PALUSTRE agg.

0.1 palustre; f: palustri.

0.2 Lat. paluster (DELI 2 s.v. palustre).

0.3 f Deca quarta di Tito Livio, a. 1346 (fior.): 1; Petrarca, Canzoniere, a. 1374: 1.

0.4 Att. unica nel corpus. || Cfr. 0.6 N.

0.6 N Un'ulteriore att. in un volgarizzamento ovidiano è ricostruzione dell'ed.: «Quanto il platano s' alegra di stare in su la riva dell' aqua e quanto se ne alegra il populo [e quanto la canna palustre] ne la motosa terra»: cfr. Rim. Am. Ovid. (B), a. 1313 (fior.), pag. 362.11.

Voce redatta nell'ambito del progetto DiVo.

0.7 1 Ricco di acquitrini e di fanghiglie; paludoso. 1.1 [Detto di una pianta:] che cresce lungo corsi d'acqua. 1.2 [Detto del cielo:] torbido come l'acqua di una palude.

0.8 Cosimo Burgassi 30.11.2012.

1 Ricco di acquitrini e di fanghiglie; paludoso. || Nei volg. traduce il lat. palustris.

[1] f Deca quarta di Tito Livio, a. 1346 (fior.), L. VI, cap. 22, vol. 6, pag. 47.17: conciofossecosaché il campo, che li campi palustri d'Eraclea chiude, fosse spesso d'ogni maniera d'alberi e di grandissimi... || DiVo; non att. nel corpus da altre ed.

[2] Petrarca, Canzoniere, a. 1374, 145.10, pag. 201: a la matura etate od a l'acerba; / ponmi in cielo, od in terra, od in abisso, / in alto poggio, in valle ima et palustre...

[3] f Deca terza di Tito Livio (ed. Baudi di Vesme), XIV (tosc.), L. II, cap. 13, vol. 2, pag. 37.15: Quivi per alquanti dì dimorò, e 'l milite rifatto de' camini del verno, e della palustre via, e dalla battaglia più per l' avenimento seconda che lieve o agevole afflitto... || DiVo; non att. nel corpus da altre ed.

1.1 [Detto di una pianta:] che cresce lungo un corso d'acqua.

[1] f Deca terza di Tito Livio (ed. Baudi di Vesme), XIV (tosc.), L. I, cap. 72, vol. 1, pag. 182.2: Era nel mezzo un rivo, da ciascuna parte chiuso d' altissime ripe, e coperto d' intorno d' erbe palustri e de virgulti e di pruni... || DiVo; non att. nel corpus da altre ed.

1.2 [Detto del cielo:] torbido come l'acqua di una palude.

[1] f Deca terza di Tito Livio (ed. Baudi di Vesme), XIV (tosc.), L. II, cap. 3, vol. 2, pag. 13.3: Hanibale medesimo [...] per le vigilie, e per lo notturno umore, e per lo palustre cielo il quale gli gravava la testa, e perciò che né luogo né tempo era da potersi medicare, perdè l' uno degli occhi. || DiVo; non att. nel corpus da altre ed.