345-67 (tosc.), L. 1, cap. 5.49, pag. 16: Allor li feci in tutto conoscenza / del lungo tempo mio senza fren corso / e senza lume e senza provedenza...

- Locuz. verb. Venire a (alla) conoscenza di qsa: svolgere un processo cognitivo che conduce alla piena comprensione di qsa, apprendere qsa o acquisirne consapevolezza.

[12] Guittone, Lettere in prosa, a. 1294 (tosc.), 1, pag. 10.22: Ciò che per voi sapete, deletto mio, e per quel tanto che mostrat'ò voi, dovereste aver già fatto il primo piede ala conosciença del male venendo [[...]] E fatti i ditti piedi, adessa sovra essi lo piede a venire a conosciensa de· bene, creare deano; e dèssi scire tantosto quello ch'ad amore aducha.

[13] Dante, Convivio, 1304-7, II, cap. 1, pag. 67.15: con ciò sia cosa che la litterale sentenza sempre sia subietto e materia dell'altre, massimamente dell'allegorica, impossibile è prima venire alla conoscenza dell'altre che alla sua.

[14] Pistole di Seneca, a. 1325? (fior.), 88, pag. 252.20: per parti l'uomo viene più leggiermente a conoscenza del tutto.

[15] Tratao peccai mortali, XIII ex.-XIV m. (gen.), De vivore discretame(n)ti, vol. 1, pag. 218.24: E sì p(re)go quelli chi no creem nì metem in ovra q(ue)llo che elli dem, che elli possam vegnì a cognosença de li lor defecti p(er) aquistar q(ue)lla gloria santissima, amen.

- Locuz. verb. Venire a (alla) conoscenza di qno: costituire l'oggetto di un processo informativo.

[16] Deca prima di Tito Livio, XIV pm. (fior.), L. 4, cap. 1, vol. 1, pag. 364.12: Per niente, diss'egli a' consoli, voi vi travagliate di spaventare la plebe e di distornarla dallo intendimento delle novelle leggi: giammai, tanto ch'io vivo, oste non sarà scritta, se prima quello ch'io e li miei compagni abbiamo richiesto e proposto, vegna a saputa e a conoscenza della plebe.

- Locuz. agg. Di scura conoscenza: difficilmente conoscibile.

[17] Abate di Tivoli, c. 1230/50 (tosc.), 18c.9, pag. 256: Perciò ch'[[Amor]] è discura canoscenza, / che n'adiven come d'una bataglia: / chi stâ veder riprende chi combatte.

2.1 [In metafore di ambito visivo:] occhi della conoscenza.

[1] <Tesoro volg. (ed. Gaiter), XIII ex. (fior.)>, L. 7, cap. 13, vol. 3, pag. 252.9: Ciò è nell'umana natura, che quando il coraggio è commosso per alcuno modo, egli perde gli occhi della conoscenza, intra il vero ed il falso.

[2] Federico dall'Ambra, XIII ex. (fior.>ven.), 1.10, pag. 232: el [[scil. Amor]] spoglia el cor di libertà regnante / e fascia gli occhi de la canoscenza, / saettando disïanza perigliosa...

- Lume di conoscenza.

[3] Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.), L. 5, cap. 4, vol. 2, pag. 36.32: Nì eu non reprendu la laudi di li Argivi, nì amancu la gloria di Mongibellu; ma eu rimovu la lumi di canusenza a la pietati, la quali esti multu scura per ignorancia, cussì commu eu arendu vulunteri testimoniu di pietati a quilli di Sithia.

[4] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 5, cap. 4, pag. 372.20: Io non iscemo la laude greca, nè per ignoranza involgo con più oscuro vento la fama di Monte Veo: ma io ammonisco lume di cognoscenza alla pietade.

