SMANIARE v.

0.1 ismania, ismaniando, ismaniano, ismaniante, ismaniare, ismanii, smaini, smania, smaniado, smanïand, smaniando, smanïando, smaniandu, smaniante, smanïante, smaniare, smaniasse, smaniata, smaniavano, smaniavanu, smaniee, smanio.

0.2 Etimo incerto: lat. parl. *exmaniare o *imaginare (DELI 2 s.v. smaniare)?

0.3 Pamphilus volg., c. 1250 (venez.): 2.3.

0.4 In testi tosc.: Trattati di Albertano volg., a. 1287-88 (pis.); Rustico Filippi, XIII sm. (fior.); IV Catilinaria volg., 1313 (fior.).

In testi sett.: Pamphilus volg., c. 1250 (venez.); Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.); Jacopo della Lana, Inf., 1324-28 (bologn.); Enselmino da Montebelluna, XIV pm. (trevis.); Serapiom volg., p. 1390 (padov.).

In testi sic.: Angelo di Capua, 1316/37 (mess.).

0.6 N Voce redatta nell'ambito del progetto DiVo.

0.7 1 [Med.] Essere privo di raziocinio in modo transitorio o permanente (come stato patologico). 2 Agire o comportarsi in modo inconsulto e sregolato a causa di uno stato di forte agitazione e perturbazione dell'animo o di un impulso irrefrenabile (anche pron.). 2.1 [Rif. a un animale o sim.:] agitarsi continuamente per recare offesa; diventare irrequieto. 2.2 [In partic.:] agire con violenza efferata (contro qno) sotto un forte e incontrollabile impulso. 2.3 [Con rif. al sentimento amoroso o carnale:] comportarsi in modo sregolato sotto l'impulso di una forte tensione emotiva o fisica verso qno. 2.4 Desiderare ardentemente; bramare. 2.5 Essere in preda a uno stato di forte agitazione e turbamento. 3 [Per trad. del lat. grassor:] comportarsi in modo subdolo.

0.8 Diego Dotto 04.12.2014.

1 [Med.] Essere privo di raziocinio in modo transitorio o permanente (come stato patologico).

[1] Serapiom volg., p. 1390 (padov.), Erbario, cap. 74, pag. 81.26: E çoa etiandio ay maniaci, çoè a quili che smania, e a la melancolia e a la passiom de' nervi e a la apostematiom del cervello.

2 Agire o comportarsi in modo inconsulto e sregolato a causa di uno stato di forte agitazione e perturbazione dell'animo o di un impulso irrefrenabile (anche pron.).

[1] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), Disputatio mensium, 668, pag. 25: «E' preg ke vu intendí zo ke voi dir quietando, / E ò mitigar l'ira del rex ke 'n ven smaniando.

[2] Trattati di Albertano volg., a. 1287-88 (pis.), Liber cons., cap. 1: Prudentia incomi(n)ciò a amonire dicendo: [8] "Stolto, p(er)ché ti smaini? (et) p(er)ché lo vano dolore? || Cfr. Albertano, Liber cons., II: «Stulte cur insanis, quid te dolor urget inanis?» (nel contesto di una citazione del Pamphilus, in cui non se ne riprende il signif. specif., cfr. qui 2.3 [1]).

[3] Rustico Filippi, XIII sm. (fior.), son. 23.2, pag. 67: Poi che guerito son de le mascelle / io no rido, ancor ch'i' smanio, e canto / che si sconciàr per rider di novelle / che mi contò Cristofan, dritto santo...

[4] Jacopo della Lana, Inf., 1324-28 (bologn.), c. 17, 85-93, pag. 449, col. 2.4: Qui ... vuol mostrare l'A. ... cum l'omo de' esser timido e spauroso della fraude e de l'inganno, façando una comparazione ch'ello se smania e venne tremolente...

[5] Arte Am. Ovid. (D), XIV pm. (ven.), L. II, pag. 516.25: Quando ella averà ben smaniado, quando [e]la parerà certa inimiga, en quel ora domanda patti del concubito e ella serà umele. || Cfr. Ov., Ars am., II, 461: «Cum bene saevierit».

[6] f Commento a Ars am. (D), a. 1388 (ven.), L. II, [vv. 105-106], pag. 58r.22: Ma Ovidio forsi non volse dir de ssì, perché spesse fiade quelli che fa de cotal arte non le fa ben a ppunto, sì che molte fiade se dà tal cosa ali homini et ale femene che le fa smaniar et enscire de senno. || DiVo; non att. nel corpus da altre ed.

- Fig.

