FRECCIA s.f.

0.1 ffreza, frecce, freccia, freccie, frecia, freza, freze, frezza, frezze, friccia, friza, frize, frizza.

0.2 DELI 2 s.v. freccia (fr. flèche).

0.3 Ottimo, Purg., a. 1334 (fior.): 4.

0.4 In testi tosc.: Ottimo, Purg., a. 1334 (fior.); Ranieri Sardo, 1354-99 (pis.); Cicerchia, Risurrez., XIV sm. (sen.).

In testi sett.: Tristano Veneto, XIV.

In testi mediani e merid.: Anonimo Rom., Cronica, XIV; Destr. de Troya, XIV (napol.).

0.7 1 [Armi] Asticciola di legno con punta acuminata (gen. metallica), da lanciarsi con l'arco o la balestra. 1.1 [Con rif. alla velocità nel contesto di similitudini]. 1.2 [Con rif. allo strale scagliato da Cupido che porta amore o sofferenza]. 2 Fig. Lo sguardo che produce l'innamoramento. 3 Fig. Ciò che causa acuto dolore nell'animo umano, pena spirituale. 4 [Astr.] Nome popolare attribuito a due stelle facenti parte della costellazione zodiacale dei Gemelli.

0.8 Nicoletta Di Berardino 24.01.2010.

1 [Armi] Asticciola di legno con punta acuminata (gen. metallica), da lanciarsi con l'arco o la balestra.

[1] Boccaccio, Ninfale, 1344/48 (?), 7, pag. 276: Africo pose mente, e venir vide / un fier cinghial fortemente rugghiando, / con frecce molte, fitte nel suo dosso.

[2] Sacchetti, La battaglia, 1353 (fior.), 4, pag. 30: io dico del sollecito Vulcano, / che dardi e frecce fabrica per arte...

[3] Matteo Villani, Cronica, 1348-63 (fior.), vol. 1, pag. 774.7: e di loro leggieri armi da offendere, cioè l'arco colle frecce ne' loro turcassi, e una spada lunga a difensione di loro persone.

[4] Ranieri Sardo, 1354-99 (pis.), pag. 154.5: et molti ischorridori vennono insino al fosso elle vingnie et gittorono molte freccie.

[5] Anonimo Rom., Cronica, XIV, pag. 105.2: Lo luoco era forte. Le valestra e lle frecce iettavano. Non era via de entrare.

[6] Destr. de Troya, XIV (napol.), pag. 205.6: E Paris sopervenendonce da lo travierso co 'na grande copia de gente ben experta coll'archi a ffreza ortao poterosamente contra li Grieci...

- Freccia avvelenata, velenosa: quella intinta nel veleno.

[7] Chiose falso Boccaccio, Inf., 1375 (fior.): pigliò l'archo e lle saette e saettò Nesso e passollo d'una frecia avelenata a morte.

[8] Tristano Veneto, XIV, pag. 297.14: Et alo salto che lui fese suso lo valeto li dè d'una freza venenosa per men lo braço senestro, et sì li inpirà l' oso, ma non miga tropo.

1.1 [Con rif. alla velocità nel contesto di similitudini].

[1] Antonio da Ferrara, XIV s. e t.q. (tosc.-padano), 9, pag. 278: e non son già le prime / a dir de la mia donna le belleze, / le qual' me vanno più ratte che frize / fine al centro del core a mille a mille...

[2] Sacchetti, Trecentonovelle, XIV sm. (fior.), pag. 159.22: Come n' andò ratto? andonne come uccello che volasse? più; andonne come freccia che uscisse d' arco?

[3] Cicerchia, Risurrez., XIV sm. (sen.), 4, pag. 443: Com' aquila o falcon si leva 'n alto, / più presto che non esce d'arco frizza, / come smerlo di vol, senza difalto, / e com' acqua di fonte in alto sprizza.

1.2 [Con rif. allo strale scagliato da Cupido che porta amore o sofferenza].

[1] Agnolo da San Gimignano, XIV m. (tosc.), 2, pag. 107: I' son costretto da la dea Cupido / e da le frecce sue tanto percosso / che di sangue ho bagnato il viso e 'l dosso...

[2] Antonio da Ferrara, XIV s. e t.q. (tosc.-padano), 34, pag. 291: Ciò che confessa, tuo virtude accende: / la freza tua, Signor, chi può schifarla? / Quand'ella tarla over quando s'apressa, / messa da l'arco tuo, non si defende!

[3] Boccaccio, Rime, a. 1375, 63, pag. 198: Amor si rassicura / verso di lui e mettesi in agguato, / fin che l'ha di sue frecce trapassato, / e torna alla sua madre sorridendo, / come vittorïoso e buon guerriere.

[4] Francesco di Vannozzo, Rime, XIV sm. (tosc.-ven.), 4: oggi è quel giorno ov'io percoto e sponto / la friza d'or che passa ogni dur ferro; / oggi tutti i sospir del cor disserro...

2 Fig. Lo sguardo che produce l'innamoramento.

[1] Poes. music., XIV (tosc., ven.), 7, pag. 198: po' che de gli occhi vaghi uscì la frezza / che l'amoroso cor conquide a torto.

3 Fig. Ciò che causa acuto dolore nell'animo umano, pena spirituale.

[1] Petrarca, Disperse e attribuite, a. 1374, 3, pag. 206: Tu giugni afflizione al tristo afflitto / Spirto che l'angosciose membra regge; / Tu raddoppi le frezze e le corregge.

4 [Astr.] Nome popolare attribuito a due stelle facenti parte della costellazione zodiacale dei Gemelli.

[1] Ottimo, Purg., a. 1334 (fior.), pag. 59.27: perchè erano figli di Jupiter, furono trasmutati in Cielo nel segno di Gemini. Nella quale costellazione appresso lo carro, o vero verso lo polo, ne sono due stelle, che sono appellate per volgo l[e] due freccie.