2.2 Locuz. prep. A, alla, in conoscenza di qno: a giudizio di qno, per quanto a qno è dato sapere.

[1] Doc. montier., 1219, pag. 47.24: It. lo signore o co(n)suli ke p(er) te(m)p(or)ale sara(n)no debiano essar tenuti (e) siano tenuti di kiamare tre omini de la co(m)pa(n)gnia del co(m)mune, boni (e) leali ala lor conoscenzia, cui ellino facciano iurare di riveder lo co(n)stituto (e) d' amendarlo a bona fede senza frode ad honore (e) utilità de tutto -l comune...

[2] Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311, 51.17, pag. 301: Donde, in mea cognoscenza, / en terra chi no sor frutar / no è bon tropo afanar / ni citar soa somenza.

[3] Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.), L. 8, cap. 1, vol. 2, pag. 152.15: La qual cosa ripurtata dananti issu Publiu Delabella, issu la rimandau ad Athene a la cannusenza di lu Ariopagu.

[4] Pegolotti, Pratica, XIV pm. (fior.), pag. 320.33: E che il grano o vero altro biado che fusse s'intenda essere buono e mercantile a conoscenza di buoni mercatanti degni di fede; e se non fusse tale come dovesse essere, che si debba fare vedere a' detti mercatanti, e quello ched e' sentenziassono che valesse peggio, quello peggioramento abbattere del pregio venduto...

2.3 [In appelli alla benevolenza della donna da parte dell'amante:] capacità di rappresentazione e di partecipazione (segnatamente ad uno stato d'animo altrui).

[1] Guinizzelli (ed. Contini), a. 1276 (tosc.), 2.87, pag. 456: Te·llo innamorato, / ch'a la fine poi mora disamato». / D'ora 'n avanti parto lo cantare / da me, ma non l'amare, / e stia ormai in vostra canoscenza / lo don di benvoglienza, / ch'i' credo aver per voi tanto 'narrato... || Contini: «saggezza».

[2] Panuccio del Bagno, XIII sm. (pis.), 19a.1, pag. 105: Raprezentando a chanoscensa vostra / meo dolorozo mal, grave, diverso, / son mosso faccendo voi alcun verso, / responsïon volendo vi dia giostra, / acciò che la vertù che 'n voi enchiostra / mi dia consigl[i]o in che dir vogl[i]' or verso...

- Fras. Darsi, mettersi nella conoscenza di qno: affidarsi a qno (specif. della donna amata).

[3] Dante da Maiano, XIII ex. (fior.), 32.4, pag. 94: Sì m' abbellio la vostra gran plagenza, / gentil mia donna, al prim' ch' eo l' avvisai, / che ogn' altra gioia addesso n' ubbliai / e dèmmi tutto in vostra canoscenza.

[4] Dante da Maiano, XIII ex. (fior.), 52.5, pag. 168: Le lode e 'l pregio e 'l senno e la valenza / ch' aggio sovente audito nominare, / gentil mia donna, di vostra plagenza / m' han fatto coralmente ennamorare, / e miso tutto in vostra canoscenza / di guisa tal, che già considerare / non degno mai che far vostra voglienza...

2.4 Fras. Dare conoscenza (di qsa a qno): instillare una convinzione, una volontà, un'intenzione (atta e finalizzata a tradursi in un comportamento det.).

[1] Giacomo da Lentini, c. 1230/50 (tosc.), 17.90, pag. 227: La vostra benvolenza / mi dona canoscenza / di servire a chiasenza / quella che più m'agenza...

[2] Orazioni ven., XIII, 1.5, pag. 155: Verase corpol de Cristo intemerado, / che ssu l' autare se' consacrato, / per nui in crose tu pendest[i] / et crudel morte recevisti; / dàme ferma conosença / de fare iusta penitencia!

[3] Poes. an. urbin., XIII, 39.5, pag. 620: Tucti ne confortimo servir sença pigreça / a lo nostro Singnore ke à plena potença, / e pper Sua pïetate data n'à conoscença / ke lo deg[g]amo amare cun tucta nostra mente.

2.4.1 [Relig.] [Con rif. specif. al contenuto del processo cognitivo, rif. alla sottomissione a Dio e alle sue leggi].