[7] Ottimo, Purg., a. 1334 (fior.), c. 23, pag. 435.4: Ma poi che 'l riposo del sonno fue cacciato, la ra[bb]ia del mangiare smania e regna per le disiderose mascelle, e nelle budelle sanza misura.

2.1 [Rif. a un animale o sim.:] agitarsi continuamente per recare offesa; diventare irrequieto.

[1] Bonvesin, Volgari, XIII tu.d. (mil.), De scriptura nigra, 457, pag. 116: Le corne aguz com lesne, dond i van smanïando, / Li ding com foss de verro fò del so grogn mostrando...

[2] Esopo ven., XIV, cap. 54, pag. 52.19: li lovi comenciorono fortemente a smaniare cercando via como elli podeseno rompere la paxe.

2.2 [In partic.:] agire con violenza efferata (contro qno) sotto un forte e incontrollabile impulso.

[1] Cronica deli imperadori, 1301 (venez.), pag. 180.21: Questo Gayo conzò fosse chossa che contra tuti ello smaniasse, con gran avaricia e libidine e eciam dio crudelitade, a Roma in lo palazo el fo morto. || Cfr. Mart. Pol., Chron., p. 444: «cum adversus cuctos ingenti avaricia, libidine ac crudelitate seviret».

[2] IV Catilinaria volg., 1313 (fior.), pag. 52.12: volgiesi dinazi agli ochi miei l'aspetto di Cietego e il furore di colui che ismania nel tagliamento di voi. || Cfr. Cicero, Oratio IV, p. 72: «furor in vestra caede bacchantis».

[3] Lancia, Eneide volg., 1316 (fior.), L. 2, pag. 182.9: I' vidi Neottolemo ismaniare nel tagliamento, e Agamennon e Menelao... || Cfr. Aen., II, 498-499: «vidi ipse furentem / caede Neoptolemum».

[4] Angelo di Capua, 1316/37 (mess.), L. 2, pag. 38.19: Appressu vidi eu viniri lu re Agamenon et lu re Menelaus, li quali tucti smaniavanu et arraiavanu taglandu et auchidendu li miseri Truyani...

[5] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 3, cap. 8, pag. 255.1: La quale pazzia del popolo vietata di smaniare nella via della legge per lo 'ncontramento di Socrate, nello ingiusto sangue de' pretori continuò di sozzare le sue mani. || Cfr. Val. Max., III, 8.ext., 3: «legitima grassari uia prohibita».

2.3 [Con rif. al sentimento amoroso o carnale:] comportarsi in modo sregolato sotto l'impulso di una forte tensione emotiva o fisica verso qno.

[1] Pamphilus volg., c. 1250 (venez.), [La Vecchia], pag. 63.17: dise a Panfilo: «O mato, que smaniee tu, e perqué te aderçe lo dolore no utele? Qé lo to çememento e lo to plançemento no guaagna a ti nigun gueerdone. || Cfr. Pamphilus, 463: «Stulte quid insanis! cur te dolor urget inanis?».

[2] Lancia, Eneide volg., 1316 (fior.), L. 4, pag. 233.6: e intanto la segreta fedita d'amore vive nel petto: ardeva la disavventurata Dido, e ismaniando cerca tutta la cittade, siccome la cerbia passata dalla saetta. || Cfr. Aen., IV, 68-69: «totaque vagatur / urbe furens».

2.4 Desiderare ardentemente; bramare.

[1] Valerio Massimo, prima red., a. 1338 (fior.), L. 8, cap. 9, pag. 570.15: Le quali ornate parole eziandio vietaro le spade de' Mariani e de' Cinnesi, le quali smaniavano per desiderio di spandere lo cittadino sangue. || Cfr. Val. Max., VIII, 9, 2: «profundendi sanguinis cupiditate furentes».

2.5 Essere in preda a uno stato di forte agitazione e turbamento.

[1] Enselmino da Montebelluna, XIV pm. (trevis.), 941, pag. 60: Sì che se questo te par chossa strania / a far tal chambio, io no me meravio / e se 'l tuo chuor e la tua mente smania.

3 [Per trad. del lat. grassor:] comportarsi in modo subdolo. || O per trad. erronea o banalizzante da ricondurre a 2.3?

[1] Arte Am. Ovid. (B), a. 1313 (fior.), L. III, pag. 329.4: Sono alquanti i quali con bugiarda forma d'amore illeg[g]iadriscono e ismaniano, e per cotali entramenti cheggiono vergognosi guadagni. || Cfr. Ov., Ars am., III, 441: «Sunt qui mendaci specie grassentur amoris».