[1] Brunetto Latini, Rettorica, c. 1260-61 (fior.), pag. 19.10: ma fue alcuno savio e molto bello dicitore il quale, vedendo che gli uomini erano acconci a ragionare, usò di parlare a lloro per recarli a divina connoscenza, cioè ad amare Idio e 'l proximo, sì come lo sponitore dicerà per innanzi in suo luogo...

[2] Anonimo Genovese (ed. Cocito), a. 1311, 139.4, pag. 570: l'omo ke vive senza / la veraxe conoscenza / de De', chi creator è so, / per bestia contar se pò...

[3] Chiose Selmiane, 1321/37 (sen.), cap. 2, pag. 6.23: Nota, lettore, che come di giorno si veggono le chose e si chonoscono, così per la virtù si va a la perfecta conoscença, ciò è in paradiso, a vedere dio padre, dove ogni cosa buona e perfecta si vede e si sente e si conosce perfettamente.

[4] Parafr. pav. del Neminem laedi, 1342, cap. 20, pag. 90.4: lo nostro pare grande ha fachio nove cose per gran meraveglie per far-se intender, a dar intendimento e cognessençça de sì a la çente grossa.

[5] Sposiz. Pass. s. Matteo, 1373 (sic.), cap. 6, par. 1, vol. 1, pag. 85.17: Cristu sicundu la sua humanitati avia grandi desideriu di cumpliri lu cursu di la sua passioni, perkì si incuminciassi la nostra salvacioni, [[...]] mancassi la ydolatria et vinissi la santa et vera cunuxencia di la via di andari a Deu...

[6] Libro di Sidrach, a. 1383 (fior.), cap. 403, pag. 407.3: Elli debono fare per la sua gloria, e per la sua santa madre eclesia, e per sé, e per lo popolo. E quelli che lo faranno giustamente, siccom' egli dovranno, egli saranno onorati e innalzati sopra tutti gli altri. E quelli che lo riceveranno con mala conoscienza, meglio sarebbe di mettervi uno tizzone di fuoco. [[...]] Quelli che di buona conoscienza lo riceveranno, già per ciò ch'egli sieno peccatori, non deono lasciare di pigliarlo, se lo ricevono di buono cuore e di buona fede confessata.

2.4.1.1 [Ret.] [In formule epistolari di saluto].

[1] Guittone, Lettere in prosa, a. 1294 (tosc.), 20, pag. 253.4: Sapienti e boni, quanto col bon congiunti, Finfo e li conpagni tutti, Guittone, peccator Frate, conosciensa e amore al Sonmo Bono.

2.4.2 [Specif.:] consapevolezza di sé, stato di coscienza o capacità di raziocinio (spec. in contesti che ne denunciano l'assenza).

[1] Dante, Vita nuova, c. 1292-93, cap. 23 parr. 17-28.40, pag. 102: Io presi tanto smarrimento allora, / ch' io chiusi li occhi vilmente gravati, / e furon sì smagati / li spirti miei, che ciascun giva errando; / e poscia imaginando, / di caunoscenza e di verità fora, / visi di donne m' apparver crucciati, / che mi dicean pur: - Morra'ti, morra'ti-.

[2] Tesoro volg., XIII ex. (fior.), L. 5, cap. 31, pag. 130.8: Pernice [[...]] si combattono per le femine in tal maniera ch'elle perdono la conoscenza della loro natura, ed usano li maschi insieme sì come con le femine.

[3] Accurso di Cremona, 1321/37 (mess.), L. 6, cap. 9, vol. 2, pag. 97.8: Eu cuytu que issi li porti di Sicilia, se li cosi muti avennu alcuna cannussenza, multu si maravilyaru videndu tanta diversitati in un homu.

[4] Boccaccio, Filocolo, 1336-38, L. 4, cap. 67, pag. 450.25: la donna, faccendo un bellissimo figliuolo maschio, da tale affanno e pericolo si liberò [[...]]. Ritornata adunque la donna dopo il grave affanno alla vera conoscenza, essendo già nato nel mondo il nuovo sole, davanti si vide il cavaliere che l' amava e la madre di lui, a' suoi servigii ciascuno di loro presto...

- Perdere la conoscenza: perdere coscienza, il controllo di sé.

[5] Rustico Filippi, XIII sm. (fior.), son. 47.4, pag. 115: e sentome mortalmente feruto, / perdo la conoscenza e lla balìa.

- Essere senza conoscenza: essere inconsapevole.

[6] Atrovare del vivo e del morto, a. 1375 (emil.), III, st. 45.6, pag. 173: topino mi, quand' io fo' bateçà / fose eio caçuto morto per sentencia! / alora fose stà strangolà / quando io era sença cognosença!

2.5 [Specif.:] consapevolezza di un favore, una fortuna o un bene posseduto, ricevuto o toccato in sorte; il sentimento di gratitudine che ne consegue, la sua manifestazione.

[1] ? Fontana, Rima lombarda, 1343/46 (parm.), 389, pag. 40: E goda Crema sotto la potenza / de quel iusto segnor messer Luchino / Vesconte da Milan, per cognoscenza.

[2] Boccaccio, Epist., 1361, pag. 1132.11: Teseo, le cui opere furono maravigliose e degne di perpetua laude, [[...]] fu da Atene cacciato [[...]]; né si trovò chi, per conoscenza de' ricevuti meriti, l'ossa di lui [[...]] facesse riportare in Atene.

3 Azione o atto dell'intrattenere con qno un qualche tipo di rapporto non parentale.

[1] Andrea da Grosseto (ed. Selmi), 1268 (tosc.), L. 2, cap. 24, pag. 91.18: Et se inprima tu non cognoscievi alcuno et poi per paura viene in tua cognoscienza, non credere ch'egli sia mai tuo buono amico nè tuo buon consigliere.

[2] Armannino, Fiorita (12), p. 1325 (abruzz.), pag. 546.9: Navicando costoro per mare arivarono in maremma di Roma ad uno castello ch'era de' Frangepani de Roma: nel quale luogo el dicto Curadino era arivato a gran fidança e per loro grande cognoscenza, ché grande amistà insiemi retenivano, però che la dicta casa dei Frangipani era suta molto exaltata da Federigo imperadore avulo de Curradino predicto.

[3] Doc. aret., 1335-38, pag. 150.7: Vanni de Ranucciolo da Vitiano e Zullo de Fuccio del ditto luogo die(n)no dare a dì 29 de marzo, che li prestai p(er) conoscienza d' Andrea de Simo nostro, fio. IIIJ d' oro.

[4] Andrea Cappellano volg., a. 1372 (fior.), L. 1, pag. 161.4: Lo savio amante quando da prima a donna, non bene da lui conosciuta, parla, non dee per la prima visitazione amore dimandare, ma con sagacità dee procedere prima la conoscienza di quella, e a lei si dee mostrare umile quanto può, e soave...

- [In opp. al contatto con un estraneo].

[5] Dom. Benzi, Specchio umano, a. 1347 (fior.), pag. 387.7: [M]artedì, a dì XIIIJ, e 'l mercoledì, a dì XV del detto mese di novembre, non ebbe grano di veruna ragione in piazza e non vi si vendé, inperciò che ciascheuno che n' avea a vendere, o della cittade o del contado, sel vendeano anzi per conoscenza che portallo nella piazza perché sia stimato e fattolliele dare per forza...

- Avere conoscenza con qno; avere la conoscenza di qno: intrattenere un qualche tipo di rapporto (di natura più o meno intima) con qno.

[6] Lotto di ser Dato (ed. Ageno), XIII sm. (pis.), 25, pag. 86: Noi sottoposti ci convene stare; / veder né operare / cosa potén che diletto ne sia, / né avén signoria / di parlar a nessun che conoscensa / aggia con noi, e cciò n'è gran dogl[i]ensa.

[7] Lett. lucch., 1300 (5), 1, pag. 102.6: (e) co(n)nosscie(n)do noi che llo papa ama mess(er) lo vesscovo (e) inte(n)delo volo(n)tieri (e) anco àe gra(n)de co(n)noscie(n)sa (e) amistade co(n) ... li ...,

[8] Lett. volt., 1348-53, pag. 180.26: Domandando ser Guido familgliale del conte Galeocto del suo palafreno, ci disse che tu l'avevi a Siena per vendere, el quale noi essendo vaghi d'avere, e maximamente perché -l conte Galeocto a noi amico e parente l'avesse a tucti suoi bisogni e piaceri, imponemmo al decto ser Guido che di ciò ti ragionasse. Rispuoseci poi da Siena che lo mandassimo a vedere. Noi, per avere la tua conoscentia, nonn avemo mandato...

[9] Velluti, Cronica, 1367-70 (fior.), pag. 112.4: E allotta in que' tempi, essendo Piccio Ferrucci di là grande mercatante e ricco uomo, e avendo la sua conoscenza e di Filippo suo padre, il quale di là usava assai, avendo Ciore Pitti, molto caro amico de' nostri passati, per moglie la figliuola del detto Piccio, trattò che monna Giovanna, mia madre che fue figliuola del detto Piccio, si desse per moglie al detto Berto mio padre.

[10] Destr. de Troya, XIV (napol.), L. 4, pag. 69.3: Et Hercules [[...]] sì se nde gìo multo allegramente ad una provincia delle pertinentie de Grecia, la quale se clamava Pilona; la quale tenea in signoria uno signore de Grecia richo e potente che se clamava lo duca Nestore, co lo quale Hercules avea avuto continua canoscenza et amestate...

4 Facoltà, azione o atto dello scoprire o individuare in un oggetto (spec. una persona) l'immagine, la nozione o il nome di qsa o qno di cui si ha avuto esperienza altrove (e specif. nel passato); capacità, competenza o effetto del ravvisamento di qsa o qno.

[1] Dante, Commedia, a. 1321, Inf. 15.28, vol. 1, pag. 245: E io, quando 'l suo braccio a me distese, / ficcaï li occhi per lo cotto aspetto, / sì che 'l viso abbrusciato non difese / la conoscenza süa al mio 'ntelletto...

[2] Ottimo, Inf., a. 1334 (fior.), c. 16, pag. 298.1: Qui introduce l'Autore intra questa perduta gente tre anime di tre eccellenti uomini [[...]], che venìano verso Virgilio, e verso l'Autore, e ciascuno per la conoscenza ch'avevano de l'abito, e della portatura di Dante, gridavano: aspettati tu, che ne pari a l'abito della nostra terra pessima.

[3] Boccaccio, Filocolo, 1336-38, L. 1, cap. 27, pag. 103.29: E i miseri cavalieri [[...]] aveano perduta la conoscenza de' loro padri e fratelli e compagni che morti giacevano, per la polvere mescolata col sangue sopra i loro visi...

4.1 Oggetto, rappresentazione o fenomeno percepibile mediante i sensi (specif. la vista) che ha un significato determinato e immediatamente perspicuo; elemento caratteristico che porta univocamente con sé det. informazioni, che consente ad un soggetto senziente una det. illazione o estrapolazione (sulla base dell'istinto, dell'esperienza, della competenza) o che si presenta come ben distinguibile e riconducibile ad un det. bagaglio di nozioni.

[1] Restoro d'Arezzo, 1282 (aret.), L. II, dist. 6, pt. 3, cap. 2, pag. 154.24: e lo toro conosce per molti die el loco là u' è morto lo suo compagno, non trovandolise alcuna conoscenzia de sangue, e vegonse racòlliare en quello loco, e dolérese e mughiare, e pare che piangano...

[2] Passione lombarda, XIII sm., 216, pag. 119: «Thomé, tu se' î 'ncredulitat, / ora cre' se tu te vo' salvare / e ve' le pe e ve' le mâ / e là o' la lanza me feria». / Sancto Thomé cum reverentia / de Cristo vid cognoscentia, / el demandò penitentia, / Cristo ge la fé in cortexia.

[3] Libro pietre preziose, XIV in. (fior.), pag. 316.25: Topatio è pietra altissima e virtuosa, e di giallo colore. Et ànno cotale conoscenza quelli che diritti sono, che mirandovisi l' uomo entro, il volto de l' uomo mostra il mento di sopra e la fronte di sotto dal volto.

[4] Lancia, Eneide volg., 1316 (fior.), L. 3, pag. 224.25: Dilettaci essere campato da' pericoli; e ivi ficchiamo nelle porte del tempio lo scudo con questa conoscenzia. Scrivemo: «Queste armi recòe Enea delli vincitori Greci».

[5] Bind. d. Scelto (ed. Gozzi), a. 1322 (sen.), cap. 464, pag. 480.29: ella fece montare tutte sue damigelle, che molto erano ricchamente armate. Ell'erano tutte intrasegnate gli asberghi in tal maniera che le conoscenze sembravano tutte tessute di fuocho, tanto risplendeano.

[6] Zibaldone da Canal, 1310/30 (venez.), pag. 75.29: Questa sì è la chognossença dele splleçarie sì chomo se raxionerà qua de soto per singollo. Imprima çiaschun çucharo vuol esser blancho e secho e vuol essere la soa çima forte e sallda. [[...]] Item la chognosença de la gomarabicha sì è qu' ella vuol esser grossa, blancha e cllara.

[7] A. Pucci, Libro, 1362 (fior.), cap. 46, pag. 309.26: Verrà Iddio come imperadore ch'entra in una città, che si fa portare inanzi la corona e altre sue conoscenze perché il suo avenimento sia conosciuto...

[8] Lucidario ver., XIV, I, pag. 20.14: [30]. D. À igi nomo [li] angeli? M. Eli sono pleni de gran scientia che no à mester de nom. [31]. D. Michiel, Gabriel et Rafael ben à nom. M. Anço è una conoscença intro nuy, ma in celo no è niente, anch'i sia così clamati in terra.

- Locuz. agg. Di gran conoscenza: evidente e facilmente ravvisabile.

[9] Bind. d. Scelto (ed. Gozzi), a. 1322 (sen.), cap. 217, pag. 265.16: Lo duca d'Athenia era molto buono chavaliere e valente e pregiato; elli era sopra uno riccho destriere di Spagna, armato di tutte armi molto ricchamente; suo cavallo era coverto d'uno drappo di seta di molta gran conoscenza.

- Per conoscenza: al fine di essere facilmente ravvisabile.

[10] Comm. Arte Am. (A), XIV pm. (pis.), ch. 27, pag. 563.22: Perché li preiti di quel tempo portavano per connoscenza in capo una poga di lana.

[11] Lucidario ver., XIV, III, pag. 228.14: [51]. D. Como verà lo Nostro Segnoro a çudegaro? M. A similitudine d'uno imperatore che vegna a una soa cità e fasse portare la corona soa inançi per cognoscença perché lo so venimento sia saputo...

5 [Ret.] [Per calco del francese, come traduzione del lat. concessio (tipologia di constitutio iudicialis adsumptiva nel De Inventione ciceroniano)]. || Cfr. Cic., De invent., I, 15: «Concessio est, cum reus non id, quod factum est, defendit, sed ut ignoscatur, postulat».

[1] <Tesoro volg. (ed. Gaiter), XIII ex. (fior.)>, L. 8, cap. 6, vol. 4, pag. 33.15: Ed è un'altra improntezza, che per sè non ha nulla difesa s'ella non l'impronta di fuori. E questo impronto è in quattro maniere; o per conoscenza, o per rimutanza, o per vendetta, o per comparazione. Conoscenza si è quando non nega, nè non difende lo fatto; anzi dimanda che l'uomo gli perdoni. || In B. Latini, Tresor, III, 7, 3 gli edd. mettono a testo «recognoissance» e segnalano in apparato la lezione conoissance.

[u.r. 17.09.2021]